Fabrizio Labanti e il patch cutaneo: quando l'innovazione nasce dall'esperienza personale
Oltre venti anni di impegno nel settore dell'infoltimento capelli non chirurgico e la lotta al tricobullismo: la storia di Fabrizio Labanti
Fabrizio Labanti e il patch cutaneo: quando l'innovazione nasce dall'esperienza personale
Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell'associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una nuova rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.
C'è un dato che raramente viene considerato con la serietà che merita: la perdita dei capelli colpisce circa l'80% degli uomini e il 50% delle donne nel corso della vita. I numeri, però, raccontano solo una parte della storia. Dietro ogni statistica c'è una persona che un giorno si guarda allo specchio e non si riconosce più. Che evita le foto di gruppo, che rinuncia a una giornata al mare, che cambia il modo in cui si relaziona con gli altri. Il problema non è estetico. O meglio, non è solo estetico. Tocca l'identità, l'autostima, il modo in cui ci si percepisce e ci si presenta al mondo. È una questione che riguarda la dignità personale, eppure per decenni è stata liquidata con un'alzata di spalle: "Sono solo capelli."
Fabrizio Labanti è tra le persone che hanno scelto di non accettare questa semplificazione. Da oltre vent'anni lavora nel settore dell'infoltimento capelli non chirurgico, come approfondito anche su BenessereCapelli.it, e ha sviluppato una soluzione, il patchcutaneo, marchio registrato e brevetto internazionale, che oggi rappresenta un punto di riferimento nel settore tricologico italiano e non solo.
La sua storia è quella di chi ha trasformato un disagio personale in una missione professionale, partendo dal principio che ogni persona ha il diritto di sentirsi a proprio agio con la propria immagine.
La storia: dal disagio personale alla fondazione di benesserecapelli
La vicenda di Fabrizio Labanti con i capelli inizia molto prima della sua carriera. A quattordici anni, osservando il padre con quello che lui stesso definisce il classico "riporto a vela" (pochi capelli tirati da un lato all'altro della testa per coprire la calvizie) sviluppa una paura profonda: quella di ritrovarsi nella stessa situazione. Dai quindici ai venticinque anni, Labanti studia qualsiasi soluzione disponibile: lozioni, trattamenti, integratori, dispositivi di ogni tipo. Nessuno funziona realmente. Nel 2000 prende una decisione radicale: lascia il suo impiego alla FIAT di Bologna e si trasferisce a Milano per entrare in un'azienda leader nel settore tricologico, spinto dalla volontà di trovare una risposta concreta a quella che era diventata un'ossessione.
L'esperienza nel settore, tuttavia, gli rivela una realtà amara. Le terapie proposte al pubblico producono risultati scarsi o nulli. Le uniche soluzioni che danno un effetto visibile sono le protesi capillari tradizionali, ma con limiti evidenti: spesse, poco naturali, scomode da indossare, incompatibili con una vita attiva.
L'intuizione di Gabicce: un cerotto che cambia tutto
Il momento di svolta arriva nell'estate del 2006 a Gabicce Mare, in un contesto del tutto inaspettato. Labanti nota sulla pelle della madre un piccolo cerotto traslucido, ossia un cerotto transdermico per l'osteoporosi che viene sostituito una volta al mese. Toccandolo, resta colpito dalla sua impercettibilità. È sottile, traspirante, aderisce perfettamente alla pelle per settimane. L'idea nasce in quel preciso istante: se un cerotto medicale riesce a rimanere stabile per un mese intero, perché non applicare lo stesso principio all'infoltimento dei capelli?
Da quella intuizione prende forma quello che oggi è il patchcutaneo. Nel 2007 Labanti fonda benesserecapelli, l'azienda che svilupperà e perfezionerà il sistema nei vent'anni successivi, fino a farlo diventare un marchio registrato a livello internazionale con coperture brevettuali specifiche.
Cos'è il patch cutaneo e come si distingue dalle altre soluzioni
Il patchcutaneo è un sistema di infoltimento dei capelli che non prevede alcun tipo di intervento chirurgico. Si basa su un processo di realizzazione interamente personalizzato, articolato in fasi precise. Il primo passaggio consiste nella creazione di un calco tridimensionale della testa del cliente, quello che Labanti chiama "avatar", che riproduce fedelmente la conformazione cranica, le curve e i punti di attaccatura dei capelli. Su questa base viene progettato il sistema: si definiscono le aree da coprire, la densità desiderata, la direzione di crescita naturale.
