Auto usate, il mercato riparte: dicembre +0,8% e 2025 in crescita

A dicembre 2025 i passaggi di proprietà tornano in positivo (+0,8%). Diesel ancora primo, ibride in corsa e usato/nuovo sale a 2,1.

Di Eugenio Perego
Auto e Motori

Dopo la lievissima flessione di novembre, il mercato dell’auto usata chiude l’anno con un ritorno al segno più e lo fa con il classico “passo corto ma costante”

che piace a chi guarda i numeri con l’occhio dell’economista. A dicembre 2025 i trasferimenti di proprietà (dati ancora in attesa di consolidamento) sono 467.977: un +0,8% rispetto ai 464.167 di dicembre 2024, pur restando sotto i livelli pre-pandemia (-3,4% sul 2019). Il dettaglio conferma che non è un rimbalzo di facciata: i trasferimenti netti crescono dello 0,6%, mentre le minivolture segnano un +1,1%, segnalando un’attività vivace anche sul lato operatori.

Il consuntivo annuale fotografa un 2025 che, nel complesso, regge: 5.593.646 passaggi totali, +2,9% sull’anno precedente e appena -0,4% sul 2019. Tradotto in logica di mercato, l’usato continua a essere l’ammortizzatore naturale in una fase in cui molte famiglie e molte micro-imprese cercano mobilità “a rate sostenibili”, senza esporsi troppo ai prezzi del nuovo e alle incertezze del ciclo economico.

Il dato forse più rivelatore, però, non è tanto la crescita in sé, quanto la composizione. Sul fronte delle alimentazioni, il diesel resta al primo posto nei trasferimenti netti con il 39,9% di quota a dicembre, ma perde terreno in modo netto (-3,7 punti percentuali) e nel totale anno si ferma al 41,3%. La benzina segue a distanza minima con il 37,8% nel mese (-0,3 punti) e il 38,6% nel cumulato. È qui che si vede il “nuovo equilibrio” dell’usato italiano: il termico tradizionale domina ancora, ma la polarizzazione si sta spezzando. Le ibride arrivano all’11,9% nel mese e al 10,3% sull’intero 2025, mentre BEV e plug-in, pur restando nicchie, avanzano: 1,3% e 1,6% a dicembre (1,1% e 1,3% nei dodici mesi). In pratica, la transizione energetica entra nell’usato non come rivoluzione, ma come erosione costante delle quote storiche, soprattutto del diesel.

Anche la lettura per canale di scambio aiuta a capire dove si sta spostando il valore. Gli scambi tra privati/aziende rimangono predominanti e stabili: 56,5% dei passaggi a dicembre (56,3% nel totale anno). In parallelo scendono quelli da operatore a cliente finale, al 37,7% nel mese (38,9% nel cumulato), mentre crescono gli scambi provenienti da auto-immatricolazioni, che guadagnano 0,7 punti di quota e arrivano al 4,7% nel mese (3,9% nel cumulato). È un segnale interessante: quando aumentano le auto-immatricolazioni in uscita verso l’usato, spesso vuol dire che la filiera sta lavorando per “far girare” stock e opportunità commerciali, alimentando un bacino di vetture relativamente fresche e appetibili.

Sul piano geografico, il podio resta stabile e racconta un’Italia che si muove a velocità diverse: Lombardia prima con il 16,0% di quota (+0,2 punti), Lazio secondo al 9,5% (-0,2), Campania terza all’8,8% (+0,1). Il Veneto, stabile all’8,4%, supera la Sicilia (8,2%). Non è solo una classifica: dove c’è più densità economica e più rotazione del parco, l’usato diventa un mercato “di servizio” continuo per famiglie e imprese, con tempi di decisione rapidi e una domanda spesso legata al lavoro, non al piacere.

Il vero nodo, tuttavia, resta l’anzianità del parco che passa di mano. A dicembre la quota di trasferimenti netti di vetture con oltre 10 anni sale al 48,0% (+0,7 punti). Cresce anche la fascia 6-10 anni (17,3%, +0,3), mentre arretrano le 4-6 anni (10,5%, -1,6) e restano più contenute le fasce più giovani: 12,0% per le 2-4 anni, 4,5% per le 1-2 anni. Fa eccezione il segmento “fino a 1 anno”, che sale al 7,8% nel mese (6,5% nel cumulato): un’indicazione compatibile con una maggiore presenza di chilometri zero o vetture di pronta consegna che, per prezzo e disponibilità, diventano la scorciatoia tra nuovo e usato “classico”. Nel complesso, le auto fino a 4 anni coprono il 24,3% a dicembre, 0,7 punti in più rispetto allo stesso mese 2024: un progresso lento, ma importante per chi guarda alle emissioni e alla sicurezza del parco circolante.

Le minivolture confermano una dinamica simile e, in parte, la amplificano. Cresce la quota dei ritiri da parte degli operatori al 29,2% (+2,3 punti) e scende quella di privati o altre società che permutano la propria vettura (54,8%, -1,7). Sul mix alimentazioni, il diesel guida ancora (40,9%) ma cala di 3,5 punti; la benzina scende al 32,7%. A spingere sono soprattutto le ibride (15,2%), mentre plug-in (2,4%) ed elettriche pure (1,6%) migliorano la posizione senza cambiare la fotografia generale: l’elettrificazione nell’usato cresce, ma non ha ancora massa critica tale da determinare un cambio di regime.

Il confronto usato/nuovo, in un’ottica economica, chiude il cerchio. Nel 2025 risultano acquistate 3,17 milioni di autovetture usate (trasferimenti netti) contro 1,538 milioni di nuove, per un totale di 4.708.100 vetture (+0,4% sul 2024). Il rapporto usato/nuovo sale a 2,1: per ogni auto nuova, se ne comprano poco più di due usate. È un indicatore “di temperatura” molto chiaro: quando il rapporto cresce, il mercato sta dicendo che la domanda si difende cercando valore, e che il nuovo fatica a trasformarsi in volumi, complice il livello dei prezzi e il costo complessivo di possesso.

Infine, i dati sul circolante danno la misura strutturale del problema e dell’opportunità. A fine 2024 in Italia circolavano oltre 40,5 milioni di auto e il 57,7% aveva più di 10 anni. Nel 2025, i trasferimenti mostrano una preferenza relativa per l’Euro 6 (51,6% del totale contro un 40,8% sul circolante), ma l’Euro 4 resta pesante (20,7% dei trasferimenti; 21,0% del parco). In altre parole: l’usato sta lentamente spostando gli acquisti verso vetture più recenti, ma l’enorme zoccolo duro di anzianità continua a condizionare prezzi, disponibilità e scelte, soprattutto nelle aree dove le restrizioni alla circolazione stanno diventando più stringenti e il rischio “normativo” entra nel valore residuo.

Il 2026, se non arriveranno scosse macro o regolatorie improvvise, potrebbe quindi essere l’anno della continuità: crescita moderata, diesel in progressiva erosione, ibride ancora in accelerazione e una partita tutta italiana sul ringiovanimento del parco. Perché oggi l’usato non è più soltanto una seconda scelta: è il principale terreno su cui si misura, in concreto, la capacità di spesa del Paese e la velocità reale della transizione.

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