Vannacci, Mario Adinolfi: "Dargli il mio simbolo? Forse. I 100 mila euro non mi interessano. Fabrizio Corona? Arricchirebbe la politica"

Il fondatore del Popolo Della Famiglia conferma le trattative in corso con Vannacci per l'utilizzo del simbolo, che garantirebbe al partito 100mila euro

di Chiara Feleppa
Politica

Mario Adinolfi pronto a concedere il simbolo del Popolo Della Famiglia a Vannacci: "Siamo in sintonia, ma noi siamo fuori dal centrodestra. I 100 mila euro? Non ci interessano"

Sono alla ricerca di un simbolo come i Cavalieri della Tavola rotonda di Re Artù, che però erano molto più numerosi degli attuali seguaci del Generale Roberto Vannacci. Si contano sulle dita di una sola mano, provano a far litigare la maggioranza e, intanto, cercano un escamotage per non perdere quasi 100mila euro. Il Sacro Graal potrebbe arrivare da Mario Adinolfi, che offrirebbe ai "vannacciani" un approdo sicuro, cedendo l'uso del simbolo di "Popolo della famiglia", soggetto politico di ispirazione cristiana che si muove in difesa di valori “non negoziabili" e che potrebbe da ora avviarsi a un percorso comune con "Futuro Nazionale".

Le trattative sono state timidamente confermate dallo stesso Adinolfi che, intercettato da Affaritaliani, sceglie la via mediana: "Non ho confermato alcun accordo, perché un accordo in questo momento non c’è. Quella in corso è semplicemente una discussione politica, un confronto, non una trattativa tecnica o legata all’utilizzo del simbolo. Prima di parlare di formule o strumenti serve capire se esiste davvero un percorso comune e, soprattutto, quale direzione politica si vuole prendere", ha detto il politico, facendo riferimento a un "dialogo in corso per discutere dei dettagli dell'operazione". 

A frenare gli entusiasmi ci sarebbero proprio le ultime mosse della neonata formazione politica di "vera destra" - come si è autodefinita -, che ieri ha votato la fiducia al Governo, in controtendenza rispetto a quanto dichiarato pubblicamente nei turbolenti giorni che hanno fatto seguito all'addio alla Lega.

"Il Popolo della Famiglia ha una storia e un’identità precise: alle Politiche del 2018 e del 2022 ci siamo presentati fuori dal centrodestra, raccogliendo un consenso autonomo, esterno alle coalizioni tradizionali. Il nostro simbolo nasce per rappresentare quell’area culturale e valoriale, quindi qualsiasi scelta non può prescindere da questo posizionamento. Non è una questione tecnica, ma politica", prosegue Adinolfi. Tradotto: prima di concedere il simbolo serve capire se Futuro Nazionale intenda davvero collocarsi fuori dalla maggioranza o se, come dimostrato dal voto di fiducia, sia destinato a restarne dentro.

Il precedente

Più che una scelta politica, per Vannacci è quasi una necessità regolamentare. Le norme di Montecitorio parlano chiaro: per dar vita a una componente autonoma nel gruppo Misto servono almeno tre deputati e, soprattutto, un simbolo che sia già comparso sulla scheda elettorale alle ultime politiche. Senza quel contrassegno, niente riconoscimento formale. E niente soldi. Sul primo requisito Futuro Nazionale è già coperto. Ai due ex leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello si è aggiunto l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo: il terzetto minimo per ottenere lo status parlamentare c’è.

Con il via libera della Camera scatterebbe anche il finanziamento per l’attività politica, circa 33 mila euro l’anno per ciascun deputato, una dote complessiva che sfiora i 100 mila euro e che consentirebbe al neonato soggetto di organizzarsi e fare campagna. Il “prestito” del simbolo, oltre a garantire una casa parlamentare immediata, avrebbe poi un secondo effetto non secondario: con l’attuale legge elettorale potrebbe semplificare anche la raccolta firme necessaria per presentare le liste alle prossime politiche, trasformando un dettaglio burocratico in una leva strategica.

Un meccanismo tutt’altro che inedito e che successe, in passato, anche a Matteo Renzi quando fondò Italia Viva, utilizzando il simbolo del Psi. Un precedente che normalizza l’operazione e la sottrae all’idea di escamotage dell’ultima ora. Anche perché, assicura il leader del Popolo della Famiglia, il dialogo con il generale non è episodico, e affonda le radici nella collaborazione passata alle Regionali in Toscana e in Emilia-Romagna, dove il gruppo consiliare si chiama Lega–Popolo della Famiglia. 

La sintonia

Adinolfi respinge soprattutto l’idea che dietro il dialogo con i vannacciani ci sia una questione economica o di mera convenienza parlamentare. L’ipotesi che il simbolo possa servire soprattutto a sbloccare i contributi della Camera viene liquidata come una lettura fuorviante: "Non siamo interessati ai contributi parlamentari o ai 100 mila euro di cui si parla. Il PdF ha sempre fatto politica con il volontariato e con la militanza sul territorio, non certo per ragioni economiche. Io stesso in questi giorni sono impegnato in campagna elettorale per le suppletive, quindi il nostro lavoro resta quello di sempre, tra le persone".

Al momento, il confronto tra i due resta ancora tutto sul piano politico e valoriale: "Con Vannacci esiste una sintonia su alcuni temi molto chiari, sui principi e sui valori non negoziabili, e questo lo abbiamo detto pubblicamente. Ma la sintonia sui contenuti deve tradursi in un progetto concreto e coerente. Finché non c’è questo, restiamo nell’ambito di un dialogo. Parlare di trattativa o di accordi mi sembra prematuro". 

Sta di fatto che alle prossime politiche potremmo aspettarci molte sorprese e avere a che fare con insoliti accostamenti, coppie o addirittura triadi. Il binomio Vannacci-Adinolfi potrebbe infatti allargarsi per fare spazio a Fabrizio Corona, indiscrezione confermata dal leader del Popolo della Famiglia, convinto che l'autore di Falsissimo sarebbe "una ricchezza per il sistema politico", forte del suo "ampio consenso in uno specifico ambito", che troverebbe sintonia con la radice cattolica di Adinolfi e con la forte presa sull'elettorato esercitata da Vannacci, "contabilizzata già dal numero di preferenze avute alle Europee". 

Un ragionamento che, nelle sue intenzioni, punta a sommare bacini diversi piuttosto che disperderli. “Sarebbe sciocco tenere divise queste energie nuove rispetto al quadro delle ultime politiche”, sottolinea Adinolfi, chiarendo di aver spiegato, nelle sue interlocuzioni con i parlamentari di Futuro nazionale, di essere “interessato a un progetto politico più ampio rispetto al favore che faccio a un piccolo partito al quale non sono iscritto ma di cui condivido molti principi”.

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