I capelli utilizzati sono esclusivamente europei, naturali e non trattati. Non vengono decolorati, acidati o decorticati, processi che molte protesi tradizionali applicano ai capelli di origine asiatica per renderli apparentemente compatibili, ma che ne compromettono la qualità nel giro di poche settimane. Ogni singolo capello viene innestato a mano sulla base traspirante del patchcutaneo, seguendo la direzione di crescita naturale della persona, rispettandone i vortici e le caratteristiche specifiche. Ecco così un sistema che aderisce al cuoio capelluto attraverso adesivi di grado medicale, traspiranti e anallergici.
Personalizzazione come principio: ogni persona è un progetto unico
La differenza tra il patchcutaneo e le soluzioni standardizzate presenti sul mercato sta soprattutto nell'approccio. Non esistono due patchcutaneo® uguali, esattamente come non esistono due teste uguali. Labanti definisce il proprio ruolo con una metafora precisa: quello di "architetto dei capelli". Dove il parrucchiere lavora con i capelli che ci sono, lui progetta dove mancano. Ogni infoltimento è un'opera su misura, dalla forma alla densità, dal colore allo stile, pensata per integrarsi con i capelli naturali della persona al punto da risultare indistinguibile. È un lavoro che richiede competenza tecnica e sensibilità estetica. Nei centri benesserecapelli, gli operatori, definiti "Hair Designer" e formati internamente attraverso percorsi specifici, non si limitano solo all'applicazione tecnica, ma curano anche l'armonia complessiva dell'immagine del cliente.
La filosofia: ripristino, non trasformazione
C'è un concetto che attraversa tutto il lavoro di Fabrizio Labanti e che ne definisce la filosofia: il patchcutaneo non trasforma una persona in qualcun altro. La restituisce a se stessa. Quando gli viene chiesto di mostrare le classiche foto "prima e dopo", la risposta è sempre la stessa: il “prima non conta. Conta solo che il dopo sia felice”, ed è il motivo per cui non esistono foto di prima e dopo in alcuna comunicazione. Quello che conta è tornare ad avere l'aspetto che si aveva prima che la calvizie, l'alopecia o altre cause portassero via una parte della propria immagine.
È un ripristino, non una trasformazione. Il parallelo che Labanti utilizza è quello del restauro di un'auto d'epoca: il risultato non è un'auto diversa, ma la stessa auto riportata al suo stato originale. Nessuno direbbe "che trasformazione!". Bensì, tutti direbbero "che bella macchina!". Quello che il patchcutaneo restituirà al cliente sarà un'immagine che lui stesso ha già visto e vissuto prima del diradamento, restituendo l’identità iniziale alla persona. Questo approccio si riflette anche nel modo in cui viene comunicata la soluzione. benesserecapelli non vende promesse miracolose e non costruisce aspettative irrealistiche. Il patchcutaneo richiede manutenzione periodica, un investimento economico e la disponibilità ad affidarsi a professionisti competenti. Labanti è il primo a sottolinearlo con chiarezza: non è magia, è una soluzione concreta che funziona se gestita con cura.
Oltre l'estetica: un lavoro sulle sensazioni
Uno degli aspetti che distingue il patchcutaneo® dalle protesi tradizionali riguarda le sensazioni. La base è progettata per essere traspirante, impercettibile al tatto e alla vista. Chi lo indossa può fare sport, nuotare, sentire l'acqua calda e fredda sulla testa durante la doccia, farsi accarezzare i capelli. Sono gesti che per chi ha utilizzato protesi tradizionali rappresentavano un limite quotidiano.
Il traguardo che Labanti considera il più importante è quando un cliente, dopo qualche tempo, dichiara di essersi dimenticato di averlo. Non di averlo dimenticato addosso, ma di aver dimenticato il problema. È il ritorno alla normalità: quella condizione in cui non si pensa ai propri capelli, semplicemente perché ci sono.
La dimensione etica: dignità, diritto all'immagine e lotta al tricobullismo
C'è un pregiudizio diffuso che riduce la perdita dei capelli a un problema di vanità. Labanti lo contesta con un argomento diretto: la perdita dei capelli incide sull'identità. Incide sulle relazioni, sulla vita professionale, sulla sicurezza con cui una persona si presenta al mondo. Lo definisce "legittima difesa", un termine che può suonare forte, ma che descrive con precisione la condizione di chi vive in una società costruita sull'immagine e si trova, spesso da giovane, a fare i conti con un cambiamento fisico che non ha scelto e non può controllare. Nella visione di Labanti, sia l'accettazione della calvizie sia la decisione di intervenire sono percorsi legittimi, a patto che siano consapevoli. Il punto non è cosa si sceglie, ma avere la libertà di scegliere senza subire giudizi o pressioni.
