Torino, la campagna elettorale prosegue sonnacchiosa e i 5S stanno a guardare
Che noia, che barba, che barba, che noia! Non mi viene niente di meglio, se non le parole di Sandra Mondaini per definire le vicende politiche nostrane. A Torino la campagna elettorale prosegue sonnacchiosa tra un prosecco elegante di Damilano, candidato del Centrodestra, e una partita Italia-Belgio alla bocciofila di Lo Russo, candidato del Centrosinistra. E i Cinquestelle? Per il momento stanno a guardare per capire come finirà lo scopone scientifico tra l’avvocato Conte e il fondatore Grillo.
Una situazione così paradossale che è riuscita persino a ridare un’oggettiva credibilità a quel simpatico bullo fiorentino di Matteo Renzi che ha scritto sul suo profilo Facebook: “Conte e Grillo se le stanno dando di santa ragione. Si inventeranno una fragile tregua e poi ripartiranno a litigare. Spero che chi fino a qualche settimana fa ci spiegava che i Cinque Stelle erano il futuro e che Conte era il riferimento del mondo progressista possa quantomeno smettere di fare certe affermazioni: non dico chiederci scusa e darci ragione, questo sarebbe impossibile. Mi accontenterei di vedere chi ha fatto la morale in questi mesi riconoscere, semplicemente, di avere sbagliato tattica e strategia. Lo slogan "o Conte o niente" ce lo ricordiamo?”.
Poi, mi salta all’occhio un articolo del giornale online LoSpiffero.com di Bruno Babando che dà ampio risalto alla candidatura a sindaco dell’ex grillino Damiano Carretto, consigliere comunale in Sala Rossa, nella lista “Torino verde” del Movimento 4 ottobre, dove si sono ritrovati diversi fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle, come Francesca Frediani e Giorgio Bertola. Secondo Carretto, come recita lo slogan della sua campagna, “il futuro di Torino è verde”. Speriamo solo che non sia al verde.
A questo punto, mi viene spontaneo contattare proprio la Frediani, attuale consigliera regionale in Piemonte, fuoriuscita dal Movimento 5 Stelle alla fine del 2020, perché sono curioso di sapere se pensano davvero di poter vincere. La mia sensazione è che si preparino solo per fare lo sgambetto al ballottaggio al sobrio Lo Russo che da geologo vorrebbe mettere proprio una bella pietra sopra i Cinquestelle. La Frediani mi risponde con un laconico: “Non facciamo nessun calcolo. Esistiamo e intendiamo partecipare”. Occhei, esistere di questi tempi è già tanta roba, per quanto “l’importante non è vincere, ma partecipare” non sia propriamente un motto politico. In ogni caso, prendo atto che non ci sarà nessuna indicazione di voto da parte loro al ballottaggio, come nella migliore tradizione grillina. Liberitutti.
Sempre più annoiato finisco sulla pagina Facebook di Barbara Azzarà, consigliere del Comune di Torino e vicepresidente di ANCI Piemonte, dove leggo un lungo post del 30 giugno a forma di interrogativo. “Sono una persona riflessiva, chi mi conosce lo sa. Ho aspettato un po' di tempo per metabolizzare la situazione che sta vivendo il movimento di cui faccio parte. Ho atteso di comprendere” scrive la prof di matematica e fisica. “Ora però ci sono delle domande che continuano a girarmi in testa. Perché, se la piattaforma Rousseau, come dice Grillo, può essere usata per una votazione sul direttorio, non può essere usata per votare sul contenuto del nuovo statuto scritto da Conte? Perché non possiamo vederlo questo nuovo statuto? Ma, soprattutto, perché ora Beppe ci dice che Conte non è all'altezza del compito che lui stesso gli ha dato. Da un punto di vista morale io dissento completamente dalla modalità con la quale Grillo ha trattato Conte, si può essere d'accordo o meno su una linea politica, ma mai si deve attaccare sulla persona e devo dire che il video di oggi mi ha ancora più indispettita”.
