Repubblica, giornalisti in sciopero. Il comunicato del Cdr: "Poca trasparenza nella trattativa per la cessione". Che stoccata a Elkann

Il messaggio a John Elkann: "Perché la scelta è ricaduta su un editore sconosciuto?"

di Marco Santoni

John Elkann

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Repubblica, il duro comunicato del Cdr e lo sciopero: "Ci sono 1300 famiglie che attendono risposte"

Troppi misteri intorno alla cessione di "La Repubblica" e tempi per la trattativa esclusiva passati. Così il Cdr del quotidiano del gruppo Gedi ha deciso di passare dalle parole ai fatti. Il comunicato con cui i giornalisti annunciano lo sciopero è molto duro. "L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di “Repubblica” - riporta la nota - si è riunita per ore in serata e per questa ragione, non potendo chiudere le pagine, il quotidiano domani (oggi ndr) 10 febbraio non sarà in edicola. Il Comitato di redazione ha inoltre indetto per il 10 febbraio uno sciopero e perciò anche l’11 febbraio il giornale non uscirà. Ormai da settimane - prosegue il comunicato - la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c'è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui.

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"Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione? Abbiamo coinvolto chiunque fosse possibile, continuiamo a farlo, lavorando assieme alle organizzazioni sindacali, interpellando istituzioni, lettori, partiti, enti pubblici, da Agcom all’European Board for Media Services. Abbiamo fatto il nostro lavoro giornalistico per tentare di fare luce sulla natura del potenziale acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi. Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione. In questa trattativa – lo stiamo denunciando da tempo - manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico". Le nostre richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele".

"L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali. Questa è la situazione che stanno vivendo 1.300 famiglie. Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo editoriale italiano, continua indisturbato. Come nel disinteresse generale, salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un pezzo di industria italiana. Tutto questo mentre gli azionisti ogni anno portavano a casa dividendi miliardari. La storia di Repubblica e del gruppo Gedi è paradigmatica. Racconta bene lo strapotere di pochi, senza regole e senza controlli; il destino incerto dei molti che non hanno ereditato patrimoni né credono nella legge del più forte e del più furbo; le pavidità e connivenze di purtroppo molti decisori pubblici, attenti agli interessi delle oligarchie e meno al bene comune. Questa vicenda non è quindi solo nostra. Noi, giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci o auto-silenziarci".

"Nel rispetto nostro, della storia di un giornale che ha appena compiuto 50 anni, e delle lettrici e dei lettori. Repubblica nasce con un forte senso di identità e appartenenza ad un sistema di valori ben definito: progressista, antifascista, per la conquista di nuovi diritti sociali e civili, contro ogni forma di razzismo. Con queste lenti abbiamo raccontato l’Italia e il mondo per mezzo secolo. La nostra battaglia - conclude la nota - è per restare fedeli a tutto questo. A chi ci ha voluto piegare, o a chi magari vorrebbe ancora farlo in futuro, rispondiamo che siamo ancora qui".

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