Ddl Zan, da FdI mozione contro i Paesi che considerano l’omosessualità reato
La mozione vuole fare luce su quei molti paesi in cui le libertà sessuali sono trattate come reati punibili con il carcere e la pena di morte
Non accennano a diminuire le polemiche e le tensioni politiche intorno all'approvazione in parlamento del testo del Ddl Zan sull'omotransfobia. In senato, infatti, il percorso parlamentare del Ddl sembra essere arrivato ad un punto morto, dopo l'inatteso passo indietro del leader di Italia Viva Matteo Renzi sul testo da votare.
Ma il PD non vuole assolutamente dare il via libera a modifiche su un testo, che ha già avuto il via libera dalla Camera, mentre Salvini e Forza Italia puntano ad un nuovo testo condiviso da tutti. Insomma un vero e prorio corto circuito, che rende il cammino per il via libera al testo una corsa ad ostacoli. Ma anche all'opposizione del governo Draghi, Fratelli d'Italia, da tempo contraria al testo, non sta certo a guardare.
Sembra, infatti, che il gruppo stia per presentare al Senato (con primo firmatario il senatore Fazzolari) e alla Camera (con prima firmataria Giorgia Meloni), una mozione ad hoc sul tema dell'omostrasnfobia, destinata molto probabilmente ad alzare ancora di più il livello della tensione fra le forze politiche in campo.
Il testo, infatti, avrebbe la chiara finalità di smascherare “una ipocrisia di fondo della sinistra su alcuni temi legati alle libertà individuali e ai diritti civili, che spesso vengono utilizzati strumentalmente per fini politici”.
La mozione che è sottoscritta da tutti i senatori meloniani, infatti, avrebbe il chiaro intento di portare all’attenzione del parlamento e del governo, tutti quei casi al mondo di paesi, in cui l'essere omosessuale, viene ancora considerato alla stregua di un reato, punibile con il carcere e in alcuni casi estremi con la pena capitale. Con questo documento, quindi, nelle intenzioni del partito della Meloni, si vorrebbe sottolineare il fatto che “i veri problemi di discriminazione sessuale vengono perpetrati altrove, non certo in Italia, senza che nessuna istituzione internazionale alzi un dito. Non ci risulta che la sinistra abbia mai condannato regimi in cui gli omosessuali o i trans vengono puniti con il carcere o anche con la pena di morte. Invece qui si fanno manifestazioni e si pretende di limitare la libertà di opinione con una legge sbagliata e scritta male”.
Secondo l'ultimo rapporto, infatti , pubblicato nel dicembre 2020, dall'Ilga World (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), che conta più di 1600 associazioni di 150 diversi Stati e che, ogni anno, raccoglie i dati sulle condizioni di chi è discriminato per l’orientamento sessuale, sono, infatti, ben 69 gli Stati che considerano come reato le relazioni consensuali tra persone adulte dello stesso sesso spesso in virtù dell'applicazione della sharia, la legge coranica all'interno del proprio ordinamento.
Sempre secondo il report, le pene per chi compie atti omosessuali variano a seconda delle nazioni: i più prevedono pene variabili da un anno fino all'ergastolo, mentre "in 11 di tali Paesi l'omosessualità è ancora passibile di pena capitale.", come si legge sul sito del Consiglio europeo; di questi ben 6 prevedono esplicitamente la pena di morte per atti sessuali omosessuali consensuali (Brunei, Iran, Mauritania, Nigeria, Arabia Saudita e Yemen), mentre per gli altri 5 (Afghanistan, Pakistan, Qatar, Somalia e gli Emirati Arabi Uniti), secondo alcune fonti consultate dall'ILGA, "la pena di morte potrebbe essere potenzialmente imposta", attraverso l'applicazione di norme previste dai rispettivi ordinamenti.
Malgrado tutto ciò il governo italiano e l’Europa sembrano poco propensi a condannare con chiarezza simili comportamenti, ed anzi come si legge nella mozione “con molti di questi Stati l'Europa e l'Italia hanno stretto e stringono accordi di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica, che prevedono programmi e progetti comuni di collaborazione tra le istituzioni scolastiche e universitarie dei rispettivi Stati (come, ad esempio, quello tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Qatar approvato lo scorso 27 maggio 2020 e divenuto legge 5 giugno 2020, n.64)”.
Ecco allora che i toni della polemica su una legge divisiva come quella sull'omotransfobia, adesso rischiano di allargarsi anche alla politica estera del governo Draghi, rendendo certmamente ancora più difficoltoso l’iter parlamentare dello stesso. La mozione infatti oltre a chiedere un impegno al governo di attivarsi in sede diplomatica affinchè la UE “condanni apertamente e prenda le distanze dagli Stati che preve-dono nei loro ordinamenti il reato di omosessualità, non stringa con essi accordi di cooperazione culturale riguardanti programmi e progetti comuni di collaborazione tra le istituzioni scolastiche e universitarie e revochi quelli già esistenti”.
In più la mozione invita apertamente il governo italiano ad impedire la partecipazione a manifestazioni sportive e culturali in quei paesi, con un chiaro ed impli-cito riferimento ai prossimi mondiali di calcio previsti nel 2022 in Qatar, uno degli stati citati espres-samente nella mozione. "Il deputato PD Zan, relatore della legge sull’omofobia, la smetta di fare melina e risponda alla giustissima richiesta del presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni di condannare con chiarezza gli Stati, a partire da Qatar e Arabia Saudita, che considerano reato penale l’omosessualità e la puniscono con pene corporali, il carcere e in alcuni casi addirittura la pena di morte. La sinistra dica chiaramente che condanna la violenza contro gli omosessuali da chiunque provenga, islamici compresi” commenta duramente il senatore Fazzolari, che in caso contrario accusa.