Mezza Italia è disinteressata alle elezioni: "Pensiamo ai problemi economici"

La campagna elettorale sotto l'ombrellone non piace per nulla. Sale il livello di sfiducia nei confronti delle promesse dei partiti. Sorpresa: il DDL Zan piace

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Elezioni 2022: a un elettore su due non interessano granché

Per la prima volta nella storia, la campagna elettorale per le elezioni politiche si svolge in piena estate, ma la novità non pare proprio piacere agli elettorali. Metà degli italiani dichiara un interesse solo moderato per la contesa politica, 4 su 10 sono indifferenti e soltanto il 2% si dice pronto ad impegnarsi attivamente per sostenere il proprio partito o movimento. È il dato che emerge in modo inequivocabile dall'appuntamento settimanale con il “radar” dell'istituto di sondaggi SWG, che fotografa l'andamento della situazione politica e le sue ripercussioni sull'opinione pubblica.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il prossimo Premier? Ancora Mario Draghi, seguito dalla coppia Letta-Meloni

La freddezza degli elettori probabilmente si spiega anche con la delusione per l'uscita di scena di Mario Draghi, indicato dalla maggioranza del campione intervistato (58%) come la scelta numero 1 per la guida (anche) del prossimo governo. Alle sue spalle, c'è Giorgia Meloni con un piccolo vantaggio su Enrico Letta, anche se la vittoria del centrodestra viene data come molto probabile e viene approvato l'automatismo che porterebbe a Palazzo Chigi il leader del partito che prenderà più voti. 

Pensioni e DDL Zan sono i temi più cari agli elettori

Come fare a conquistare il voto degli indecisi? Le proposte dei partiti lasciano indifferente il 38% degli elettori, che oltretutto si spacca in maniera molto frammentata sui singoli punti. “Delle dieci misure sottoposte a valutazione nessuna riesce a trovare il consenso trasversale degli elettori dei quattro principali schieramenti in gioco, evidenziando come questi siano temi fortemente divisivi”, spiega Swg. La riforma delle pensioni a “Quota 41” è la proposta che più intriga gli italiani, seguita a sorpresa dal DDL Zan (per quanto sia promosso solo da Pd e Azione/+Europa) e l'installazione dei rigassificatori a Piombino e Ravenna, sulla quale c'è la convergenza di centrodestra, Pd e Calenda, ma con la ferma contrarietà di Fratoianni, che fa parte della coalizione di centrosinistra. I provvedimenti-bandiera (la “flat tax” della Lega e il Superbonus al 110% del M5S) scaldano poco i cuori, ma il tema pià controverso è l'invio delle armi all'Ucraina, sul quale il campione si spacca in parti praticamente uguali tra favorevoli, contrari e indifferenti. 

La politica? Il primo pensiero degli italiani riguarda l'economia

In un clima di evidente sfiducia nei confronti della politica, tale freddezza si spiega con il pessimismo verso la possibilità che queste promesse vengano effettivamente realizzate. Lo scetticismo maggiore riguarda l'alleggerimento della pressione fiscale, mentre la novità ritenuta più probabile è una riforma del Reddito di Cittadinanza in senso maggiormente restrittivo. La sensazione di negatività è meno marcata tra gli elettori di centrodestra che, intravedendo la vittoria all'orizzonte, sono gli unici ad immaginare che il prossimo Parlamento sia meglio dell'attuale.

La paura del futuro alimenta la sfiducia nei confronti della politica, che non ha ricette convincenti

Se la contesa tra partiti non eccita particolarmente chi li vota, è perché la si percepisce come una questione troppo lontana dai problemi reali, che sono principalmente quelli di natura economica. L’indice di fragilità economica segnala che i nuclei familiari si percepiscono più vulnerabili rispetto a 4 mesi fa, a causa degli annunci sul rallentamento dell’economia e la crescita dell’inflazione e dei prezzi. Segnali di peggioramento anche dall'indice di Marginalità Sociale, che segnala la condizione dei cittadini dall’angolo visuale dell’essere parte attiva della società. 

Una tendenza confermata dall'indice di Confidenza nel Futuro che continua a scendere come da un anno a questa parte: “è lo specchio di un Paese che percepisce uno stallo pericoloso”, spiegano i ricercatori. Come risultato decisamente ovvio di questa combinazione di fattori, l'indice di Disaffezione Politico-Istituzionale segnala l'aumenta il distacco percepito con chi guida il Paese.

Chissà che questo messaggio – quasi crudele nella sua chiarezza – non spinga i contendenti a un convincente sforzo di pragmatismo: risolte ormai quasi ovunque le questioni relative alle alleanze e alla spartizione dei seggi, servono delle proposte convincenti per risolvere i problemi degli italiani. Chi comincia?