La svolta social di Google: ecco perché Discover sta cambiando (in meglio) il modo di informarsi

Le notizie non si inseguono: arrivano nel feed e premiano le fonti scelte. L'esperto di media Marco Micheli: “Il valore è la relazione continuativa col lettore”

di Angela Luna
MediaTech

Quando Google diventa un feed: Discover e la nuova strada delle notizie “su misura”

Negli ultimi anni il giornalismo digitale sta attraversando una fase di profonda ridefinizione. Non si tratta semplicemente di un cambiamento tecnologico, ma di una trasformazione che riguarda il rapporto tra informazione, pubblico e modelli editoriali.

Il bisogno di informarsi resta centrale, ma cambiano modalità, tempi e aspettative. La fruizione delle notizie è oggi più selettiva, meno continua e sempre più legata alla percezione di utilità, chiarezza e affidabilità delle fonti. In Italia, interpretando i dati Censis e dei principali report di settore, l’interesse dichiarato verso le news è passato dal 74% del 2016 a circa il 39% nel 2025, una delle flessioni più marcate a livello internazionale. Parallelamente, circa un terzo degli italiani dichiara di evitare deliberatamente le notizie, soprattutto per la sovraesposizione a contenuti percepiti come stressanti o poco affidabili.

Una tendenza che non riguarda solo il nostro Paese. A livello globale, quasi quattro persone su dieci dichiarano di evitare le notizie almeno occasionalmente. Più che un disinteresse per l’informazione, emerge un pubblico più selettivo, che sceglie quando informarsi e soprattutto da chi.

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Cambiano le abitudini, cambiano i canali

A confermare il cambiamento sono anche le modalità di accesso alle notizie. L’accesso diretto ai siti di informazione – tramite homepage o app – è in costante calo, mentre cresce il peso dei canali intermediati. Oggi una parte significativa del traffico informativo passa dai motori di ricerca, dagli aggregatori e dai feed personalizzati, segno che sempre più spesso gli utenti “incrociano” le notizie nel loro flusso quotidiano anziché cercarle attivamente.

In questo contesto, il ruolo dei social network appare sempre più ambivalente. Le grandi piattaforme social, anche per effetto dei loro modelli di business, hanno progressivamente ridotto la visibilità dei contenuti informativi a favore di quelli di intrattenimento. Basti pensare che su Facebook i post dei siti di news rappresentano ormai una quota marginale del feed complessivo, e che negli ultimi due anni il traffico verso gli editori proveniente dai social si è drasticamente ridotto. Allo stesso tempo, piattaforme come TikTok e Instagram privilegiano formati brevi, emozionali e virali, lasciando poco spazio a contenuti informativi strutturati.

Il risultato è una fruizione sempre più frammentata: notizie lette in momenti diversi della giornata, su canali differenti, con formati e profondità variabili. Uno scenario che mette in discussione il modello tradizionale di produzione e distribuzione delle notizie.

Leggi l’articolo su affaritaliani: Google diventa sempre più "social": come seguire affaritaliani su Discover e ricevere solo le notizie che contano

Giornalismo digitale e identità editoriale

La trasformazione in atto non riguarda solo le piattaforme, ma soprattutto le abitudini di consumo dell’informazione. Oggi il pubblico accede alle notizie in modo più granulare: articoli letti in momenti specifici, notifiche rapide, feed personalizzati, approfondimenti salvati per dopo, contenuti video o testuali fruiti in contesti diversi.

Questo scenario mette in discussione il modello tradizionale di produzione e distribuzione delle notizie e riporta al centro una distinzione sempre più netta: quella tra chi produce contenuti in modo occasionale e chi costruisce un’identità editoriale riconoscibile nel tempo.

Il nuovo media non è definito dal singolo articolo, ma dalla capacità di essere una fonte stabile, coerente e affidabile, indipendentemente dal canale attraverso cui il lettore entra in contatto con i contenuti.

