Pd, Bettini sposta il partito sulla linea pacifista di Conte. Schlein d'accordo. Minoranza 'epurata' e pronta alla scissione
"A Putin non si può rispondere solo con le armi". Inside
Morando e Ceccanti guidano la fronda Pd che voterà SI' al referendum sulla giustizia. Tensione interna alle stelle
"A Putin non si può rispondere solo con le armi". Le parole di Goffredo Bettini, storico leader della sinistra romana del Pd, ha sposato pienamente la linea in politica estera di Giuseppe Conte, ex premier e presidente del Movimento 5 Stelle. Una linea molto pacifista e di dialogo con Mosca culminata anche con la stroncatura, sempre da parte di Bettini, della leadership della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. E, spiegano fonti qualificate Dem, le parole del leader della sinistra capitolina corrispondono alla posizione della segretaria Elly Schlein.
Non solo, Bettini ha chiuso un a un congresso e ha chiesto un confronto interno "risolutivo". Di fatto, un'epurazione della minoranza moderata e riformista di Lorenzi Guerini (e non solo ovviamente) ormai abbandonata dal presidente del partito Stefano Bonaccini. Non a caso è arrivata la risposta pepata e piccante del senatore Pd Filippo Sensi, riformista: "Un importante dirigente del mio partito oggi teorizza, a parte cacciare quelli come me, ma poco importa, di trasformare il Pd, sul tema Ucraina, nella Lega o nei Cinque Stelle. In un partito di destra, insomma. Più sensibile alle ragioni del Cremlino che di Kyiv. Non succederà".
E non finisce qui. Proprio questa sera a Firenze l'ex ministro del Lavoro Enrico Morando e l'ex parlamentare e costituzionalista Dem Stefano Ceccanti aprono la campagna elettorale per il SI' al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia voluta dal Centrodestra. Una parte importante, infatti, dei moderati del partito di Schlein voteranno a favore della riforma, così come farà Carlo Calenda e tutta Azione. Insomma, il clima nel principale partito di opposizione è tornato a essere incandescente. Bocciata la linea europea, bocciato il sostegno militare all'Ucraina, politica estera a rimorchio del M5S e di Conte e una fetta importante della minoranza che vota SI' alla riforma della giustizia tanto contestata proprio da Schlein.
Ci sono tutti gli ingredienti per una scissione dei moderati, cattolici e riformisti - come ad esempio Pina Picierno, Lia Quartapelle, Giorgio Gori, Paolo Gentiloni e molti altri - verso il nascente polo centrista alternativo ai due schieramenti di Calenda insieme a Luigi Marattin. Tanto tutti sanno che la legge elettorale sarà proporzionale con sbarramento molto basso e quindi di spazio al centro ce n'è tantissimo con un Pd così a sinistra e così 'contiano' e vicinissimo a Maurizio Landini come quello spiegato da Bettini e avallato dalla segretaria.
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