Fondazione Delphos, i Big Data al servizio dei luoghi della cultura italiana. L’intervista a Sergio Bellini
Dall’Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura all’analisi predittiva: i numeri cambiano le strategie di musei, turismo ed economia locale. Il founder di Fondazione Delphos: "Analisi scientifiche e dati garantiti e tempestivi a supporto dei decisori"
Sergio Bellini, presidente di Fondazione Delphos
Fondazione Delphos, i Big Data al servizio dei luoghi della cultura italiana. L’intervista a Sergio Bellini
Musei, monumenti, sedi di mostre: i luoghi della cultura italiani sono un ecosistema vitale, dinamico ed interconnesso. E che genera una grande quantità di dati. Saper raccogliere, leggere ed interpretare tali dati diventa dunque un fattore cruciale per ottimizzare i processi decisionali dell'industria culturale. E, da una prospettiva più ampia, del turismo e dell'economia locale. Questa è la mission di Fondazione Delphos, centro di ricerca indipendente che si pone come obiettivo di offrire agli operatori del settore, ai policy maker e ai media queste preziose informazioni. Come? Grazie ad un rigoroso studio dei big data condotto sotto il coordinamento di un comitato scientifico costituito da docenti universitari, direttori museali e professionisti di chiara fama.
La scintilla è stata il progetto dell’Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura, ideato nel 2025 da MidaTicket, primo software di ticketing in Italia per biglietti emessi nel settore culturale di cui è CEO Sergio Bellini. E Fondazione Delphos è nata proprio per raccogliere e strutturare quell’esperienza, assumendone la titolarità e ampliandone rapidamente orizzonti e ambizioni oltre l’intuizione iniziale. Quanto può essere utile per chi decide strategie di marketing avere una mappa accurata e aggiornata tempestivamente delle abitudini e delle tendenze dei visitatori? Quanto impatta il fenomeno del no-show in termini di mancati introiti collaterali? Quanto può fare la differenza capire come fattori esterni quali il meteo, eventuali scioperi della mobilità, altri eventi in contemporanea influenzano l’affluenza? Avere risposte a queste e ad altre domande fondamentali può incidere in modo decisivo sulle scelte. Anche per questo il progetto di Fondazione Delphos ha immediatamente incontrato grande interesse da parte del Ministero della Cultura, che si è reso co-organizzatore del 2° Convegno Big Data e Luoghi della Cultura, in programma i prossimi 5 e 6 marzo presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
"Le nostre ricerche partono da un contesto culturale, ma interessano in un senso più ampio anche ambiti economici, di sviluppo territoriale e turismo", spiega Sergio Bellini, founder di Fondazione Delphos. La grande sfida per l'immediato futuro? "Giungere entro 12-18 mesi all'analisi predittiva, fornendo ai decisori strumenti informativi utili per ottimizzare la loro offerta, non basandosi sul sentiment ma su dati certi". L'INTERVISTA
Bellini, di cosa si occupa Fondazione Delphos?
Fondazione Delphos è un ente di ricerca in fase di accreditamento presso il Ministero, il nostro obiettivo è porsi come strumento a favore di istituti e stakeholder per realizzare ricerche che partono dall'ambito culturale e dal comportamento dei visitatori dei luoghi della cultura, ma che interessano in senso più ampio sviluppo territoriale, turismo culturale, innovazione tecnologica e soprattutto sostenibilità economica delle iniziative.
In che modo l'analisi dei big data può essere di supporto alla cultura italiana?
Faccio una doverosa premessa: opero da 25 anni nel settore del ticketing e basare le proprie decisioni esclusivamente sul sentiment non porta i risultati sperati. Analizzando grandi quantità di dati ed informazioni che possano essere rappresentativi a livello nazionale, si può invece concretamente sostenere la cultura italiana.
Ci può fare qualche esempio?
L'Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura, primo nel suo genere, è stato in grado di estrarre informazioni sulle booking windows, ovvero con quale anticipo i visitatori comprano il biglietto. Abbiamo i dati medi e la possibilità di fare raffronti tra visitatori italiani e degli altri Paesi. Perché è importante? Perché i decisori possono ottimizzare e programmare le loro campagne di marketing e promozione a partire da dati certi. Tali campagne possono diventare mirate. Anche a partire dalla provenienza dei visitatori. Si pensi ad esempio al fatto che in Germania le ferie sono organizzate diversamente rispetto all'Italia. Essere consapevoli di questi particolari flussi consente di tarare l'offerta. Ed anche di gestire meglio il personale dedicato.
