Vannacci con Futuro Nazionale non spaventa nessuno. La Lega con Zaia vola, con l'ex generale crolla. E in molti sperano nell'uscita
La premier non teme un'opposizione sovranista a destra
Chi in passato è uscito dalla Lega ha sempre fatto flop
Stop and go. Mezze parole. Misteri. Allusioni. Fughe in avanti e smentite sempre parziali. Roberto Vannacci, ex generale ed europarlamentare della Lega famoso per il suo libro Il mondo al contrario e poi voluto fortemente da Matteo Salvini candidato alle elezioni europee, tanto che oggi è uno dei quattro vice-segretari federali del Carroccio, continua a far parlare di sé ma non spaventa né la Lega né tantomeno l'intera coalizione di Centrodestra.
A parte l'uscita di ieri su Affaritaliani del consigliere regionale Veneto Roberto Marcato, tra i fondatori della Liga Veneta (famoso per le sue battaglia sull'autonomia, anche se in realtà in cuor suo vorrebbe la secessione), che ha affermato che è "inevitabile e ovvia" la cacciata dell'ex generale dal partito dopo aver depositato il logo e il nome di Futuro Nazionale, nessuno tra i big, in particolare tra i parlamentari, intende commentare il 'caso Vannacci'. Il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture ha dato ordine a tutti i suoi di non parlare con i giornalisti di questo argomento. Divieto assoluto.
A Palazzo Chigi osservano quanto sta accadendo in caso dell'alleato di governo con scarso interesse ("Non entriamo nelle dinamiche degli altri partiti", è il mantra di FdI) anche se un'eventuale uscita del vulcanico ex militare dell'Esercito aiuterebbe Giorgia Meloni nei rapporti con le istituzioni europee e in particolare con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (bersaglio quotidiano di accuse pensatissime da parte dell'autore de Il mondo al contrario).
Su alcuni siti internet e su alcuni giornali sono usciti sondaggi ipotetici che parlano addirittura di un 5% per Futuro Nazionale con Vannacci che fa lo spaccone e parla di 10 e 20%. I dati dicono esattamente l'opposto. Proprio come nel suo libro, Il mondo al contrario. Alle ultime elezioni regionali il peggior risultato della Lega è stato ottenuto in Toscana (sotto il 5%) ovvero nella terra dell'ex generale. Un solo consigliere eletto.
Il Carroccio ha perfino fatto meglio, molto meglio che nella Toscana di Vannacci, al profondo Sud, dalla Calabria alla Puglia fino alla Campania. Per non parlare del Veneto dove grazie a quel Luca Zaia che l'eurodeputato (quasi ex) leghista definisce essere "non il mio benchmark" la Lega ha superato di gran lunga il 30% doppiando Fratelli d'Italia e ribaltando così il risultato delle scorse elezioni europee. I numeri parlano chiaro: dove c'è Vannacci il Carroccio cala, dove c'è Zaia vola a cifre che non si vedevano da anni.
Fratelli d'Italia e Forza Italia sono totalmente disinteressati al caso e alla vicenda più mediatica che politica e parlano di Vannacci come di una personalità "ininfluente". Anche nella Lega, a microfono spento, sono tantissimi che sperano in una sua uscita, visto che come ha detto qualche giorno fa Salvini a Milano "fuori dal partito nessuno troverà spazio o visibilità". Ed è sempre stato così. Chi ha lasciato la Lega negli ultimi decenni da quando è stata fondata da Umberto Bossi ha sempre fatto flop nelle urne. Un segnale che forse Vannacci, rifiutato perfino da Marco Rizzo che con la sua Democrazia Sovrana Popolare non ha mai superato l'1% alle Regionali, non ha calcolato.
Salvini, in evidente imbarazzo, cerca di minimizzare: "Ragazzi è un problema solo vostro, ci vediamo: il problema non esiste, non esiste nessun problema, se vi appassiona divertitevi, ma veramente fra decreto sicurezza, ricostruzione, olimpiadi, cantieri ferroviari, l'ultima delle mie preoccupazioni sono problemi e litigi, ci vediamo, con calma, chiariamo tutto, ma è un problema per i giornalisti, non per gli italiani e non per la Lega", ha affermato il vicepremier e leader del Carroccio parlando con i giornalisti nella Sala della Regina della Camera al termine della presentazione del volume "Roberto Maroni - Discorsi politici e parlamentari". Salvini fa il suo, ma basta parlare con qualsiasi leghista (parlamentare) per sapere che cosa pensi di Vannacci (tranne i pochissimi fedeli all'ex generale). Poi come sempre i leader politici, quando non sanno come risolvere i problemi interni, danno la colpa ai giornalisti.
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