Manovra, maxi-emendamento solo all'ultimo istante. Meloni e Giorgetti 'giocano a nascondino'. Parlamento esautorato

Che cosa accade davvero sulla Legge di Bilancio 2026. Inside

Di Alberto Maggi
Giorgetti e Meloni
Politica

Audizioni, emendamenti e dibattiti in Commissione? Colore per i tg e per qualche lancio di agenzia. Si fa così e basta. Punto


La notizia di oggi sulla telenovela della Legge di Bilancio, non differente dagli anni e dai governi precedenti, è che le banche non ci stanno e protestano. "Ci aspettiamo più rispetto", fanno sapere dall'Abi dopo che nella manovra, sa Irap e polizze, dovrebbe arrivar un miliardo di euro in più rispetto a quanto definito finora. La riunione è finita senza un accordo tra il governo e il settore finanziario. E, scrivono alcuni quotidiani, si va verso un ulteriore aumento dell’Irap e delle tasse sull’assicurazione auto. Il contributo triennale salirebbe così da 9,5 a 10,5 miliardi. Forza Italia, da sempre contraria a prelievi forzosi sulle banche, non parla.

Antonio Tajani, su input di Marina e Pier Silvio Berlusconi (che hanno già ottenuto l'esclusione dell'aumento dell'Irap del 2% sulle società non finanziarie, quindi anche il colosso Mfe) che hanno una rilevante partecipazione in Banca Mediolanum, si sta muovendo sottotraccia e ha ordinato ai suoi parlamentari di non uscire più su questo temo sui media. Bocche cucite e lavoro dietro le quinte per arrivare a un'intesa che soddisfi tutti. Giorgia Meloni, spiegano fonti di Fratelli d'Italia, non ha alcuna intenzione di aprire una guerra con il mondo del credito ma sa anche che la priorità, per Palazzo Chigi e per il Mef, è l'assoluto rispetto del limite del 3% nel rapporto deficit-Pil nel 2025 per rientrare dalla procedura di infrazione Ue. E quindi le coperture vanno trovate.

Ma - spiegano fonti qualificate di governo - siamo solo a fine novembre e in teoria in aula al Senato la Legge di Bilancio dovrebbe approdare lunedì 15 dicembre, anche se sono molti a scommettere che arriverà qualche giorno dopo. Il punto chiave è che Giancarlo Giorgetti d'intesa con la premier e il sottosegretario Giovambattista Fazzolari non vogliono chiudere alcun accordo se non a poche ore dall'arrivo a Palazzo Madama, non in Commissione dove c'è il balletto (inutile) degli emendamenti, della manovra. Solo a quel punto, in piena Zona Cesarini, si chiuderà il cerchio con un maxi-emendamento della maggioranza con le modifiche rispetto al testo varato dal Cdm sul quale il governo metterà la fiducia.

La presidenza del Consiglio e Via XX Settembre non vogliono siglare alcuna intesa prima perché sanno perfettamente che il giorno dopo si aprirebbe un'altra partita. Il cinismo politico di Giorgetti su questo calza a pennello. Lasciare che si tratti, si discuta, si litighi e poi, d'intesa con Palazzo Chigi, imporre l'accordo finale a poche ore dalla presentazione del maxi-emendamento al Senato. Una strategia mirata, precisa. Una sorta di gioco a nascondino per tenere le carte coperte e come un pokerista svelarle solo all'ultimo istante.

Secondo molti osservatori Giorgetti ha già in mente una soluzione finale per chiudere il cerchio, d'intesa ovviamente con Meloni, ma tiene aperta apposta la partita per evitare scivoloni sul rush finale. Quello che viene fuori è che il Parlamento, luogo dove è rappresentata la volontà popolare con senatori e deputati eletti con il voto, si riduce a mero timbratore finale di accordi che vengono siglati nelle vere stanze del potere.

Non solo la Camera approverà un testo blindatissimo tra Natale e Capodanno e quindi nessun deputato potrà cambiare una virgola, ma persino il Senato - dove quest'anno la manovra si discute in prima lettura - riceverà nelle notte un maxi-emendamento del governo (Giorgetti-Meloni) su cui votare la fiducia. Con buona pace del potere legislativo, totalmente esautorato. Audizioni, emendamenti e dibattiti in Commissione? Colore per i tg e per qualche lancio di agenzia. Si fa così e basta. Punto.

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