E poi avete approfondito il fenomeno del “no-show”, è così?
Esattamente: il fenomeno del "no-show" è stato al centro della ricerca che abbiamo presentato in autunno. La nostra analisi dimostra che ogni biglietto non fruito è una perdita. Perché il visitatore che si presenta effettivamente sul luogo può comprare la guida, il catalogo, o usufruire di bar e servizi. Un fatturato aggiuntivo di cui in caso di "no-show" non beneficiano né il museo né l'economia del territorio.
Dall'esperienza dell'Osservatorio è scattata la scintilla di un progetto che oggi ha orizzonti e ambizioni più ampi. Come si è articolato questo percorso?
Quando nel 2024 MidaTicket ha preso in carico il servizio di biglietteria per il Colosseo, è divenuta il primo operatore per biglietti emessi nel settore cultura. Ritrovatici nella condizione di essere titolari della banca dati più consistente nel panorama italiano, abbiamo ragionato in ottica di restituzione. Decisivo è stato l'incontro con Guido Guerzoni, docente dell’Università Bocconi ed oggi direttore scientifico di Fondazione Delphos. Con lui è stata avviata l'iniziativa che ha portato all'Osservatorio Big Data e Luoghi della Cultura. Nato con due obiettivi.
Quali?
Il primo è la realizzazione di una ricerca annuale che analizza l'andamento del settore su base triennale, presentata a marzo 2025 al Museo Egizio di Torino. Il secondo obiettivo è la presentazione di report monografici, come è stato quello sul "no-show" dello scorso autunno al RO.ME. Museum Exhibition. Due momenti fondamentali perché le iniziative hanno ricevuto un gradimento oltre le nostre aspettative. È a quel punto che si è compresa l'opportunità di costituire una Fondazione, cui affidare la titolarità dell’Osservatorio. Ed infatti quasi subito c'è stata l'adesione del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, che è divenuto co-organizzatore del prossimo convegno in programma il 5 e 6 marzo. Un grande orgoglio per noi: significa che sono state riconosciute la qualità e l'importanza del lavoro fatto.
Qualche anticipazione sull'edizione del 5 e 6 marzo?
Sarà un’edizione ancora più ampia ed approfondita, perché Fondazione Delphos ha fatto molta palestra e acquisito maggiore consapevolezza della ricchezza di dati che siamo in grado di estrarre. Quindi ci sarà un miglioramento significativo sia della qualità che della quantità delle informazioni estratte. Stiamo già registrando grande entusiasmo e interesse.
Quanto sono importanti la tempestività e la freschezza dei dati che fornite?
Molto. E lo dimostra il terzo filone di ricerca ed analisi che abbiamo avviato su alcuni Target Population Index che riteniamo particolarmente sensibili e sui quali produciamo report quadrimestrali. O le informazioni sono fresche, a disposizione subito, o hanno una efficacia marginale. In questo non esistono esperienze paragonabili alla nostra: i precedenti sono quelli della raccolta dati dei soli musei statali - quindi non rappresentativa a livello di sistema - ed i dati che diffonde l'Istat sulla base di questionari a compilazione volontaria. Report non esaustivi nel rendere una fotografia del Paese nel suo complesso e pubblicati con un gap temporale che rende difficile sfruttare i dati contenuti per la programmazione. Il nostro focus è su analisi scientificamente inappuntabili, su dati garantiti e disponibili con tempestività.
Quali altre iniziative vi vedono protagonisti?
Contiamo di presentare a inizio 2027 una nuova ricerca che ci è stata commissionata sul tema della valutazione dell'impatto sociale sui lavoratori del comparto cultura. Con annessi i risvolti economici sulle famiglie e sul territorio. E poi siamo impegnati ad integrare le nostre banche dati. La nostra Fondazione è aperta al contributo di tutti e già due istituti pubblici hanno manifestato la volontà di mettere a disposizione i loro dati. C'è tuttavia un secondo filone ancora più promettente.
Quale?
Vogliamo lavorare su altre tipologie di banche dati, relative a elementi "esterni" come il meteo, gli scioperi, la concomitanza di altri eventi nella stessa città. Per capire che conseguenze hanno tali fenomeni sul comportamento dei visitatori dei luoghi della cultura. La nostra sfida è riuscire a giungere in 12-18 mesi ad un’analisi predittiva per consentire ai decisori di ottimizzare la propria offerta con ancora maggiore precisione.