Referendum Giustizia, scontro aperto: Landini e Anm per il No, ma il Sì avanza con una schiera di magistrati e Di Pietro
Il dibattito sul referendum sulla giustizia si accende: da un lato Landini e Anm guidano il fronte del No, dall’altro cresce il Sì con decine di magistrati e l’ex simbolo di Mani Pulite, Antonio Di Pietro
Carlo Nordio
Referendum Giustizia, Landini e Anm per il No, ma il Sì avanza: molti magistrati e Di Pietro in campo per la riforma
A Roma, un’ampia alleanza composta da organizzazioni della società civile, autorevoli rappresentanti della sinistra politica, il leader sindacale Maurizio Landini e l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha fatto fronte comune per appoggiare il “No” al referendum. L’iniziativa è stata presentata nel corso di un incontro pubblico che ha sancito la nascita di uno schieramento unitario a sostegno del Comitato per il No, guidato da Bachelet.
L’evento ha riunito protagonisti provenienti da differenti ambiti associativi e politici, uniti dall’intento di manifestare il proprio dissenso rispetto al quesito referendario, informare e coinvolgere l’opinione pubblica sui suoi contenuti, favorendo una partecipazione al voto informata e responsabile.
Il Comitato per il No, guidato da Bachelet, si configura come un punto di aggregazione per quanti intendono contrastare il referendum. Il comitato ha già messo in campo diverse iniziative volte a informare la cittadinanza sui contenuti della riforma e sulle motivazioni alla base del “No”, come appuntamenti pubblici, confronti aperti e la distribuzione di materiali informativi.
La natura eterogenea dello schieramento del “No”, che riunisce esponenti della società civile, del sindacato, della magistratura e della politica, evidenzia l’ampiezza e la pluralità delle criticità sollevate dal referendum. La finalità condivisa è la tutela dei principi costituzionali e la promozione di un modello di sviluppo più equo e sostenibile.
Comitato per il Sì: quanti magistrati sostengono la riforma?
Se sono molti i magistrati che sostengono il No, altrettanti sono quelli che aderiscono al maxi-comitato “Sì Riforma”. In particolare, tra i 33 soci fondatori, oltre a figure mediatiche come Alessandro Sallusti, autore del “Sistema” e Lobby & Logge e al già vicepresidente della Corte costituzionale e docente di Diritto costituzionale Nicolò Zanon, figurano magistrati di rilievo come Luigi Salvato, procuratore generale emerito della Corte di Cassazione; Giacomo Rocchi, presidente di sezione penale della Cassazione; Alfonso D’Avino, capo della procura di Parma; e Giuseppe Capoccia, procuratore con esperienza in Calabria e Lecce e nelle indagini sui crimini organizzati.
Accanto a loro, il comitato annovera altri importanti magistrati e giuristi: Paolo Itri, esperto nella lotta alla criminalità organizzata, nominato nel 2023 sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e presidente di sezione della Corte di Giustizia tributaria di Napoli; Rosita D’Angiolella, consigliere di Cassazione dal 2018; Ettore Manca, membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa e presidente del Tar di Lecce; e Raimondo Orrù, viceprocuratore onorario e dirigente di Federmot, la federazione dei magistrati onorari.
Il comitato comprende, poi, giuristi, docenti universitari e avvocati: tra questi il prorettore vicario dell’Università Europea di Roma Alberto Gambino, il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco, e due componenti laiche del Csm, Isabella Bertolini e Claudia Eccher. Tra i soci figurano inoltre accademici di lungo corso come Mauro Paladini, Tommaso Frosini, Emanuele Bilotti e Mauro Ronco, tutti con una consolidata esperienza nel campo giuridico.
Infine, anche un ex pm distante dal centrodestra, come Antonio Di Pietro, ieri è intervenuto pubblicamente per sostenere la riforma. Il simbolo di Mani Pulite a Napoli ha lanciato un nuovo comitato per il Sì, “Giustizia senza confini – Italiani nel Mondo per il Sì al referendum”, il cui coordinatore è Andrea Di Giuseppe (Fdi), eletto nella circoscrizione Estero.
“Come magistrato, come poliziotto, ma anche come testimone, parte lesa, parte civile, indagato e imputato, mi sono reso conto di una cosa: ci si sente più tranquilli quando si entra in un’aula di giustizia sapendo che il giudice è realmente terzo”, ha dichiarato Di Pietro.