Colle, spaccatura Pd-M5S: a rischio l'alleanza futura

Voto per il Colle, in Lombardia è rottura Pd-M5S. A rischio la futura alleanza per le Regionali

Fabio Massa
Lapresse
Milano
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Lombardia al Colle: l'ordine di Arcore

Pare che da Arcore sia arrivato un ordine ben preciso: tenere nel mirino non solo i "peones" (per i quali però vale il detto uno vale uno nella conta per il Colle), ma anche e soprattutto le autonomie regionali, che porteranno - tutte insieme - una sessantina di esponenti alla votazione per il nuovo presidente della Repubblica. Ovvio che ogni voto conta, e dunque l'attenzione è spasmodica. Per quanto riguarda Regione Lombardia, però, le incognite stanno più a sinistra che a destra - e la frattura che si potrebbe creare sulla scelta del terzo membro per il capo dello stato potrebbe influire anche sui futuri destini regionali.

Colle, il gioco a destra

Ma facciamo un passo indietro. La Lombardia porterà tre esponenti dal consiglio regionale per la seduta congiunta, convocata dal presidente della Camera Roberto Fico per il 24 gennaio 2022. Un primo posto spetta di diritto al presidente della giunta regionale, il governatore Attilio Fontana, che ha già dichiarato di avere il proprio candidato, ovvero Silvio Berlusconi. Gli altri due posti sono uno per la maggioranza e l'altro per l'opposizione. La maggioranza tradizionalmente sceglie il presidente del consiglio regionale, ovvero Alessandro Fermi. Il quale ha sulla propria strada una sola incognita: essendo passato da Forza Italia alla Lega nei mesi scorsi la sua nomina fa sì che il Carroccio porti due esponenti su due a danno di Forza Italia. Ma gli azzurri non hanno la forza di reagire, quindi andrà in questa maniera. Arcore non è contento, poiché in caso di scontro con Salvini avrebbe un fedelissimo in meno, ma non cambia molto il risultato, visto che pure Fermi seguirà le indicazioni del partito.

Colle, il gioco a sinistra

Diversa invece la situazione a sinistra. Attualmente in campo ci sono due candidature, con una che supera l'altra per numero di voti. C'è Fabio Pizzul, consigliere regionale del Partito Democratico e capogruppo, che verrà votato da tutte le opposizioni tranne il Movimento 5 Stelle. E c'è Dario Violi, ex candidato governatore pentastellato nell'ultima tornata e uomo di Conte al Nord, che raccoglierà invece i voti dei suoi. Attualmente Pizzul è in vantaggio di cinque, sei voti su Dario Violi. Come si ricomporrà la spaccatura? Non è dato saperlo. Anche perché sono solchi che poi permangono anche in campagna elettorale e - a partire da marzo 2022 - inizierà quella lunga strada che porta, l'anno successivo, alle votazioni per il rinnovo del consiglio regionale lombardo e dunque anche dell'inquilino del piano più alto di Palazzo Lombardia.

E' chiaro che il Movimento 5 Stelle vuole andare insieme al Partito Democratico, e una parte del lavoro di avvicinamento tra le forze progressiste è stato fatto anche da Beppe Sala, con la nomina di Layla Pavone alla guida del board innovazione, andando dunque a "includere" l'ex candidata sindaca delle ultime elezioni nella squadra comunale. Ora però il Colle rischia di complicare i rapporti tra Dem e Movimento 5 Stelle, andando a innescare dinamiche locali in un dialogo già molto complicato all'interno dei palazzi romani.

fabio.massa@affaritaliani.it