Askatasuna, la storia del centro sociale che ha messo Torino a ferro e fuoco. Occupazioni e scontri con le forze dell'ordine
Da poche settimana sgomberato dal ministero dell'Interno
L'edificio di quattro piani fuori terra sito in corso Regina Margherita 47 è stato costruito nel 1880
Askatasuna (in basco libertà) è stato un centro sociale autogestito di Torino, tornato alla ribalta della cronaca dopo i durissimi scontri di ieri con la polizia.
Il centro, ascrivibile all'area dell'Autonomia Contropotere, ha operato dal 1996 al 2025 in un edificio occupato presso Borgo Vanchiglia, sgomberato poi dalla forza pubblica per ordine del ministero dell'interno.
Dopo lo sgombero del centro sociale, gli associati ad Askatasuna hanno contribuito ad occupare l'ex-ITIS Baldracco in Torino.
L'edificio di quattro piani fuori terra sito in corso Regina Margherita 47 è stato costruito nel 1880 ed era sede dell'Opera Pia Reynero, che raggruppava in una sola amministrazione sette istituti di beneficenza, tra cui un asilo lattanti, dove erano accolti bambini dall'età di pochi mesi fino a tre anni. Con regio decreto del 23 marzo 1924, n. 522, si stabilì la fusione dell'Asilo Reynero e dell'Associazione delle dame di carità di Santa Giulia in Vanchiglia in un unico ente denominato Opera Pia Reynero. L'edificio fu in seguito acquistato dal comune; questo portò all'abbandono progressivo della struttura, con cortile in condivisione con l'adiacente asilo nido comunale, negli anni 1980.
Inizialmente i militanti del centro occuparono il 5 gennaio 1996 uno stabile in via Verolengo, dal quale furono sgomberati. Quindi il 15 ottobre 1996 una sessantina di militanti dell'area autonoma occuparono la palazzina di Corso Regina Margherita, anche se i giornali ne diedero notizia solamente un mese dopo. Ai primi due piani erano concentrate quasi tutte le attività pubbliche (concerti, cene sociali, seminari e laboratori). Il centro sociale si distinse per la volontà di stabilire un forte contatto con il quartiere che lo ospitava (Vanchiglia) e per l'impegno profuso in particolare sui temi del diritto alla casa e al lavoro e sulle attività rivolte all'infanzia. Ospitava uno sportello per persone in difficoltà abitativa, un laboratorio artistico, una biblioteca, una camera oscura fotografica e una sala di registrazione (quest'ultima sequestrata dalla questura nel gennaio 2023.
Il centro sociale fu perquisito dalle forze dell'ordine il 1º maggio 1999 e il 16 luglio 2001[10]; mentre nel 2000 fu oggetto di una aggressione da parte di gruppi di neofascisti.
Il 30 gennaio 2024 la giunta comunale di Torino ha approvato una deliberazione che riconosce l'edificio occupato come bene comune, avviando un percorso di cogestione. Come primo passo del processo di co-progettazione, il 15 febbraio 2024 gli occupanti hanno interrotto tutte le attività che avevano e avrebbero dovuto avere luogo nell'edificio, fino a data da destinarsi, per consentire lo svolgimento dei lavori contemplati dal processo.
Il 18 dicembre 2025 il sindaco Lo Russo, lamentando il mancato rispetto delle prescrizioni concordate, comunica ai promotori la cessazione del patto di collaborazione[16].
All'alba del 18 dicembre 2025 la DIGOS, supportata da un ingente schieramento di forze dell'ordine, mette in atto lo sgombero e il conseguente sequestro dell'edificio di Corso Regina[17], ponendo fine a quasi trent'anni di occupazione della palazzina.
A seguito dello sgombero sono seguiti diversi giorni di manifestazione supportati dalle associazioni di quartiere e dai residenti dello stesso, con susseguente organizzazione di eventi, tra cui un "contro-capodanno".
Il 31 gennaio 2026, i membri del disciolto centro sono stati coinvolti in nuovi e violenti scontri con la polizia, che sono risultati in trenta feriti e dieci arresti; tra i primi, un agente è stato accerchiato e colpito con un martello.
I componenti del centro sociale si sono caratterizzati fin dalla sua nascita per la capacità di organizzare manifestazioni di massa per le strade cittadine, in occasione di proteste particolari, sfociate diverse volte in tumulti e devastazioni, come ad esempio nel febbraio 2002 per protestare contro un raduno di Forza Nuova o il 29 marzo 2003 a supporto della causa palestinese. Altri momenti di scontro con le forze di polizia hanno riguardato iniziative contro i CPT, contro la nuova ferrovia Torino-Lione[28], a difesa delle persone sfrattate.
Nel febbraio 1999 i militanti occuparono per due ore la sede provinciale dei DS a Torino in segno di solidarietà con i curdi del PKK e al suo leader Abdullah Öcalan, arrestato durante il governo d'Alema durante un suo viaggio in Italia.
Il 1º maggio 1999 i suoi componenti erano presenti, in forma polemica verso gli organizzatori considerati troppo moderati, nei cortei torinesi del Primo Maggio, conclusisi con episodi di guerriglia.
L'attività militante si manifestò anche con l'organizzazione di incontri con esponenti, nazionali e internazionali, dei movimenti di protesta contro il capitalismo. Nel novembre 1998 ospitarono Miguel Rodriguez, esponente del Fronte di Azione Popolare cileno, per un ciclo di incontri nel Nord Italia. Nel marzo 2007 invitarono il fondatore di Potere Operaio, Oreste Scalzone. Nel marzo 2010 ospitarono inoltre l'ex membro della Rote Armee Fraktion Irmgard Moeller.
Al suo interno si sviluppò il collettivo femminista Rosso Fuoco, capace anche di singolari azioni dimostrative in altri centri sociali e all'ASL di Rivoli.
I componenti del centro sociale parteciparono in massa agli eventi del G8 di Genova nel luglio 2001 e alcuni di loro furono fermati all'interno di un furgone contenente armi improprie, processati con l'accusa di associazione sovversiva e successivamente assolti.
Nell'aprile 2010 il centro sociale ospitò la camera ardente per i funerali del sociologo torinese Romano Alquati.
Nel 2015 il collettivo di lotta per la casa del centro sociale, chiamato PrendoCasa, occupò insieme a decine di famiglie un'ex conceria abbandonata in corso Ciriè 7 a Torino, e la chiamò Spazio Popolare Neruda. Da allora è la casa di oltre 100 persone, ospita una palestra, un ambulatorio medico, una scuola di italiano e un doposcuola per bambini.
Tra il 2016 e il 2018 alcuni suoi esponenti, tra cui Davide Grasso ed Eddi Marcucci, raggiunsero il Kurdistan siriano per combattere a fianco dei ribelli che in quella regione, dal 2011, tentano di opporsi all'espansione dell'ISIS. La loro presenza fu testimoniata da alcuni video postati in rete. La motivazione che li spinse derivava dalla condivisione degli ideali con il popolo curdo, impegnato a costruire in quei territori un nuovo modello di convivenza basato su ideali socialisti, ambientalisti e anticapitalisti. Tornati in Italia, venne richiesta per loro la sorveglianza speciale perché la procura di Torino li ritenne "socialmente pericolosi".