Pd, Marcucci: "Di Maio? Equilibrato e moderato. Un partner affidabile"

Intervista di Affari al senatore Andrea Marcucci (Pd): "Sul Quirinale ho rivisto il Conte alleato di Salvini". Il sistema di voto?"Per il proporzionale da anni"

Paola Alagia
Di Maio Marcucci Conte
Politica
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Andrea Marcucci (Pd): "Con il proporzionale si ripristina un principio vitale di rappresentanza e si aiutano i partiti a tirar fuori un’identità a volte troppo confusa". Il futuro candidato premier? "Con questo sistema non esisterebbero candidati di coalizione, ma se ci fossero le condizioni, anche dopo le elezioni, penso che Draghi potrebbe continuare ad essere la persona giusta"

Archiviata la partita del Colle, il dibattito sulla legge elettorale torna centrale all'interno delle forze politiche. Da un lato si fanno bilanci sull'esito delle trattative per il Quirinale che hanno restituito un centrodestra in pezzi - o "finito", come dice Giorgia Meloni -, provocato l'implosione del M5s e generato un nuovo dinamismo di centristi e moderati. Ma dall'altro ci si comincia a proiettare in avanti e a ragionare di schemi, con o senza coalizioni, in vista del rinnovo della legislatura. Affaritaliani.it ne ha parlato con l'ex capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, considerato un battitore libero, seppur vicino alla corrente di Base riformista.

Senatore, nel Pd tira aria di proporzionale. Condivide? E, se sì, con quale soglia di sbarramento?
Io firmai alla nascita del governo Conte due il documento programmatico che identificava il sistema proporzionale come correttivo alla riforma che ha ridotto il numero dei parlamentari. Mi sono fermato a quella posizione anche negli anni successivi. Con il proporzionale si ripristina un principio vitale di rappresentanza e si aiutano i partiti a tirare fuori un’identità a volte troppo confusa.

Oggi Goffredo Bettini ribadisce che serve una gamba centrista per il campo largo del centrosinistra. Può diventare uno schema alternativo all'alleanza con il M5s?
Non seguo sempre le giravolte di Bettini. Io dico che il Pd deve avere un forte rapporto con i centristi e poi andare a vedere cosa trova nel M5s, gruppo per così dire sempre immerso in un dibattito interno. Per dirlo più chiaramente: non amo le esclusioni, non dico 'mai con i Cinque stelle', che è cosa diversa dal dire sempre e comunque con i Cinque stelle, con i quali abbiamo comunque avviato una collaborazione.

In una logica di coalizioni, il candidato premier dovrebbe essere Letta o bisognerebbe proseguire con Draghi?
Io ho detto che il premier Draghi ha svolto e sta svolgendo un’attività fondamentale per il Paese con la messa a terra del Pnrr. Poi, naturalmente, con il proporzionale cambia tutto, non esisterebbero candidati di coalizioni. Se ci fossero le condizioni, anche dopo le elezioni, penso che Draghi potrebbe continuare ad essere la persona giusta.

E se invece si votasse col proporzionale, è ipotizzabile un governo Draghi sostenuto dal Pd e da tutti i moderati, tagliando le ali estreme?
Le carte le daranno gli elettori con i loro voti. Discuterne prima può essere un po’ avventato. Certamente questa è una possibilità.

Tra i moderati, è plausibile inglobare per esempio Di Maio?
Mi limito a giudicare l’attività di governo e credo che il ministro Di Maio agli Esteri si stia comportando bene. In più apprezzo il suo equilibrio e la sua moderazione, credo sia un partner affidabile.

A proposito di Di Maio, ieri la foto che lo immortalava con il numero uno del Dis Elisabetta Belloni. Come valuta l'intera vicenda, una caduta di stile da parte di entrambi o le sembrano dinamiche normali? Certamente quella foto io non l’avrei fatta.

Oggi, nell'acceso scontro tra Di Maio e Conte è intervenuto Beppe Grillo per mediare. Nell'ottica del Pd sarebbe meglio che l'interlocutore restasse Conte?
Non sono esperto di cose che riguardano i Cinque stelle, continuo a capire poco le loro dinamiche interne. Dico solo che durante le votazioni per il Colle, a tratti ho rivisto il Conte che governava con la Lega.