Violenza sessuale, passa la proposta Bongiorno senza la parola "consenso". Ira delle opposizioni: “Tradite ancora una volta tutte le donne”. Ecco le novità

L’opposizione ha chiesto e ottenuto nuove audizioni sul disegno di legge sulla violenza sessuale, sostenendo che il testo base è stato "cambiato completamente”

di Arianna Conti
Politica

Dal consenso alla “volontà contraria”: la legge sulla violenza sessuale che fa infuriare le opposizioni

Il testo di riferimento del disegno di legge sulla violenza sessuale sarà quello presentato da Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e relatrice del provvedimento, nella sua versione aggiornata che prevede un inasprimento delle pene. È quanto stabilito dalla commissione Giustizia del Senato, che ha votato per l’adozione del testo base. A sostenerlo è stata la maggioranza di centrodestra, mentre tutte le forze di opposizione (Pd, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Avs) hanno espresso voto contrario.

La proposta Bongiorno, al centro di accese contestazioni, interviene sul testo approvato all’unanimità dalla Camera lo scorso novembre, sostituendo il riferimento al “consenso libero e attuale” con il concetto di “volontà contraria” al rapporto sessuale come elemento costitutivo del reato di violenza. La nuova formulazione prevede inoltre un aumento delle pene: la reclusione sale da 7 a 13 anni per i casi di atti sessuali commessi con violenza, minaccia o abuso di autorità, e da 6 a 12 anni per quelli perpetrati contro la volontà della vittima.

Tali modifiche sono state introdotte nella riformulazione presentata oggi dalla relatrice: nella versione precedente, infatti, le sanzioni erano fissate tra i 6 e i 12 anni nel primo caso e tra i 4 e i 10 anni nel secondo.

Al Senato le forze di opposizione hanno chiesto e ottenuto nuove audizioni sul disegno di legge sulla violenza sessuale, sostenendo che il testo base adottato oggi nella riformulazione della relatrice Giulia Bongiorno "è cambiato completamente”. A dichiararlo alcuni esponenti dell'opposizione, tra cui la senatrice dem Anna Rossomando, Ada Lopreiato del M5s e Ivan Scalfarotto di Italia viva, al termine della riunione.

"È una questione di merito e una questione di metodo. Nel merito, ancora una volta saranno le donne a dover dimostrare di aver subito violenza e ancora una volta possono non essere credute. Ed è una questione di metodo: c'era un patto tra la leader del maggior partito di opposizione, la segretaria del PD Schlein, e la premier Meloni, un patto chiesto dalle donne per avere una legge più giusta e che non le renda vittime una seconda volta.

Il patto è stato tradito per assecondare la peggiore cultura maschilista presente nella maggioranza, con la complicità proprio di due donne, Bongiorno e Meloni. Così sono state tradite ancora una volta tutte le donne”. Lo afferma, in una nota, Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati.

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