Carsharing più flessibile: Free2move porta Corsa e 500e nelle città

Entro fine febbraio 2026 arrivano 130 Opel Corsa a Torino e Roma; a Milano debutta la Fiat 500e con ricarica digitale inclusa via app.

Auto e Motori

C’è un dettaglio che racconta meglio di mille slogan come sta cambiando il carsharing in Italia:

non basta più “l’auto per fare due isolati”. Sempre più utenti vogliono la stessa semplicità dell’app anche quando la giornata si allunga  una serie di appuntamenti fuori zona, un rientro tardi, oppure il classico weekend fuori porta senza passare da pratiche e contratti. È in questa direzione che Free2move annuncia l’espansione della propria flotta entro fine febbraio 2026, con un piano complessivo da 200 nuove vetture in arrivo tra Torino, Roma e Milano.

La novità più “concreta” riguarda Torino e Roma: 130 Opel Opel Corsa entrano in servizio per rispondere a una domanda che, dai dati d’uso e dai feedback raccolti, sembra ormai chiara: molti clienti cercano un carsharing “più lungo”, utilizzabile anche su base settimanale o mensile, non solo al minuto o per poche ore.

Qui la promessa è soprattutto di tranquillità: nei piani citati, il pacchetto include assicurazione, carburante e parcheggio all’interno della Home Area, così da eliminare le piccole frizioni che spesso fanno la differenza tra “la prendo” e “ci penso”. E la scelta del motore termico, in questo caso, non è ideologica: è pratica. Un’auto così  bagagliaio vero, autonomia “da viaggio”, rifornimento veloce  è pensata per chi vuole uscire dalla città senza trasformare lo spostamento in un esercizio di pianificazione.

A Milano, invece, la mossa è più simbolica (e urbana): arriva l’icona Fiat Fiat 500e, pensata per rafforzare il ruolo del carsharing come “seconda gamba” del trasporto pubblico e come alternativa credibile al possesso dell’auto privata, soprattutto dove lo spazio conta più dei cavalli.

Il punto, però, non è solo mettere in strada un’elettrica: è rendere l’esperienza semplice. Free2move parla di ricarica digitale integrata direttamente in app, con costi di ricarica coperti dal servizio: l’utente localizza una stazione partner, avvia la sessione dall’app (inserendo l’identificativo della colonnina) e parte senza passare da carte o pagamenti extra. In teoria è un dettaglio operativo; nella pratica è ciò che rende l’elettrico “normale” anche per chi lo usa saltuariamente.

Non a caso l’azienda rivendica un percorso già avviato: oggi circa il 30% della flotta globale è elettrico, con operazioni in città come Parigi, Madrid e Amsterdam. Il messaggio implicito è che la transizione funziona quando infrastruttura e gestione quotidiana viaggiano insieme, non quando l’utente viene lasciato da solo a “capire come si fa”.

A sintetizzare l’obiettivo è Lotfi Louez: “non stiamo solo aumentando i numeri, stiamo aumentando la qualità del tempo” degli utenti in viaggio, ascoltando sia chi chiede opzioni a lunga distanza sia chi vuole soluzioni urbane sostenibili e riconoscibili. Una frase che suona bene, sì, ma che qui trova un riscontro piuttosto chiaro nella composizione della flotta: termico dove serve “macinare”, elettrico dove serve “respirare”.

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