Mentana, scoppia la polemica social: "Giusto il divario tra manager e operaio"

Tavares, Ad di Stellantis, secondo i dati, nel 2021 ha guadagnato ben 758 volte un suo metalmeccanico. Mentana ha provato a fare l'avvocato del diavolo...

Enrico Mentana
MediaTech
Condividi su:

Mentana, scoppia la polemica social sul divario in busta paga tra top manager e operai

Enrico Mentana finisce al centro della bufera social. Ieri sera, lunedì 11 luglio, durante l’edizione del Tg delle 20, Milena Gabanelli ha ripreso, come di consueto, la puntata di Dataroom in cui questa volta si evidenziava l’abisso che c’è tra lo stipendio di un top manager rispetto a quello di un "suo" operaio.

Ebbene, mentre la giornalista aveva un tono di critica e rimprovero verso le cifre spropositate che finiscono nelle tasche di CEO e Amministratori delegati, a discapito della fascia più bassa dell’azienda che invece fa fatica ad arrivare a fine mese, Mentana sembrava (quasi) infastidito. E, infatti, mettendo le mani avanti, il direttore del Telegiornale, ha detto “Giusto per fare l’avvocato del diavolo, ma mentre il top manager può essere cacciato anche dopo un minuto, un operaio viene tutelato da contratti collettivi che gli garantiscono diversi diritti”.

Non ha tardato ad arrivare la risposta della Gabanelli: “Non credo che cacciare un manager che prende 19 milioni di euro l’anno possa creargli problemi nella vita…”. Ed ecco, dunque, che ha iniziato la diatriba social. Numerosi sono stati i commenti negativi sulle parole di Mentana. “Non ho parole”, ha postato su Twitter l’utente Vincenzo.

Più critico invece l’utente Filippo Rapisarda: “A parte che gli operai ormai li licenziano con gli SMS, c’è da dire che a quei manager quando li licenziano danno buonuscite così milionarie che potrebbero pagare le intere vite lavorative con annesse liquidazioni di qualche centinaio di lavoratori”. E ancora: “Esatto, Mentana è senza cervello oppure tarato a dovere”, ha scritto sempre su Twitter l’utente Lorenzo.

A tal proposito, Adriano Olivetti diceva che “nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario più basso”. Ebbene, le parole di Adriano non furono esattamente ascoltate. L’ultimo stipendio di Sergio Marchionne a Fca nel 2017 fu 9,7 milioni di euro: 437 volte quello di un metalmeccanico. Stiamo parlando di cifre lorde, dove la remunerazione di un top manager è composta da quota fissa e quota variabile, in parte legata ai risultati, alle quali si aggiungono spesso le stock option e la buonuscita quando se ne va.

Oggi le cose sono cambiate, ma non troppo. L’azienda si chiama Stellantis, e nel 2021 l’ad Carlos Tavares ha percepito 19,10 milioni di euro: stipendio giustificato dai risultati (+14% dei ricavi), ma pesantemente criticato dallo Stato francese che detiene il 6,1% del gruppo e bocciato il 13 aprile 2022 dal voto consultivo del 52% dei soci.

Tavares prende più del doppio di Herbert Diess, capo del Gruppo Volkswagen (circa 8 milioni di euro), e il quadruplo di Oliver Zipse di Bmw (5,3 milioni) e di Ola Källenius di Mercedes-Benz (5,9 milioni). Guadagna, dunque, sulla carta, 758 volte un suo metalmeccanico.