Risoluzione Iran, il M5s si astiene. Ricciardi: "No a interventi militari, così si rischia una nuova Afghanistan"
Intervista a Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera e membro della Commissione Esteri
Risoluzione Iran, Ricciardi (M5S): “Ci siamo astenuti per evitare guerre e convenienze belliciste”
Dopo l’approvazione in Senato di una mozione bipartisan che condanna la repressione in Iran e impegna il governo a intraprendere “ogni iniziativa diplomatica” e “iniziative urgenti d’intesa con i partner dell’Unione europea e nelle opportune sedi multilaterali”, su cui il M5S si è astenuto, sono emerse numerose polemiche. Ma quali sono le ragioni che hanno spinto il partito pentastellato ad astenersi? E quali sono invece i punti principali della nuova risoluzione presentata dal partito di Giuseppe Conte?
A fare chiarezza è Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera e membro della Commissione Esteri, che ad Affaritaliani ha spiegato la reale motivazione dell'astensione, sottolineando l’importanza di perseguire la soluzione diplomatica e di rigettare senza esitazione “i venti di guerra e le convenienze belliciste di chi vende e compra armi”.
Quali sono le ragioni che hanno portato il Movimento 5 Stelle ad astenersi sulla mozione contro la repressione in Iran?
“Abbiamo chiesto che, oltre alla condanna per la brutale repressione messa in atto dal regime iraniano, ci fosse la richiesta di scongiurare iniziative militari unilaterali che porterebbero a una ulteriore destabilizzazione del Medioriente e del mondo intero. Ci è stato detto di no e allora abbiamo deciso di astenerci. Sottolineo anche che la nostra è una scelta pienamente politica, perché non vogliamo che eventuali interventi militari unilaterali finiscano per permettere al regime iraniano di uscire dall’isolamento internazionale facendo leva su un sentimento nazionalistico”.
Quali sono i punti principali della nuova risoluzione che avete presentato e in cosa differisce da quella su cui vi siete astenuti in Senato?
“La nostra accettava quanto scritto in quella presentata il giorno prima al Senato e infatti era identica in tutti gli aspetti di condanna al regime iraniano, ma la integrava con una sola e semplice richiesta: lavorare per scongiurare eventuali interventi militari unilaterali. Purtroppo la maggioranza non ha avuto nessun sussulto di dignità e nemmeno in questa occasione è riuscita a mettere davanti gli interessi nazionali.
Per noi è essenziale che non si utilizzino le proteste in Iran per cercare di attuare un regime change. Non dobbiamo mai dimenticare quello che è accaduto in passato: parlo dell’Afghanistan, dell’Irak della Siria. È essenziale che la politica abbia il coraggio di rigettare i venti di guerra e le convenienze belliciste di chi vende e compra armi”.
Il vostro “no” alle azioni militari unilaterali è una linea di principio generale o, secondo lei, nel caso iraniano esistono strumenti internazionali alternativi davvero efficaci per fermare la repressione?
“Nei conflitti la prima soluzione non può che essere quella diplomatica e questo perché una guerra è una sconfitta di per sé. Un esempio molto concreto di tutto questo arriva dall’Ucraina. Nei tentativi di pace a Istanbul le richieste di Putin erano minori di quelle di oggi. E questo perché la follia guerrafondaia di Meloni, Von der Leyen e dei maggiori leader europei ha prodotto l’ostinazione di cercare una vittoria militare sulla Russia che ci si è ritorta contro, e anche a caro prezzo. Eppure, evidentemente per meri interessi economici delle lobby che sono dietro al riarmo, continuano ostinatamente in questa direzione”.