Meloni, strane manovre intorno a FdI. Fi e Lega: piano segreto per "fregarla"?
I media internazionali la paragonano a Mussolini e parlano di ombre nere. Berlusconi, secondo il Fatto Quotidiano, pensa a scipparle Palazzo Chigi
I media internazionali contro Meloni. Berlusconi e Salvini, piano segreto per "fregarla"?
C'è chi la paragona a Benito Mussolini, chi parla di "nubi nere" sull'Italia. I media internazionali si muovono in maniera contraria alla possibile ascesa di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Dopo il New York Times che parla di nubi nere in un'Italia “presto in mano ai neofascisti", la leader contrattacca: “Ricomincia la macchina del fango”. Per il Guardian è “carismatica" e arriva il paragone: "Sarà lei il primo presidente di estrema destra dopo Mussolini?”
Secondo il Fatto Quotidiano, però, non si tratta solo di media, ma anche di trame all'interno della coalizione di destra. Secondo il Fatto ci sono resistenze alla legge non scritta del candidato premier che prende più voti. In particolare da Forza Italia. "Antonio Tajani, spinto dal Ppe come volto di mediazione per Palazzo Chigi, continua a non rispondere: “Vediamo come va il voto e poi decidiamo” ripete. Dubbi dietro cui si nasconde un’idea, che in queste ore circola tra i vertici di Lega e FI. Chiedere che a esprimere il premier non sia il partito che avrà preso più voti a livello di lista, ma che avrà più parlamentari tra Camera e Senato", sostiene il Fatto.
Per riuscire a fregare lo scettro a Giorgia, scrive il Fatto, Fi e Lega dovrebbero "formare un unico gruppo parlamentare dopo le elezioni, potrebbero avere (ma non è detto) più eletti di FdI e a quel punto rivendicare la premiership. Berlusconi vorrebbe che a deciderlo sia l’assemblea dei parlamentari. Uno stratagemma che servirebbe per sbarrare la strada di Meloni a Palazzo Chigi".
La Russa: "Su Meloni fango ispirato da ambienti di sinistra"
"Il commento del New York Times su di noi? Come dice Meloni è solo fango. Io scorgo interessati suggerimenti di ambienti e think tank italiani di sinistra ancorati alla speranza che un antifascismo strumentale e pronto all'uso possa salvarli". Così il vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa, in un'intervista al 'Corriere della Sera'. L'esponente di Fratelli d'Italia sostine che esiste "un racconto della sinistra, che vuole a tutti i costi" il centrodestra diviso.
"E invece saremo comunque d'accordo sulle regole, il candidato sarà chi prende più voti, lo ha riconfermato anche Salvini - obietta -. Non abbiamo un problema adesso, sceglieranno gli italiani, certamente non affidiamo la decisione ai giornali stranieri o al Ppe. Meloni non pretende di essere designata oggi leader del centrodestra, poi prenderemo atto del responso delle urne. Se guardiamo la storia della destra ogni volta che chi e' piu' accreditato a vincere si avvicina al momento del voto comincia un gioco di screditamento che collega quotidiani stranieri e ambienti intellettuali italiani. Toccherà anche alla Meloni? Forse sì, ma per fortuna queste cose non incidono sul voto degli italiani".
Crosetto: "Meloni fa paura perché non è ricattabile"
"Giorgia fa paura: è libera, non ricattabile, non deve nulla a nessuno". Lo dice a chiare lettere in un'intervista a Qn, Guido Crosetto ex parlamentare e fondatore di Fratelli d'Italia, parlando degli attacchi alla leader di FdI. "I fascisti ci sono, e tanti, ma al potere - sottolinea -. Un'intera classe dirigente che ha occupato il Paese da decenni e non vuole mollarlo. Specie a persone non controllabili come Meloni che vanno fatti fuori, distrutti in ogni modo". Sull'ipotesi di Tajani premier che arriva anche dal Ppe dice: "Non è il Ppe che decide chi fa il premier in Italia - evidenzia -. Deve essere il migliore della coalizione vincente alle urne. Personalmente penso che Tajani premier non sia in agenda. Il premier non si impone dall'esterno, lo scelgono i cittadini".
E aggiunge: "Io, personalmente, preferirei altri. Con tutto il rispetto, può andare agli Esteri, fare il presidente della Camera o Senato, non il premier. Non è questione di intelligenza, ma di predisposizione". E parlando delle divisioni nel centrodestra precisa: "Nessuno obbliga nessuno a stare insieme e non si possono rimandare a dopo la vittoria elettorale, se ci sarà, tutte le questioni aperte - commenta -. Se Giorgia me lo chiedesse le direi: se dovete rompere subito dopo il voto, meglio farlo prima e andare da soli. Il tema non sono i collegi da dividere, ma avere un programma comune". E sul nome del premier? "Lo dice Salvini: sarà scelto tra chi prende più voti".