M5S, Grillo attacca Di Maio: "Il limite dei due mandati deve restare"

Dopo le parole del fondatore, ormai il ministro ha un piede fuori dal M5S, che vede la scissione all'orizzonte

(foto Lapresse)
Politica
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M5S, Beppe Grillo: "Chi si oppone al vincolo dei due mandati si arrocca al potere"


"Appare sempre più opportuno estendere l’applicazione delle regole che pongono un limite alla durata dei mandati". Lo scrive nel suo blog il cofondatore del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo in un lungo post dal titolo 'Il Supremo mi ha parlato'. "Queste regole - ricorda Grillo - hanno goduto di una certa fortuna in alcuni ambiti del settore pubblico, quali i giudici della Corte Costituzionale. Ma il limite alla durata dei mandati si giustifica anche nell’esigenza di porre un limite a un potere rilevante, come per esempio quello del Presidente degli Stati Uniti". Da Grillo un chiaro segnale contro Luigi Di Maio nella sfida interna al M5S con Giuseppe Conte.

IL POST DI BEPPE GRILLO - "L'evoluzione, si sa, e' il risultato di cambiamenti casuali nei processi riproduttivi. La cecita' di questa meccanica e' resa 'visibile' da una frase icastica del chimico Peter Atkins: 'Una volta che le molecole hanno imparato a competere fra loro e a creare altre molecole a loro immagine, elefanti, e cose simili agli elefanti, si troveranno a tempo debito a vagare attraverso le savane'. Dunque l'evoluzione biologica non segue nessun piano, dipende solo da cambiamenti casuali, quali che siano. Quelli piu' adatti (fittest) finiranno per prevalere attraverso la selezione naturale. Qui sta la terribile bellezza del darwinismo: nessuna volonta', nessun senso, nessun fine". Lo scrive Beppe Grillo in un post sul suo blog.

"L'economia basata sulla proprieta' privata si fonda sulla stessa meccanica. L'efficienza della proprieta' privata non dipende dunque dalle prodigiose capacita' dei proprietari, ma da una meccanica molto simile a quella della selezione naturale biologica, che gli economisti chiamano 'distruzione creatrice' - aggiunge il Garante del Movimento cinque stelle -. D'altronde la teoria dell'evoluzione biologica e' tributaria, per stessa ammissione di Darwin, della teoria economica classica. Tuttavia, diversamente dalla selezione naturale, il funzionamento della distruzione creatrice non dipende da processi chimici e biologici, ma dalle regole della societa'".

"Dunque, mentre la velocita' dell'evoluzione biologica e' strutturale e tende a essere lentissima, quella dell'evoluzione economica e sociale e' 'programmabile' e puo' essere piu' o meno veloce a seconda delle regole che la governano. Questa sostanziale differenza non deve pero' indurre a ritenere che l'evoluzione economica e sociale non dipenda (solo) da mutamenti casuali e meccaniche selettive a posteriori, e possa (anche) dipendere dalle 'visioni'. In genere quando qualcuno ha una 'visione' sarebbe meglio chiamare un dottore, se non un'ambulanza. Tuttavia, anche quando alcune di esse si rilevano per essere azzeccate, e' sempre impossibile prevederlo ex ante, ma occorre sperimentarle nella realta' economica sociale per capire se sono destinate a sopravvivere o soccombere".

Grillo prosegue: "Cio' non significa, sia chiaro, negare l'utilita' delle visioni di grandi uomini, ma riconoscere che anche fra queste visioni operano le stesse meccaniche selettive dei cambiamenti casuali. Dunque per l'evoluzione economica e sociale sono piu' importanti le regole che favoriscono i cambiamenti di quelle che favoriscono le (vere o presunte) grandi visioni di (veri o sedicenti) grandi uomini. Fra queste regole ci sono quelle che favoriscono il ricambio dei gestori prima che le imprese collassino. Negli Stati Uniti, per esempio, ci sono diverse regole che favoriscono il ricambio dei gestori nelle societa' quotate, da quelle sulle offerte pubbliche d'acquisto, a quelle sulla raccolta di deleghe, a quelle sul cosiddetto attivismo societario, e cosi' via. Regole che favoriscono il ricambio dei gestori esistono, in teoria, anche nei sistemi politici democratici".

"Tuttavia in questi casi l'interesse dei cittadini e' troppo parcellizzato rispetto allo sforzo necessario per sostituire i governanti, sicche' accade che gli unici a farlo siano i cittadini il cui unico obiettivo e' di sostituire se' stessi ai governanti di cui si chiede il ricambio, e non di tutelare meglio l'interesse dei cittadini". Grillo, poi, osserva: "Per questa ragione appare sempre piu' opportuno estendere l'applicazione delle regole che pongono un limite alla durata dei mandati. Queste regole hanno goduto di una certa fortuna in alcuni ambiti del settore pubblico, quali i giudici della Corte costituzionale. Ma il limite alla durata dei mandati si giustifica anche nell'esigenza di porre un limite a un potere rilevante, come per esempio quello del presidente degli Stati Uniti".

Grillo conclude: "Alcuni obiettano - soprattutto fra i gestori che si arroccano nel potere - che un limite alla durata dei mandati non costituisca sempre l'opzione migliore, in quanto imporrebbe di cambiare i gestori anche quando sono in gamba: 'Cavallo che vince non si cambia' sembrano invocare ebbri di retorica da ottimati. Cio' e' ovviamente possibile, ma il dilemma puo' essere superato in altri modi, senza per questo privarsi di una regola la cui funzione e' di prevenire il rischio di sclerosi del sistema di potere, se non di una sua deriva autoritaria, che e' ben maggiore del sacrificio di qualche (vero o sedicente) grande uomo".