Continua su questa falsariga ancora per un po’, se vi interessa potete andare a leggere il post completo sul suo profilo Facebook. Decido di contattare anche lei. Faccio il simpaticone, dicendo che sto seguendo il noioso tran-tran della campagna elettorale per la poltrona di sindaco a Torino e, dopo aver letto il suo post sulla vicenda Grillo-Conte, mi sarebbe piaciuto raccogliere una sua succosa dichiarazione. Questo mio brillante savoir-faire mi ha sempre fatto guadagnare pochissime simpatie tra le professoresse e non solo.
“Per le prossime elezioni io attenderei di vedere quali saranno i candidati in campo e mi pare che, oltre al movimento, manchino anche parecchi tasselli sulle alleanze” chiosa algida Barbara Azzarà, confermando la mia naturale propensione a risultare antipatico ai prof. A questo punto butto lì una considerazione da bar, nel senso che l’ho proprio sentita al bar dei giardinetti sotto casa mia. Le chiedo se non le sembri un po’ strano che, sotto l'ombrellone frastagliato del Movimento, ci sia un candidato dei fuoriusciti Bertola e Frediani (Damiano Carretto), uno del tandem Conte-Appendino e uno di Grillo. Con il rischio che gli elettori Cinquestelle, da ago della bilancia torinese, non si stufino di tutto questo e votino al primo turno la Torino Bellissima di Damilano per fare dispetto al meno glamour Lo Russo, facendo vincere il Centrodestra.
“Damiano è in una sua lista. Ormai è fuori dal movimento da tempo, come Frediani e Bertola” mi bacchetta la prof. “Di liste che io sappia ce ne saranno molte, quindi, non è che una in più cambi le sorti della votazione. E chi sarebbero i candidati di Appendino/Conte e quello di Grillo? A me risulta che il movimento abbia raccolto due disponibilità e si deciderà tra uno dei due. Non mi risulta che uno dei due sia uscito dal movimento o che uno dei due sia stato incoronato da Grillo. Adesso stiamo partendo con le disponibilità per la lista, quindi mi pare che si proceda con linearità al di là delle questioni romane. E poi chi le dà tutta questa certezza della separazione? Siamo in una fase di discussione, non darei per scontato che non ci sarà una ricomposizione, iniziando proprio a ragionare sul testo preparato da Conte”.
E chiude la conversazione, mandandomi il messaggio di Grillo su Facebook dove dice che ha ricevuto dai gruppi parlamentari una richiesta di mediazione, in merito agli atti che dovranno costituire la nuova struttura di regole del MoVimento 5 Stelle (Statuto, Carta dei valori, Codice Etico) e via dissertando. Non ve lo sto a riportare tutto, tanto lo avrete già letto da qualche altra parte. In realtà, personalmente non do per scontato quasi mai nulla nella mia vita, ma ogni tanto mi scappa di immaginare le cose sulla base di quello che vedo. Lo so è un brutto vizio, ma non lo faccio per cattiveria. Infine, mi pare giusto ricordare le due disponibilità citate dalla Azzarà, ovvero Valentina Sganga e Andrea Russi.
La prima, classe 1986, consigliere comunale, NoTav e femminista, è considerata una vera pasionaria pentastellata. In un post su Facebook del 3 febbraio scorso, auspicava “un no a Draghi per poi presentarsi al voto con un progetto dal respiro sociale”. Il secondo, anche lui consigliere comunale, classe 1982, radiologo, appartiene all’ala più governista, molto fedele alla sindaca uscente Chiara Appendino, per quanto contrario a qualsiasi alleanza con il Pd, non solo a livello comunale, ma anche nei quartieri e nelle circoscrizioni.
Nonostante tutte le buone intenzioni, su di loro pesano come un macigno le parole pronunciate da Giuseppe Conte in videoconferenza lo scorso 11 giugno: “Non puntiamo a vincere, ma a un buon risultato". Tradotto: raggiungere almeno la quota salvezza del 10 per cento. Un risultato al di sotto di quell’asticella sarebbe un bel problema, sempre usando le parole dell’avvocato Conte. Per come si stanno mettendo le cose, i due candidati non possono certo dormire sonni tranquilli. Alla prossima puntata.