Crozza smonta il caso “famiglia del bosco”: monologo feroce tra funghi, politica e Costituzione

Crozza affronta il caso della “famiglia del bosco” a Fratelli di Crozza: dalla politica ai diritti dei minori, tra ironia e Costituzione

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Nella nuova puntata di Fratelli di Crozza, in onda sul Nove e in streaming su Discovery+, Maurizio Crozza ha dedicato uno dei monologhi più intensi e discussi della stagione al caso della cosiddetta “famiglia del bosco” di Chieti, trasformando una vicenda complessa in un racconto satirico che ha unito ironia, critica politica e riferimenti giuridici.

Il caso riguarda una coppia anglo-australiana che viveva con i figli in una abitazione isolata nel bosco, in condizioni che lo Stato ha ritenuto incompatibili con il benessere psico-fisico dei minori. Dopo un’intossicazione da funghi che ha portato i bambini in ospedale, sono scattate le verifiche delle autorità e, successivamente, la sospensione temporanea della patria potestà, decisa dal giudice fino al ripristino di condizioni abitative minime.

Crozza parte da un ricordo personale e apparentemente leggero — il nonno raccoglitore di funghi — per costruire una metafora potente: la vita nel bosco non è una favola, è una scelta che comporta responsabilità precise quando coinvolge dei figli. Poi il monologo cambia registro e imbocca la strada della politica, mettendo in scena la trasformazione del caso Chieti in uno scontro ideologico.

Secondo Crozza, la vicenda non è diventata centrale per amore dell’infanzia o per reale tutela dei minori, ma perché utile a riempire il palinsesto politico e mediatico:

“Pur di non parlare dei problemi veri, ci si divide sulla famiglia nel bosco”.

Nel mirino finiscono soprattutto i leader politici che, secondo il comico genovese, hanno sfruttato il caso per attaccare la magistratura o alimentare lo scontro con lo Stato di diritto. Il riferimento a Matteo Salvini è tra i più pungenti: Crozza ironizza sulla capacità del leader leghista di saltare da un tema all’altro, purché divisivo, ignorando nel frattempo problemi strutturali come i trasporti pubblici o il lavoro.

Il cuore del monologo, però, arriva quando Crozza tira fuori un elemento inatteso per un comico: la Costituzione italiana. Con il testo dell’articolo 30 alla mano, ricorda che in Italia i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli e che, nei casi di incapacità, è lo Stato a intervenire.

Il messaggio è chiaro e tagliente:

“Vuoi vivere nel bosco? Benissimo. Ma i tuoi figli hanno diritto al riscaldamento, alle cure, alla scuola e a una vita sociale”.

È proprio in quel passaggio che il monologo smette definitivamente di essere solo comico e diventa una presa di posizione culturale: libertà individuale e responsabilità genitoriale non sono in conflitto, ma non possono essere scambiate l’una per l’altra.

Neppure la contraddizione emotiva viene evitata. Crozza ammette di essere “diviso”: da un lato comprende il fascino di una vita lontana dal sistema, dall’altro riconosce che i minori non possono essere trascinati in una scelta ideologica. La battuta finale lo sintetizza nel suo stile:

“Crescere lontano dalla società è una scelta. Costringere i figli a farlo non lo è”.

Un monologo che ha fatto ridere, certo, ma anche riflettere. Perché dietro la satira, emerge una domanda più grande:
fin dove arriva la libertà degli adulti quando inizia il diritto dei bambini?

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