Auguri a Repubblica, ai suoi giornalisti
I cinquant’anni di la Repubblica arrivano in un passaggio delicato, segnato da un cambio di proprietà del Gruppo. Su la Repubblica c’è una certezza: la testa dei suoi giornalisti resterà alta, lo sguardo diritto, senza esitazioni
Auguri a Repubblica, ai suoi giornalisti
I cinquant’anni di la Repubblica arrivano in un passaggio delicato, segnato da un cambio di proprietà del Gruppo. La storia di “Repubblica” però insegna che la sua vera forza non è mai stata la struttura societaria, bensì la tenacia e l’indipendenza dei suoi giornalisti.
Repubblica è cresciuta grazie a professionisti che non hanno mai confuso il senso di responsabilità con la rinuncia, né l’equilibrio con l’obbedienza. Ed è proprio questo patrimonio umano e professionale che oggi rappresenta la garanzia più solida di continuità editoriale. Le proprietà cambiano, ma non modificano una redazione forte e cosciente del proprio ruolo pubblico. Questo giornale continuerà ad essere luogo di domande scomode, titoli graffianti, inchieste. Perché è così che Repubblica ha sempre attraversato le fasi più complesse della sua storia.
Mi piace ricordare il nostro compianto Presidente Sandro Pertini che ricordava: «Io combatto la tua idea che è contraria alla mia. Ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente». E questo è il nostro compito, quello di difendere a tutti i costi il nostro patrimonio editoriale italiano, fatto di persone, idee, rispetto e libertà, anche se non lo condividiamo.
Gli auguri, oggi, vanno prima di tutto ai giornalisti. A chi scrive e a chi lavora dietro le quinte. A chi continuerà a raccontare i fatti senza smussare gli spigoli, senza rinunciare alla verità.
Perché un giornale è vivo finché i suoi giornalisti non abbassano la testa. E su la Repubblica c’è una certezza: la testa resterà alta, lo sguardo diritto, senza esitazioni. Anche quando farà rumore. Anche quando darà fastidio.