Ddl stupri, Bongiorno cambia il testo e fa sparire la parola "consenso". Ira delle opposizioni
La proposta Bongiorno ridefinisce gli atti sessuali senza consenso, ma l’opposizione denuncia un “gravissimo arretramento”
Violenza sessuale, il Senato discute la riforma Bongiorno: scoppia la polemica
Arriva in Senato, in Commissione Giustizia la proposta della riformulazione del reato di violenza sessuale, al centro del dibattito dopo l'approvazione del ddl alla Camera, poi in stand-by in Senato. La presidente leghista della Commissione, Giulia Bongiorno ha riformulato i 609-bis. Il testo, visionato dall'AdnKronos prevede ora che "chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La volontà contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso".
Inoltre "l'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso", si legge poi nel passaggio che introduce il concetto di "dissenso", al centro della discussione negli scorsi giorni.
Invariate invece rispetto al testo precedente le condanne previste: "La pena è della reclusione da sei a dodici anni se il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulti di minore gravità".
Violenza su donne, capigruppo opposizione Senato: 'rottura gravissima'
"Non esiste, in questa legislatura, un precedente paragonabile a ciò che sta accadendo oggi. Dopo l’unità del Parlamento sancita pubblicamente da una stretta di mano, la maggioranza decide di rompere quel patto politico con l’opposizione proprio sul terreno più sensibile e simbolico: la libertà e l’autodeterminazione delle donne". Così in una nota i capigruppo di opposizione a palazzo Madama Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5s), Raffaella Paita (Iv), Peppe De Cristofaro (Avs), Marco Lombardo (Azione).
"A Montecitorio - spiegano - era stato raggiunto un risultato alto e condiviso, costruito sull’unità trasversale delle donne e su un principio semplice, chiaro, universale: solo sì è sì. Un principio che ha dato voce alle vittime, ha parlato il linguaggio della realtà e ha avvicinato l’Italia agli standard più avanzati del diritto e delle convenzioni internazionali. La proposta avanzata oggi dalla presidente Bongiorno cancella quell’impegno assunto direttamente dalla presidente del Consiglio Meloni, rappresenta un arretramento gravissimo rispetto a quel traguardo, rispetto alla parola data dal governo e rispetto a una conquista che aveva unito il Parlamento e il Paese. La volontà non è consenso. Offuscare questa distinzione significa far male e indebolire la tutela delle donne e tradire lo spirito di quell’intesa".
"La rottura è politica, ed è tutta sulle spalle di chi ha scelto di tornare indietro. Ora la presidente del Consiglio dica con chiarezza se intende difendere il risultato raggiunto alla Camera o se accetta che venga cancellato proprio ciò che aveva reso quella legge un segno di straordinaria civiltà", concludono i capigruppo dell'opposizione in Senato.
Bongiorno: “correzioni alla norma per tutelare vittima a 360 gradi”
"Innanzitutto la nuova norma mette al centro la tutela della donna, sottolineando che ogni atto contro il consenso della vittima è violenza sessuale. Si supera così decisamente l'obsoleta struttura della norma vigente che condiziona la punibilità a positive condotte di violenza, minaccia o abuso di autorità da parte dell'autore del reato. Se queste si verificano, esse danno luogo a una forma aggravata del reato, che sussiste comunque, per il solo fatto che manca il consenso.
La tutela della vittima è a 360 gradi, perché la norma - e anche questa è una importante innovazione - punisce la violenza sessuale anche quando la persona si è trovata nell'impossibilità di esprimere consenso o dissenso perché è stata colta di sorpresa o non ha potuto reagire, paralizzata dalla paura o dall'imbarazzo. La norma garantisce così il massimo della tutela, in tutte le possibili situazioni, senza tuttavia pregiudicare le dinamiche probatorie tipiche del processo penale e il diritto di difesa dell'imputato". Così la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia, in merito al ddl in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso.
"La presenza o l'assenza del consenso devono essere valutate alla luce della situazione e del contesto in cui si svolgono i fatti. Il testo arrivato dalla Camera rischiava di parificare tutte le situazioni e, gravando l'imputato di oneri di documentazione del preventivo e dettagliato consenso della vittima, qualcuno pensava introducesse una inversione dell’onere della prova. Auspico che il nuovo testo possa trovare il consenso di tutte le forze politiche, perché aggiorna finalmente la legislazione penale italiana, aggiungendo un altro importante tassello normativo nella lotta contro la violenza di genere e il femminicidio", conclude.