Chi pensa ai fragili a Milano? Una riflessione sulla fotografia che manca delle fragilità, dopo lo sgombero di via Quarti
Il caso di via Quarti rivela un nodo strutturale: fragilità sociali non mappate, risorse insufficienti e un’emergenza abitativa senza risposte concrete
Chi pensa ai fragili a Milano? Una riflessione sulla fotografia che manca delle fragilità, dopo lo sgombero di via Quarti
Via Quarti, 16 dicembre. Fa freddo, piove. Le tipiche brutte giornate della fine dell’autunno milanese. Comunicato della Prefettura. “Le “Operazioni Interforze Periferie”, già avviate nei mesi scorsi in altri quartieri cittadini caratterizzati da maggiori criticità, sono state realizzate congiuntamente dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, in stretta sinergia con la Polizia Locale del Comune di Milano e con il coinvolgimento di ALER, AMSA, ATM, e ATS. 241 gli operatori impegnati, che hanno consentito di controllare 628 persone (289 stranieri e 339 italiani), di cui 14 accompagnate in Questura e 2 messe a disposizione dell’Ufficio Immigrazione. Eseguiti 2 arresti e 15 perquisizioni domiciliari; indagate 11 persone per reati di ricettazione ed invasione dei terreni”.
Fin qui, i numeri. Poi: “Sono stati sgomberati 9 appartamenti ALER, siti in Via Quarti, ed altri 10, sempre nella stessa zona, sono stati spontaneamente rilasciati dagli occupanti; rimossi anche numerosi collegamenti abusivi alla rete elettrica e del gas. A cura di AMSA sono state smaltite circa 2 tonnellate di materiali vari che ingombravano il suolo pubblico, mentre la Polizia Locale ha proceduto alla rimozione di 12 veicoli non assicurati o di provenienza furtiva”.
Quello che la Prefettura non dice
Quello che la Prefettura non dice è che in via Quarti vengono staccati tutti i contatori. Sia di quelli che sono stati sgomberati, sia di quelli che - pur essendo abusivi - non sono stati sgomberati, perché nuclei familiari con fragilità. Che cosa vuol dire? Che ci sono minori, anziani, disabili. I contatori vengono staccati da Unareti perché gli allacci sono irregolari, illeciti. Rimangono tutti al buio. Il Comune di Milano protesta. Non è possibile - dice Palazzo Marino - che non si possa trovare una soluzione. Una settimana dopo, il 23 dicembre il sindaco Sala riceve i giornalisti nella sala dell’Orologio per i tradizionali auguri di Natale. Parla anche di via Quarti e annuncia che “in seguito allo sgombero, sono rimaste circa una dozzina di famiglie con fragilità. Ci siamo interrogati su come risolvere la cosa. Stiamo trovando una soluzione tra Comune, Aler e Caritas. Di fatto è chiaro che queste famiglie non abbiano un allaccio regolare: serve che un soggetto si intesti le utenze, e il Comune si fa carico del pagamento per circa 60 giorni, sempre tenendo informata la prefettura. Ci sono situazioni delicate”.
Il ruolo della Caritas e lo stallo normativo
Il soggetto è la Caritas. Lo schema dovrebbe essere il seguente: il Comune paga la Caritas, che si intesta le utenze. Il problema è che la legge impedisce di fare allacciamenti ad abusivi conclamati. Quindi si arriva allo stallo. Addirittura si ipotizza di cedere gli interi immobili alla Caritas per superare l’impasse: di fatto Aler dovrebbe dare le case in gestione alla Caritas per un periodo medio-lungo. Una buona soluzione.
Il nodo vero: le fragilità che popolano le case
Al netto della soluzione che verrà individuata, che cosa ci racconta questo caso? Che il vero problema non sono le case popolari, ma le fragilità che le popolano. Che abusivi e morosi delle case popolari tengono insieme i malviventi (in quella stessa operazione di via Quarti vengono arrestate e denunciate persone, e sequestrata droga), e chi davvero non ce la fa.
E qui arriva il problema. Chi attesta le fragilità sono i servizi sociali del Comune, che dovrebbe garantire un posto nelle case famiglia a chi ne ha diritto. Ma non ci sono abbastanza posti, e non c’è neppure il budget per crearne di nuovi. Visto che non ci sono abbastanza posti i fragili abusivi rimangono abusivi, e dunque non pagano neanche l’affitto. Quindi, Aler e MM, ovvero i due gestori del patrimonio pubblico milanese, non introitano i canoni. Ma anche i conti di queste aziende non sono floridi, considerato che si tratta di fatto di un servizio sociale.
Una domanda aperta per Milano
Come se ne esce? Ad oggi, non se ne esce. Semplicemente i fragili non sgomberati pare che abbiano già riallacciato abusivamente i contatori e amen. Ma si potrà mai andare avanti così? Possiamo davvero pensare che la politica vada vanti a fare minuetti senza risolvere i problemi? E poi: quanto è vasto questo problema? Esiste una mappatura di tutti i fragili in città? Pare di no, ma se così fosse sarebbe un grosso problema, perché non solo non abbiamo chi se ne occupa, ma neppure idea di quanto sia vasto il disagio sociale milanese.