"Equità sociale, politica industriale e costo dell'energia". Su Affaritaliani le priorità economiche del Pd e le sfide al governo
Misiani: "Incalzeremo il governo su questi tre punti". Intervista
Antonio Misiani
"Su questi tre fronti – lavoro, industria, energia – il Partito Democratico incalzerà il governo nelle prossime settimane"
"L’inizio del 2026 consegna un quadro economico fragile e preoccupante. La legge di bilancio appena approvata è debole nelle dimensioni e povera di visione, incapace di incidere su una crescita che nel 2025 si è quasi azzerata e che rimarrà asfittica anche nell’immediato futuro, facendo perdere all’Italia ulteriore terreno rispetto ai principali partner europei. Di fronte a questa situazione, il governo ha scelto purtroppo una manovra difensiva, rinunciando a intervenire sui nodi strutturali dello sviluppo". Lo afferma ad Affaritaliani il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico. Che poi spiega la ricetta della principale forza politica di opposizione guidata da Elly Schlein.
"Per il Partito Democratico le priorità di politica economica sono chiare e urgenti. La prima grande questione riguarda l’equità sociale e il potere d’acquisto dei redditi. Il mini taglio dell’IRPEF previsto dalla manovra avrà effetti marginali sul ceto medio, mentre resta irrisolto il problema della sterilizzazione strutturale del fiscal drag. L’Italia continua a essere uno dei pochissimi Paesi europei senza una normativa sul salario minimo, e i rinnovi contrattuali non riescono a recuperare le perdite subite con l’inflazione del biennio 2022-2023. La povertà lavorativa cresce e non può essere affrontata affidandosi esclusivamente agli interventi fiscali: servono meccanismi normativi e contrattuali in grado di tutelare stabilmente il potere d’acquisto delle retribuzioni, a partire da quelle più basse", sottolinea l'esponente Dem.
"La seconda urgenza riguarda la politica industriale, oggi il vero punto critico del sistema Paese. I dati sulla produzione sono allarmanti e i dazi di Trump rappresentano una spada di Damocle da non sottovalutare per un Paese ad alta propensione all’export come l’Italia. Nel settore automotive la produzione di Stellantis è crollata di un ulteriore 20% nel 2025, toccando minimi storici, mentre l’intera filiera della componentistica è in forte sofferenza. Il governo continua a scaricare le responsabilità sull’Europa, ma la realtà è che il fondo automotive è stato quasi azzerato dalla penultima legge di bilancio e mai rifinanziato, e che manca completamente una strategia nazionale per accompagnare la transizione industriale. Anche sulla siderurgia il quadro è drammatico: il destino dell’ex ILVA appeso alle decisioni di un fondo americano certifica la fragilità dell’impianto complessivo e il fallimento di tre anni di stop and go dell’azione di governo. La legge di bilancio ha previsto nuovi incentivi agli investimenti, ma la nuova edizione di Transizione 5.0 è una misura parziale e insufficiente ad affrontare i problemi strutturali dell’industria italiana. La verità è che il governo sull’industria naviga a vista: il Ministro Urso aveva presentato a ottobre 2024 un Libro Verde sulle politiche industriali, seguito da una consultazione delle parti sociali che avrebbe dovuto portare alla pubblicazione di un Libro Bianco entro febbraio 2025. A più di un anno di distanza, di tutto questo non si sa più nulla", aggiunge Misiani.
"La terza, grande priorità è il costo dell’energia, che continua a pesare su famiglie e imprese. Il ritmo di installazione delle rinnovabili sta rallentando, il governo usa il ritorno al nucleare come un’arma di distrazione di massa mentre si è mosso in modo contraddittorio sulla semplificazione dei permessi e ha definanziato strumenti strategici come le comunità energetiche rinnovabili. Al tempo stesso, Palazzo Chigi continua a non voler affrontare le distorsioni del mercato elettrico che generano enormi rendite di posizione per le società energetiche. Sono mesi che viene annunciata l’imminente emanazione di un decreto sui costi dell’energia ma l’emanazione di questo provvedimento è stata via via rimandata. La proroga delle concessioni per la distribuzione elettrica, decisa un anno fa, rischia inoltre di scaricare sulle bollette nuovi oneri, aggravando ulteriormente la situazione", rimarca il responsabile economico del Pd.
"Su questi tre fronti – lavoro, industria, energia – il Partito Democratico incalzerà il governo nelle prossime settimane. Senza una svolta su questi nodi strutturali, il rischio è che l’Italia entri in una fase di declino silenzioso, fatto di stagnazione, perdita di capacità produttiva e aumento delle disuguaglianze", conclude Misiani.
Tutte le notizie della sezione politica