Festival di Venezia, Verdone firma l’appello pro-Palestina e chiarisce sul caso Gadot e Butler: “Mi hanno messo in mezzo”

L'attore e regista afferma che nella petizione che ha firmato è stata inserita solo dopo la richiesta di escludere i due colleghi hollywoodiani

di Matteo Posci
MediaTech

Festival di Venezia 2025, Carlo Verdone polemico sull'esclusione di Butler e Gadot: "Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo”

Carlo Verdone ha preso le distanze dalla petizione degli artisti pro Palestina per escludere dalla Mostra del Cinema di Venezia gli attori Gerald Butler e Gal Gadot per le loro posizioni filo-israeliane. Il regista romano dice di aver posto la sua firma su un documento che è stato poi modificato. "Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo”, ha detto Verdone in una intervista al Corriere della Sera.

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Il regista di "Un sacco bello" ha spiegato che inizialmente la petizione non menzionava Gadot e Butler e non era richiesta la revoca del loro invito al Festival di Venezia 2025. "Mi ha chiamato Silvia Scola, la figlia di Ettore Scola - dice Verdone - chiedendomi se volevo firmare un appello contro quello che sta accadendo a Gaza, che va condannato in tutti i modi, nell'ambito della Mostra, manifestando a una platea ampia la sensibilità del cinema, che non è chiuso nell'indifferenza. E ho firmato".

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Solo in un secondo momento è stata aggiunta la richiesta di escludere i due attori hollywoodiani. Proprio su questo punto Verdone non si dice d'accordo: "Anche all'inizio della guerra in Ucraina ricordo il boicottaggio verso i tennisti russi. Ma cosa c'entravano loro? Sono sportivi, non militari né politici, giocano a tennis. Gli attori non possono diventare il tribunale dell'Inquisizione.  - ha aggiunto  - Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo invece significa censurare. Poi certo non si possono chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo a Gaza. So che anche Toni Servillo, anche lui tra i firmatari, si è ravveduto".

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