Il PD milanese si decida

L'impeto verso le primarie rischia di trasformarsi in una lotta tra “Orazi e Curiazi”, che lascia molti feriti e non porta a scegliere il miglior candidato. Meglio sarebbe passare prima per un congresso straordinario del Pd. Il commento

Di Pier Vito Antoniazzi
Milano

Il PD milanese si decida

Nella politica, a seconda dei periodi, vanno di moda certe terminologie.

Avevamo appena iniziato, a Milano, ad affezionarci al termine “discontinuità”, con quel tanto di ambiguità che portava con sé (cambiare direzione? Cambiare persone? Cambiare passo? Cancellare il passato recente?), che chi lo aveva proposto lo ha ritirato… Ora va di modo “l’ascolto” (Milano ti ascolto-PD, il congresso della città-HeyMilano, una campagna di ascolto-AVS, Gli stati generali- Forza Italia,….).

Poiché sono diventato  da poco nonno mi è subito venuto in mente che nel 1984, dovendo decidere se presentare alle amministrative, per la prima volta, una lista dei Verdi (“nè di destra nè di sinistra”, in un sistema bloccato in cui il muro di Berlino non era ancora caduto ed in cui era difficile spostare il 2% di elettorato), decidemmo di fare un’assemblea al Teatro di Porta Romana dal titolo “ASCOLTARE LA CITTA’”.

L’amico e grande grafico Mario Piazza (Presidente di AIAP -Associazione dei grafici italiani dal 1993 al 2006) ci regalò un manifesto ironico con un grande orecchio verde (non lo trovo più e neanche l’autore, se qualcuno ne ha copia o foto mi contatti…).

Allora si trattava di capire se c’era consenso e interesse per una proposta politica e precisa (magari copiata un pò dai grunen tedeschi…): fu un successo.

Ma perché le forze politiche oggi vogliono ascoltare i cittadini (così dicono, anche se molte iniziative sembrano prediche ai convertiti, messe cantate per i propri fedeli e aspiranti al soglio di promozione)?

Stesso discorso per un altro termine in voga: “primarie”.

Il PD, partito di maggioranza relativa nel centro sinistra a Palazzo Marino, non riesce ad esprimere un proprio candidato coerente con una proposta di programma per la città (per divisioni interne? Per veti contrapposti?), quindi la scelta obbligata sembra quella delle  primarie (addirittura “Primarie o barbarie!” lo slogan lanciato da un potenziale candidato).

Ma una scelta fra diversi candidati, ciascuno autocandidato nei fatti, potrebbe ridursi ad una lotta tra “Orazi e Curiazi”, che lascia molti feriti sul campo e non è detto che produca la scelta migliore per identificare il o la candidato o candidata giusta e vincente per ricoprire la delicata funzione di sindaco a Milano.

Ma allora, non è meglio se il PD milanese fa un suo congresso straordinario, fa i conti con i cambiamenti di Milano, presenta un programma  per la città facendo un bilancio delle cose fatte e delle cose da fare, e poi fa una proposta alla coalizione?

Perché la coalizione ha un senso davanti a proposte concrete e se può discutere di un indirizzo, di un orientamento, di programmi realizzabili e non può attendere che si svolga una tenzone fratricida.

Perché di cose da fare ce ne sono tante e subito e non sono rinviabili alla responsabilità del nuovo sindaco nel 2027, non si può invocare la discontinuità e di fatto congelare la Giunta in carica in uno sterile immobilismo (aspettando che finiscano le olimpiadi, e poi il referendum, la modifica quindi della legge elettorale e poi, ultime, anche  le primarie…).

Un Congresso straordinario per Milano del PD può aprire una nuova fase politica rivitalizzando si spera le forze politiche di centro sinistra per evitare che, come è avvenuto in passato, i tavoli per formare le coalizione siano già vecchi prima di nascere.

Non dimentichiamo poi che se questa Giunta produrrà nei prossimi 15 mesi atti concreti per la città, si potrà capitalizzare un lascito amministrativo vincolante per chi governerà Milano dopo le elezioni e buone motivazioni per favorire una ripresa di partecipazione invertendo, se possibile, il fenomeno dell’astensionismo.

Emmanuel Conte deve andare avanti col piano per fare case accessibili al ceto medio, Martina Riva deve aprire le piscine (e non solo chiuderle), il piano per una economia civile approvato dal consiglio deve diventare realtà, si deve investire sulla partecipazione, i cittadini vanno informati e coinvolti, sui salari e il welfare il comune deve essere attivo con sindacati e imprenditori promuovendo la contrattazione territoriale, il tema della sicurezza va affrontato di petto mettendolo al centro di politiche partecipate…

IL PD deve fare scelte politiche, non evocare “sentimenti”, discuta, si divida sulle idee, ma poi esprima una direzione, altrimenti la probabile coincidenza a maggio 2027 tra politiche ed amministrative darà una chance al centro destra grazie all’effetto Meloni. 

di Pier Vito Antoniazzi, segretario milanese di DEMOS-Democrazia Solidale

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