Aziende energetiche, Fassina: "Draghi ha fatto poco sugli extra profitti"

Intervista di Affari al deputato di Leu Stefano Fassina: "L'allarme di Landini? Condivisibile. E' inconcepibile scaricare l'inflazione sui salari reali"

di Paola Alagia
Stefano Fassina Lapresse
Politica
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Stefano Fassina (Leu): “Condivisibile l’allarme lanciato da Landini. È inconcepibile che, per tenerla a bada, si scarichi l’inflazione sui salari reali. Serve un intervento fiscale che consenta ai lavoratori di recuperare potere d’acquisto, senza alimentare la spirale inflazionistica”

Il segretario della Cgil Maurizio Landini è pronto a mettersi di traverso se si prospettasse una stretta sui salari. Lo ha chiarito oggi dalle pagine di Repubblica, lanciando l’allarme sul rischio che la situazione sociale potrebbe diventare esplosiva “senza nuove misure a sostegno dell’economia”. Un alert che vede d'accordo l’economista e deputato di Leu Stefano Fassina. L’ex viceministro al Mef, interpellato da Affaritaliani.it, infatti, lo dice subito: “L’allarme lanciato da Landini è assolutamente condivisibile. I lavoratori hanno già dato”.

Secondo Fassina, “è inconcepibile che, per tenerla a bada, si scarichi l’inflazione sui salari reali. È necessario invece un intervento fiscale che consenta a lavoratrici e lavoratori di recuperare potere d’acquisto, senza alimentare la spirale inflazionistica”. Ecco perché, per il parlamentare di Leu, “è fondamentale che la si interrompa per via fiscale e non si mettano i sindacati nelle condizioni di dover esigere necessari aumenti contrattuali perché la Banca centrale europea è in azione”.

Quale sarebbe l’effetto di una spirale inflazionistica?
Provocherebbe una recessione, alimentata da una politica monetaria restrittiva che la Bce, ahimè, sta attuando.

In pratica, alla luce delle parole di Landini, bisognerebbe tornare alla scala mobile.
La scala mobile non funziona perché, a differenza degli anni ’80, la politica monetaria la fa Francoforte, non abbiamo più la gestione del cambio per recuperare perdite di competitività. L’unica strada è riprendere il metodo Ciampi del ’92 –’93 per evitare che si inneschi la spirale inflazionistica. Oggi la scala mobile non è un meccanismo in grado di tutelare i lavoratori. Noi dobbiamo invece proteggere il potere d’acquisto. E su questo Landini fa bene a insistere e a tracciare una linea rossa che, per quanto mi riguarda, è insuperabile.

Come si difende, allora il potere d’acquisto?
Per via fiscale, con un’operazione che deve avere anche una direzione europea e spingere la Banca centrale a correggere la rotta sulla politica monetaria.

Come si fa, però, senza scostamento di bilancio, visto che il Governo su questo ha chiuso le porte?
È evidente che per fare un’operazione fiscale, difendere il potere acquisto dei lavoratori ed evitare che le imprese scarichino sui prezzi - e quindi sui consumatori - gli aumenti dei costi servano risorse di bilancio rilevanti. Tuttavia, prima di procedere a uno scostamento è fondamentale attingere in misura più significativa di quanto si è fatto agli extra profitti. E’ inaccettabile, infatti, la sproporzione con chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Ecco perché lo scostamento di bilancio è da mettere sul tavolo, ma prima dobbiamo attingere ai 40 miliardi di extra profitti delle imprese dell’energia, che sono stati soltanto scalfiti.

Altra questione che, però, trova un muro nel governo Draghi è quella della patrimoniale.
Un tema fondamentale è quello che ci ha portato a non votare l’impianto della delega fiscale e cioè il trattamento privilegiato dei redditi da capitale e delle rendite. Anche su questo Landini ha ragione. Chi lavora subisce un prelievo fiscale che pure per i redditi medio bassi è nettamente superiore a quello sugli interessi maturati su titoli di Stato, dividendi ottenuti attraverso le azioni o le rendite da affitto. È uno squilibrio inaccettabile sul piano della giustizia sociale. Non solo, ma è evidente che penalizza i fattori produttivi.

Proprio sulla delega fiscale le posizioni restano distanti, con il centrodestra che fa muro. Come se ne esce?
Si superano solo se il Governo, con questa maggioranza, evita forzature. Noi vorremmo che si trovasse un minimo comun denominatore nel contrasto all’evasione. Poi, chi avrà il mandato degli elettori potrà portare avanti il suo intervento sul fisco. Altrimenti si rischia, come sta emergendo, di paralizzare tutto. E, invece, noi dobbiamo andare avanti sui punti su cui c’è condivisione.