Bosch, bilancio 2025 sotto pressione: margini in calo e obiettivo 7% rinviato al 2027

Ricavi in lieve aumento a 91 miliardi, ma l’EBIT scende al 2%. Costi, dazi e riorganizzazione rinviano il target di redditività al 2027.

di Giovanni Alessi
Auto e Motori

Il 2025 si chiude come uno degli esercizi più complessi degli ultimi anni per Bosch.

Il gruppo tedesco delle tecnologie e dei servizi ha archiviato l’anno con ricavi preliminari pari a 91 miliardi di euro, in leggero progresso rispetto ai 90,3 miliardi del 2024. Una crescita che, depurata dall’effetto cambi, sale al 4,2%, ma che non basta a compensare l’impatto di un contesto macroeconomico debole e di mercati sempre più frammentati e competitivi.

Il dato che più pesa nella lettura economica del bilancio è il margine EBIT delle attività operative, sceso a circa il 2%, ben al di sotto del 3,5% dell’anno precedente e lontano dall’obiettivo strategico del 7%. Una distanza che ha spinto il management a rivedere la tempistica del piano industriale: il target di redditività non sarà raggiunto prima del 2027, con un anno di ritardo rispetto alle previsioni iniziali.

Secondo il CEO Stefan Hartung, i numeri riflettono in modo diretto la realtà economica globale: volumi sotto pressione, aumento dei dazi e accantonamenti rilevanti per sostenere una riorganizzazione strutturale resa necessaria dalla transizione tecnologica, in particolare nel settore automotive. Nel business Mobility, cuore storico del gruppo con 56 miliardi di euro di fatturato, la trasformazione verso l’elettromobilità e la forte pressione sui prezzi hanno generato un divario strutturale di costi stimato in circa 2,5 miliardi di euro l’anno rispetto ai margini obiettivo.

In questo quadro si inserisce la decisione, già annunciata, di ridurre l’organico globale di circa 13.000 unità, dopo che nel 2025 il numero complessivo dei collaboratori è già sceso dell’1%, a quota 412.400. Una scelta delicata, che Bosch dichiara di voler gestire con un approccio socialmente responsabile, ma che evidenzia la necessità di riallineare la struttura dei costi per preservare solidità finanziaria e capacità di investimento.

Sul fronte dei settori, l’andamento resta disomogeneo. Industrial Technology tiene i livelli di fatturato a 6,5 miliardi, mentre Consumer Goods scende a 19,9 miliardi, penalizzato dalla cautela dei consumatori. In controtendenza Energy and Building Technology, che cresce oltre il 12% grazie all’integrazione del business HVAC, rafforzando le prospettive di Bosch Home Comfort, destinata a puntare a 8 miliardi di euro di ricavi nel medio termine.

La geografia dei mercati conferma un’Europa ancora fragile, con vendite in lieve calo nominale, mentre Americhe e Asia Pacifico mostrano segnali più dinamici, soprattutto al netto degli effetti valutari. Un riequilibrio geografico che rafforza la strategia globale del gruppo, ma che non annulla le criticità strutturali del contesto europeo, aggravate – secondo Hartung – da un crescente scetticismo verso il progresso tecnologico.

Nonostante le difficoltà, Bosch continua a investire sulle leve strategiche di lungo periodo. Nel solo 2025 il gruppo ha raccolto ordini per circa 10 miliardi di euro nelle soluzioni per la guida autonoma e i sistemi software-defined vehicle. Parallelamente, l’intelligenza artificiale diventa un pilastro trasversale: entro il 2027 sono previsti investimenti per 2,5 miliardi di euro, con applicazioni che spaziano dall’industria all’automotive fino all’elettronica di consumo.

Le prospettive per il 2026 restano prudenti. Bosch stima una crescita dell’economia globale del 2,3%, ma avverte che la pressione competitiva e sui prezzi è destinata ad aumentare ulteriormente, con gli effetti dei dazi che si manifesteranno in modo più marcato. In questo scenario, la priorità resta il rafforzamento della competitività per tornare a generare margini sostenibili e finanziare l’innovazione.

Il messaggio che emerge dal bilancio 2025 è chiaro: Bosch attraversa una fase di transizione complessa, in cui la crescita dei ricavi non basta più. La sfida, ora, è trasformare ristrutturazione e investimenti tecnologici in un nuovo equilibrio economico, capace di riportare il gruppo su livelli di redditività coerenti con le ambizioni della Strategia 2030.

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