Tricobullismo: la battaglia culturale di Fabrizio Labanti
Labanti ha coniato il termine "tricobullismo" per identificare ogni forma di discriminazione, derisione o giudizio legata alla perdita dei capelli. Lo considera una variante del bodyshaming che non ha ancora ricevuto il riconoscimento che merita. Non si tratta di una questione marginale. Le battute sulla calvizie sono culturalmente accettate in modo trasversale: nei media, sul lavoro, nei rapporti sociali, sui social network. Per chi le subisce, tuttavia, non sono innocue. Alimentano un disagio che può evolvere in isolamento, ansia e perdita di autostima. L'impegno di Labanti su questo fronte va oltre la retorica. Ha proposto l'istituzione di una Giornata Nazionale contro il tricobullismo, con l'obiettivo di portare il tema all'attenzione delle istituzioni pubbliche, dall'istruzione alla sanità, e di promuovere campagne di sensibilizzazione nelle scuole e negli ambienti di lavoro. L'obiettivo è educare al rispetto delle differenze fisiche, smantellando l'idea che la calvizie sia un bersaglio accettabile per l'ironia altrui.
L'attenzione verso le persone più fragili
Una delle applicazioni del patchcutaneo® che Labanti considera tra le più significative riguarda le persone che perdono i capelli per cause mediche: pazienti oncologici in chemioterapia, persone con alopecia areata o cicatriziale, chi ha subito ustioni o traumi. Per chi affronta un percorso oncologico, la perdita dei capelli è un trauma che si aggiunge a una situazione già pesante. Labanti dedica un'attenzione particolare alle donne in chemioterapia, già colpite in aree fortemente rappresentative della loro femminilità. La possibilità di mantenere la propria immagine durante il trattamento, senza dover togliere e rimettere una protesi ogni sera, rappresenta, nella sua visione, un elemento che può fare una differenza concreta sulla qualità della vita.Il patchcutaneo è inoltre una soluzione completamente reversibile: non altera il cuoio capelluto, non impedisce la ricrescita naturale dei capelli. Se la situazione cambia, si può semplicemente smettere di utilizzarlo, senza alcuna conseguenza permanente.
L'impatto: vent'anni di storie e una comunità che cresce: da Francesco Facchinetti ai clienti di ogni giorno
Un passaggio importante nella storia di benesserecapelli è arrivato nel 2019, quando Francesco Facchinetti ha deciso di raccontare pubblicamente la propria esperienza con il patchcutaneo. Non si è trattato di un'operazione promozionale, ma di una scelta personale: condividere il proprio percorso per aiutare altri a superare lo stigma legato alle soluzioni per la calvizie. L'effetto è stato dirompente. Migliaia di persone hanno trovato il coraggio di affrontare una situazione che vivevano in silenzio, spesso da anni. Ma al di là del caso mediatico, il valore reale sta nelle storie quotidiane: persone che tornano a guardarsi allo specchio senza disagio, che smettono di evitare situazioni sociali, che ritrovano una spontaneità che credevano persa.
Una rete di 21 centri e un libro per condividere il messaggio
Oggi sedi in tutta Italia e Lugano, con operatori formati direttamente dall'azienda. Ogni centro segue protocolli uniformi per garantire la stessa qualità di risultato su tutto il territorio. Nel 2025, Labanti ha pubblicato "Quel maledetto nemico chiamato calvizie" (Autoritas Editore), un libro che raccoglie la sua esperienza personale e professionale insieme alle testimonianze dei suoi clienti. L'intento è di divulgativo: contribuire a cambiare la narrazione culturale intorno alla perdita dei capelli. Il libro affronta temi che vanno dalla psicologia della calvizie al tricobullismo, dalle soluzioni disponibili alle storie di rinascita di chi ha trovato nel patchcutaneo uno strumento per riprendere il controllo della propria immagine e della propria vita.
La vicenda di Fabrizio Labanti racconta qualcosa che va oltre il settore in cui opera. Racconta cosa succede quando una fragilità personale, invece di restare un peso privato, viene trasformata in un progetto che restituisce dignità e libertà a migliaia di persone.
Il patchcutaneo non è una soluzione magica e Labanti è il primo a dirlo. È uno strumento concreto, che richiede impegno e consapevolezza. Ma per chi convive ogni giorno con il disagio della perdita dei capelli, rappresenta una possibilità reale: quella di decidere come sentirsi nella propria pelle, senza compromessi e senza vergogna. Decidere di stare meglio non è un capriccio. È un diritto.