Milano: la fase nuova

Milano è cresciuta, ma sono cresciute anche le disuguaglianze. Il lavoro non è concluso e servono scelte frutto di partecipazione e legittimazione democratica. Per il centrosinistra le primarie sono una necessità. Il commento

di Francesco Biglieri
Milano

Milano: la fase nuova

Negli ultimi anni Milano è cambiata profondamente

È diventata una città europea, attrattiva, dinamica, capace di crescere e innovare. Questo risultato non è arrivato per caso, ma è il frutto di scelte politiche precise delle amministrazioni di centrosinistra: investimenti nella mobilità sostenibile, nella cultura, nella rigenerazione urbana, nelle politiche ambientali e in nuove forme di welfare urbano. Questo patrimonio va riconosciuto e difeso. 

Ma sarebbe un errore pensare che il lavoro sia concluso. 

Accanto alla crescita, Milano ha visto aumentare le disuguaglianze, la precarietà del lavoro e il costo della vita. Per molte persone vivere in città è diventato difficile: per chi lavora con salari bassi, per i giovani, per le famiglie, per gli studenti, per chi invecchia. 

Questa frattura è ormai centrale nella percezione quotidiana della città e non può essere ignorata.

Il punto non è cambiare direzione, ma completare il lavoro e agire sulle storture e sulle problematiche che si sono acuite o generate anche a causa della crescita e dell’accelerazione impressa negli ultimi quindici anni.

Milano è il principale motore economico del Paese, ma una crescita che produce lavoro instabile, affitti insostenibili, tempi di spostamento sempre più lunghi e servizi sotto pressione rischia di lasciare indietro troppe persone. Lavoro, casa, mobilità e welfare sono parti di un unico problema: la possibilità concreta per le persone di restare a Milano e di costruirvi una vita dignitosa.

Per questo serve un governo pubblico più forte del cambiamento. Il Comune e la Città Metropolitana devono continuare a usare tutti gli strumenti disponibili — dagli appalti alle partecipate, dalla pianificazione urbana alle politiche formative — per orientare lo sviluppo verso la qualità del lavoro, la riduzione delle disuguaglianze, l’accessibilità dell’abitare e dei servizi. La rigenerazione urbana non può essere solo un’operazione immobiliare: deve produrre case accessibili, trasporto pubblico efficiente, spazi collettivi e welfare di prossimità.

Su questo impegno pesa però l’assenza di una strategia nazionale. Mentre Milano e le altre grandi città provano a tenere insieme sviluppo e coesione sociale, il Governo riduce risorse, definanzia i Comuni, rallenta gli investimenti su trasporti e politiche abitative e scarica sugli enti locali il costo della transizione ecologica. Una transizione senza giustizia sociale rischia di colpire soprattutto chi ha meno alternative.

A tutto questo si aggiunge il tema, irrisolto, della dimensione metropolitana. Casa, trasporti, ambiente e lavoro non si fermano ai confini comunali. Senza una vera governance metropolitana, le disuguaglianze territoriali sono destinate ad aumentare, allargando la distanza tra centro e periferie, tra città e hinterland.

Se il lavoro non è finito e nuove sfide ci attendono allora serve anche il modo giusto per continuarlo. Le scelte che Milano ha davanti non possono essere assunte in luoghi chiusi o per semplice automatismo. Hanno bisogno di partecipazione, confronto e legittimazione democratica.

Per questo le primarie non sono un problema, ma una risorsa. Servono ad aprire un confronto vero sul futuro della città, a far emergere idee e priorità, a costruire una leadership forte perché scelta dalle persone. È necessario quindi fissare sin da ora una data certa per le primarie del centrosinistra, da svolgersi entro l’autunno del 2026, evitando rinvii e ambiguità.

Milano continuerà a cambiare. Il lavoro fatto finora è importante, ma non è concluso. Continuarlo con coraggio, chiarezza e partecipazione è l’unico modo per restare all’altezza delle sfide che la città ha davanti.

Francesco Biglieri
Segreteria metropolitana PD

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