Liste d'attesa, primo provvedimento nell'agenda del neo-presidente Decaro
Al varo un piano sperimentale in tutte le Asl pugliesi. Il plauso di Fabiano Amati, la dichiarazione del gruppo FdI.
La prima sfida per il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, si consumerà sull'abbattimento delle liste d'attesa in sanità. E' in via di definizione un documento - che sarà approvato appena formalmente possibile - messo a punto al termine di una riunione, a cui hanno partecipato - insieme a Decaro - il capo di gabinetto Davide Pellegrino, il capo dell'avvocatura regionale Rossana Lanza, il capo dipartimento Salute Vito Montanaro e la direttrice generale dell'agenzia regionale della salute, Aress, Lucia Bisceglia.
Entro l'1 febbraio dovrebbe partire un piano sperimentale di abbattimento delle liste di attesa che le aziende sanitarie pugliesi dovranno presentare al governatore entro 15 giorni dall'approvazione del provvedimento. Le prescrizioni da ritenere prioritarie saranno le prestazioni "urgenti" e "brevi", risultate quelle con maggiori criticità dal report di monitoraggio effettuato dalla Regione.
Secondo una nota Ansa, per accelerare lo smaltimento delle prestazioni, gli ambulatori specialistici che effettuano esami diagnostici, potranno prolungare l'apertura anche nei fine settimana e, durante tutta la settimana, sino alle 23,00.
Le Asl avranno il compito di monitorare le attività professionali istituzionali e quelle in regime di intramoenia (attività libero professionale esercitata all'interno delle strutture pubbliche) condotte dai medici: laddove emergano violazioni, scatteranno sanzioni e nei casi più gravi la sospensione dell'attività intramuraria.
Altro tassello al quale sarà data priorità sarà il monitoraggio dell'appropriatezza delle prescrizioni: secondo uno studio condotto da Aress, il 40% delle prescrizioni di esami con tac e risonanze magnetiche sono inappropriate, ovvero non necessarie. Dunque, per un periodo sperimentale di cinque mesi, entro il 10 di ogni mese, saranno verificate le prescrizioni effettuate dai medici così da evitare che quelle inappropriate intasino ancora le liste d'attesa.
Tra i primi a commentare l'iniziativa è stato Fabiano Amati: “Non ho ancora letto il provvedimento del presidente Decaro per ridurre le liste d’attesa in sanità, ma dai titoli mi pare che vada a toccare i punti più scoperti e senza girarci attorno, perché solo con la lampada della verità si riesce a bruciare barbe e parrucche, come ho avuto modo di sperimentare, in termini di costi politici, con una vecchia proposta di legge bocciata e che, con parole diverse, diceva le stesse cose. Pieno sostegno, dunque, ad Antonio Decaro, nel percorso difficile e pieno d’insidie, resistenze e ostacoli che ha deciso giustamente d’intraprendere, mettendosi dalla parte dei malati in attesa e della loro speranza di salute".
"Prestazioni a pagamento. Questo argomento è uno dei punti focali del problema. La legge statale e il contratto dei medici affermano che i tempi d’attesa tra attività istituzionale e attività a pagamento devono essere allineati, a parità – ovviamente – di ore lavorate, personale impiegato e numero di prestazioni richieste. E, nel rispetto di questi criteri, moltissime unità operative non risultano allineate, da sempre, nei tempi d’attesa".
"Il punto è che, in caso di disallineamento, non c’è sanzione. In Emilia-Romagna adottarono anni fa, con un certo successo, la sanzione della sospensione dell’attività a pagamento se i tempi d’attesa non fossero stati allineati. La mia vecchia proposta di legge, quella purtroppo bocciata nella scorsa legislatura con voto bipartisan, lo prevedeva. Non so che tipo di sanzioni abbia intenzione di scegliere Decaro; in ogni caso è certamente necessario che vi siano sanzioni, quali che siano, poiché non esiste nessuna disposizione che può dirsi pienamente effettiva se non si è in grado di capire cosa succede in caso di mancato rispetto".
"Ma come si fa a capire se i tempi d’attesa sono disallineati o meno? Basta chiederlo a InnovaPuglia e all’ottimo Andrea Iacobbe, che da anni - meritoriamente - si occupa di questo argomento, sfornando tabelle aggiornatissime sugli incredibili disallineamenti, che potrebbero essere già in questo momento fonte di sanzioni in tempo reale".
"Se si chiedono, infatti, alle ASL notizie sull’argomento delle prestazioni a pagamento, ci si ritroverà sempre all’interno di un labirinto: notizie scarne sui disallineamenti per carente o assente monitoraggio; autorizzazioni arbitrarie per ALPI allargata; extramoenia concessa ai direttori delle unità operative nonostante i divieti della normativa regionale (art. 10 del regolamento regionale n. 24 del 2013, pienamente vigente anche al cospetto dei principi fissati dalla Corte costituzionale con sentenza n. 181 del 2006); ore di specialistica ambulatoriale concesse in eccesso per specialità con minore richiesta di prestazioni; specialisti ambulatoriali che, nonostante i divieti del contratto collettivo, operano imperturbabili nei centri diagnostici accreditati e convenzionati, utilizzando gli incarichi delle ASL solo per allargare la reputazione".
