ChatGpt già al capolinea? Secondo diversi analisti potrebbe fallire nel 2027. Altro che futuro invaso dai "robot"

Il problema (un po' sottovalutato) dei costi elevatissimi. Ma c'è una speranza

di Marco Santoni
Intelligenza Artificiale
MediaTech

Gli analisti si interrogano sul futuro di ChatGpt, per alcuni sarà molto breve. Costi fuori controllo

L'intelligenza artificiale negli ultimi anni sta compiendo passi da gigante. Le nuove tecnologie sono sotto gli occhi di tutti e non è facile prevedere il futuro vista la velocità con cui fanno progressi. Ma secondo diversi analisti c'è un grosso problema, forse un po' troppo sottovalutato da chi ha investito miliardi in IA, si tratta dei costi di gestione. Nel mirino è finita OpenAI e la gestione di ChatGpt. I costi, infatti, sono enormi per infrastruttura, addestramento dei modelli, ricerca e potenziamento. Gli analisti si spingono a una previsione choc: "Potrebbe fallire entro il 2027". Un rischio concreto, nel caso in cui OpenAI non riesca a generare profitti sufficienti o attrarre nuovo capitale.

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Eppure, soltanto alla fine dello scorso anno, Sam Altman ha respinto le preoccupazioni sulla "bolla dell'IA", minimizzando le critiche sui costi elevatissimi sostenuti da OpenAI per restare competitiva. Nonostante l'azienda generi fino a 13 miliardi di dollari all'anno da ChatGPT e dall'accesso ai modelli linguistici, spende circa 1,4 miliardi solo in calcolo e resta da vedere se l'introduzione delle pubblicità possa colmare questo divario. Altman crede in un picco dei ricavi a 100 miliardi di dollari entro il 2027.

Ma Sebastian Mallaby, economista del Council on Foreign Relations ed editorialista del NYT, frena gli entusiasmi: secondo Mallaby, l'azienda potrebbe esaurire completamente la liquidità entro la metà dello stesso anno. Due idee opposte e un tempo veramente breve per avere una risposta a questo cruciale interrogativo.

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