L'OPA ostile di Fdi in Lombardia che i leghisti prendono con filosofia

Dopo le mire della Lega sugli esponenti di Forza Italia, ora è il turno di Fratelli di Italia: nel mirino i consiglieri lombardi. L'analisi

di Fabio Massa
Foto LaPresse
Milano
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Che cosa sta avvenendo nel centrodestra lombardo? E' riassumibile con una parola sola: OPA. Alla quale aggiungere l'aggettivo "ostile". L'OPA ostile è quando un'azienda vuole comprarsi un'altra azienda sul mercato ma lo fa senza un accordo, ma brutalmente. Comprando quote e azioni. Di fatto, a livello finanziario, è un'invasione bella e buona. Bene, negli ultimi 10 anni, in Lombardia, ci sono state due OPA ostili. La prima è stata da parte della Lega su Forza Italia, che a sua volta aveva inglobato ma in modo non ostile, tutte le componenti cristiano cattoliche (CCD eccetera) e socialiste. Quello che avveniva, in Lombardia, era un'ingresso abbastanza indiscriminato da parte di esponenti forzisti tra le file di Salvini in tutte le amministrazioni locali. I politici sono come gli indiani: annusano il vento, sentono il rumore appoggiando l'orecchio a terra. E così, sopravvivono.

Adesso è il tempo di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia. Non c'è giorno che un consigliere di zona, un consigliere comunale di qualche comunello sparso nella bassa padana, un consigliere regionale, provinciale, non decida di schierarsi con Fdi lasciando definitivamente Forza Italia (ormai ai minimi storici ma con un nocciolo solido), o la Lega (alla quale magari non era iscritto dalla prima ora). Adesso ad Affaritaliani.it Milano gli esponenti del Carroccio guardano all'OPA della Meloni con filosofia. Allargano le braccia e dicono: sono entrati in troppi quando siamo cresciuti molto velocemente, adesso è giusto dimagrire. La crisi e i dolori della crisi, sono avvertiti come la fame quando si fa la dieta: dolorosa, ma alla fine serve alla salute. Il problema vero è che in vista delle regionali la tensione nella pancia del centrodestra è altissima. Troppi appetiti, pochi voti. Troppe persone, pochi posti per collegio. L'unica soluzione al rebus è che il leader, e in questo caso parliamo di Matteo Salvini, sarà ancora più decisivo, così come lo era Silvio Berlusconi quando - all'inizio del declino - decideva chi tornava a Roma e chi invece se ne andava a casa. In questa fase di contrazione, i fedelissimi saranno premiati. Per tutti gli altri, c'è sempre un'alternativa a destra. E' già qualcosa: a sinistra i malpancisti del Pd non hanno la stessa libertà d'azione.

fabio.massa@affaritaliani.it