Su questi temi affaritaliani ha voluto raccogliere l’analisi di Marco Micheli, Publisher Growth Manager di Evolution Group, tech company nel settore dei Media, ed esperto dei processi di trasformazione dell’editoria digitale.“Il tema centrale oggi non è più la performance del singolo contenuto, ma la compatibilità sistemica tra una testata e il proprio pubblico. Il giornalismo digitale deve ragionare in termini di relazione, non di episodi isolati". 

Secondo Micheli, il cambiamento in atto implica una trasformazione profonda del ruolo dell’editore. “Gli editori sono chiamati a ragionare come brand. Non in senso commerciale, ma come soggetti riconoscibili, affidabili, capaci di instaurare un rapporto stabile con i lettori su più canali e con linguaggi diversi.” In questo scenario, la tecnologia diventa uno strumento a supporto di un processo più ampio, non il suo fine ultimo. “Oggi non basta produrre contenuti. Serve una visione editoriale capace di tenere insieme relazione, coerenza e responsabilità.”

Tecnologia e distribuzione: l’esempio di Google Discover

Google Discover è il feed informativo di Google che propone notizie e contenuti agli utenti in base ai loro interessi e alle abitudini di navigazione, senza richiedere una ricerca attiva. Uno strumento sempre più diffuso che riflette il passaggio da un’informazione cercata a un’informazione selezionata e personalizzata, pensata per ridurre il rumore e aumentare la rilevanza dei contenuti.

All’interno di questa trasformazione più ampia, Micheli cita anche l’evoluzione dei sistemi di distribuzione dei contenuti come esempio concreto di come stiano cambiando le logiche di accesso all’informazione.

Google Discover è un sistema di raccomandazione, non un motore di ricerca tradizionale. Non lavora su ricerche esplicite, ma su un matching tra interessi degli utenti e contenuti. Questo sposta l’attenzione dal singolo articolo alla coerenza complessiva di una testata.”

Secondo Micheli, strumenti di questo tipo rendono ancora più evidente l’importanza della continuità editoriale. “Non vengono premiati i contenuti “migliori” in astratto, ma quelli più compatibili con un determinato pubblico in un preciso momento. Per questo oggi contano molto di più la coerenza, la continuità e i segnali reali degli utenti rispetto a molte logiche SEO del passato. Noi vediamo ogni giorno oltre 400 editori cercare di districarsi in questi complessi meccanismi digitali ed è per questo che abbiamo creato una business unit dedicata che si pone la mission di aiutare gli editori a diventare più consapevoli e a trasformarsi in società media affidabili e riconoscibili, capaci di dialogare in modo naturale con sistemi di distribuzione sempre più sofisticati, senza snaturare la propria identità. Quando questo accade, la tecnologia diventa un alleato che amplifica un valore già esistente".

Un approccio che, se ben interpretato, può contribuire a rendere più sostenibile il giornalismo di qualità anche dal punto di vista economico, favorendo modelli di business capaci di durare nel tempo creando legami veri con gli utenti.

Una scelta in più per i lettori di affaritaliani

La fase che il settore dei media sta attraversando non va letta come una crisi irreversibile, ma come una selezione naturale che premia chi investe in qualità, fiducia e relazione con il pubblico. In questo nuovo equilibrio, informazione e tecnologia possono tornare a convergere su un obiettivo comune: un ecosistema più ordinato, più leggibile e più utile per i lettori.

La sfida è aperta, ma le opportunità – per chi saprà coglierle – sono concrete. È proprio in questo scenario che i lettori di affaritaliani hanno oggi una possibilità in più: scegliere consapevolmente la propria fonte informativa.

Attraverso strumenti come Google Discover è possibile selezionare affaritaliani come fonte di riferimento, riducendo il rumore informativo e ricevendo contenuti coerenti, verificati e pertinenti, senza dover navigare tra informazioni frammentate o di scarsa qualità.

Un modo semplice per avere l’informazione economica e politica sempre a portata di mano, nel momento giusto, e costruire un rapporto diretto con una testata che da anni lavora su analisi, dati e approfondimenti.

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