Cattolici nel Pd, Pizzul: "Ci sono e hanno un ruolo. Ma c'è fatica ad articolare proposte a livello nazionale"

Dopo l'intervento della premier Giorgia Meloni al Meeting, Fabio Pizzul commenta: "Il Pd è nato per parlare a tutti. E quindi anche ai cattolici. Che nel partito ci sono e hanno un ruolo, soprattutto, sui territori". L'intervista

di Nicolo Rubeis
Fabio Pizzul
Milano

Cattolici nel Pd, Pizzul: "Ci sono e hanno un ruolo. Ma c'è fatica ad articolare proposte a livello nazionale"

La standing ovation per la premier Giorgia Meloni al Meeting di Rimini riaccende il dibattito sul voto cattolico: "Il Pd è nato per parlare a tutti. E quindi anche ai cattolici, che non vanno lasciati alla destra. Quello che non piace a questo elettorato è il continuo scontro", commenta l'esponente dem Fabio Pizzul. "Dobbiamo dare l'impressione di ascoltare tutta la società, senza arroccarci in posizioni identitarie" prosegue l'ex capogruppo in Regione Lombardia. Nel Pd di Elly Schlein "i cattolici ci sono e giocano un ruolo, soprattutto sui territori. Anche se si fa un po' di fatica nell'articolare proposte a livello nazionale" osserva Pizzul, che fa un appunto alla segretaria: "Se c'è una cosa che le si può rimproverare, è quella di accentrare tutto su di sé a livello comunicativo". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Pizzul, cosa ne pensa del discorso di Meloni al Meeting?

Un discorso molto furbo. Ha detto ciò che le hanno detto di dire per accontentare la platea. Credo che lei padroneggi davvero ben pochi dei temi che ha affrontato. Mi sembra che il suo ghostwriter abbia scritto parole finalizzate alla captatio benevolentiae della platea, con alcune scivolate abbastanza evidenti, che potevano essere evitate, come la chiusura sulla scelta religiosa, un infortunio sgradevole. Una polemica cresciuta negli anni '70 ma già ampiamente superata con reciproci riconoscimenti tra Azione Cattolica e Comunione e Liberazione. Rileggerla come l'ha riletta lei, schierandosi, mi è sembrata una cosa fuori dal tempo e non rispettosa di quella che è la storia della comunità ecclesiale.

La platea di Rimini, quella di Comunione e Liberazione, è comunque più orientata verso il centrodestra?

Sicuramente si tratta di una platea che ha sempre guardato più al centrodestra o a realtà centriste spostate a destra. Ma devo anche dire che negli ultimi anni la galassia di Comunione e Liberazione è molto più articolata e sfugge a catalogazioni precise. Voglio anche ricordare che il pubblico del Meeting storicamente ha un occhio di riguardo anche per chi è al governo. Negli anni, ricordo che anche premier come Bersani o Prodi sono stati accolti con grande cordialità. 

I cattolici che ruolo hanno oggi nel Pd?

Ci sono e giocano un ruolo, specie nelle amministrazioni locali, molto significativo, dando il loro contributo quotidiano. A livello nazionale, però, si fa un po' più di difficoltà nell'articolare proposte. Ci sono degli esponenti significativi, anche nel Pd, che forse faticano a trovare un po' di spazio di comunicazione. Se c'è una cosa che si può rimproverare a Schlein, è quella di accentrare tutto su di sé a livello comunicativo, col rischio di non riuscire a restituire pluralità di pensiero. Così facendo non sempre riesci a parlare a tutti quei mondi che negli anni hanno guardato al nostro partito e che ora, invece, rischiano di essere più tiepidi. 

I cattolici nel Pd si sono distinti, fin qui, più che altro su temi internazionali e legati alla pace. Su quelli etici fanno più fatica ad emergere.

Ma in realtà, su temi concreti e non ideologici - penso all'attenzione ai fragili e ai corpi intermedi - i cattolici stanno portando la loro voce e stanno raccogliendo anche dei risultati nella loro attività istituzionale. Penso che oggi ci sia un racconto di un Pd schiacciato troppo a sinistra e questo può creare qualche disagio a livello comunicativo. Ma tra Schlein e gli esponenti cattolici il dialogo c'è e c'è anche sintonia. Il problema è sempre nel disegno generale: attualmente la proposta di Schlein non riesce ancora a far percepire il Pd come un partito che ha un progetto adatto per la maggioranza degli italiani. 

Le formazioni centriste e cattoliche nel centrosinistra e nel Pd non riescono a diventare determinanti. Serve un interlocutore in grado di parlare con questo mondo?

Il tema non è quello di avere qualche leader, ma di avere la capacità di raccontare una proposta per il Paese che sia più ampia possibile, senza arroccarsi in posizioni identitarie. Anche perché il voto cattolico è difficile da catalogare. Sicuramente la sfida è riportare alle urne quegli elettori che non votano più, di cui molti - ne sono convinto - sono cattolici. E non è vero che quest'ultimi cercano solo temi identitari. Sicuramente ciò che non piace a questo elettorato è il continuo scontro. 

Quanto sarà importante, in vista delle prossime comunali, costruire una proposta per Milano che sappia parlare anche al mondo cattolico?

Il mondo cattolico ha tanto da dire alla città e niente da chiedere in cambio, come dimostrano anche le parole dell'arcivescovo monsignor Delpini. Vuole contribuire a costruire una visione di Milano in cui si mettono al centro le persone e non gli interessi di uno o di un altro. Prima va costruita questa proposta, poi dopo si penserà all'interprete. Questa non può essere solo la città degli eventi, degli affari e dei diritti civili. Bisogna osare e guardare al futuro con lungimiranza. 

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