"Agende dedicate. Questo strumento dovrebbe essere assicurato ai malati oncologici, rari o cronici, ossia ai più esposti ai rischi da lunga attesa. Per cui le visite e le prestazioni di controllo, quelle da eseguirsi in tempi prefissati, non si dovrebbero prenotare al CUP ma attraverso lo stesso specialista all’atto del congedo per l’ultimo follow-up, anche utilizzando il CUP unico regionale e non solo le unità operative di diagnostica dello stesso presidio o della stessa azienda sanitaria. In questi anni le ASL non hanno mai attivato le agende dedicate con le caratteristiche più appropriate, limitandosi a episodici tentativi a valenza di presidio".
"CUP unico regionale. Il sistema tecnologico attuale sarebbe già in grado di assicurare questa possibilità, attraverso il cosiddetto “orchestratore”: il problema è che, se all’orchestra non si fornisce lo spartito, non c’è speranza che suoni. E in questi anni le ASL non hanno mai fornito le agende con congrua estensione – come accertato più volte dalla I Commissione consiliare – per cui il CUP unico non ha mai assicurato la piena funzionalità”.
Più critica la dichiarazione congiunta del gruppo regionale di Fratelli d'Italia: “La montagna non ha partorito neppure un topolino! Il nuovo presidente Antonio Decaro è sicuramente animato da buone intenzioni e apprezziamo che il suo primo provvedimento siano state le liste d’attesa, ma dimostra di conoscere ben poco della Sanità made in Regione Puglia, visto che tutto quello che viene proposto in ‘via sperimentale’ è da tempo previsto, a cominciare dal monitoraggio delle prescrizioni diagnostiche per finire a quello sull’intramoenia. Così, alla fine, il capro espiatorio diventano i medici - da quelli di base praticamente definiti ‘nullafacenti’ a quelli ospedalieri che, con visite private, punterebbero solo a far soldi - e viene ‘sbolognato’ alle Asl il compito di proporre, entro tre mesi, un Piano di riduzione delle liste di attesa con ambulatori aperti fino a tarda sera…"
“La prima domanda è facile: quanto viene finanziato per coprire queste ulteriori spese? Perché ricordiamo sempre al neo presidente che le ‘nozze’ sono un bel momento, ma non si fanno con i fichi secchi! Senza contare che i direttori delle Asl, alcuni peraltro scaduti, hanno difficoltà organizzative già evidenti e ora sono chiamati a prevedere la soluzione del problema dei problemi della Sanità - le liste d’attesa - con un Piano che a questo punto definiamo ‘dei miracoli’. Ci sembra di essere tornati indietro di 20 anni, quando l’allora presidente Nichi Vendola - che aveva vinto la campagna elettorale sulla ‘Sanità migliore’ - insediò, fra i primi atti, addirittura una task-force alla quale diede sei mesi di tempo… Sono passati 20 anni!
“Del resto, non ci sono sfuggite le affermazioni di un uomo di sinistra e luminare della medicina, come l’ex assessore Pierluigi Lopalco, che per primo ha sottolineato - da buon conoscitore della macchina dell’Assessorato regionale - che i ‘pannicelli caldi’ servono a ben poco se non si mette mano a riforme strutturali, che non possono non prevedere il coinvolgimento delle strutture sanitarie private accreditate".
“Ancora, quando si parla di appropriatezza delle prescrizioni, in qualche modo, si parla di PREVENZIONE. In quel quasi 40% di diagnosi positive ci sono migliaia di pugliesi che hanno tirato un sospiro di sollievo perché quel mal di testa non era un tumore o perché quel dolore al fianco non era un cancro all’intestino. In una Puglia che investe poco nella medicina preventiva, forse qualche esame diagnostico in più può servire a salvare anche solo una vita! Quindi questa colpevolizzazione dei medici che le prescrivono non la condividiamo del tutto".
“La verità è che ci sono stati già molti sprechi di denaro per autorizzare inutili turni aggiuntivi a scapito dell’affidabilità dei medici - certamente stremati da turni di lavoro consecutivi - e dunque a scapito dei pazienti. Anche nell’attività intramoenia ci sono stati abusi, se è vero che la stessa visita non è prenotabile prima di mesi tramite Cup, ma a pagamento si ottiene subito, con lo stesso specialista e nello stesso ospedale. Questo non è accettabile, in una regione dove l’11 per cento dei cittadini rinuncia a curarsi perché non può permettersi visite a pagamento. Ecco perché proponiamo sei mesi di stop all’attività intramoenia come ‘terapia d’urto’ per ridurre le liste d’attesa nelle strutture sanitarie pubbliche regionali.
“Inoltre, le liste di attesa non sono avulse dal sistema dell’emergenza/urgenza che andrebbe trattato insieme: molti pazienti, stanchi di aspettare il proprio turno, vedono nel Pronto Soccorso l’unico presidio medico in grado, in questa situazione, di dare una qualsivoglia risposta al proprio stato di salute".
“Fratelli d’Italia è ben consapevole delle difficoltà che Decaro ha di fronte su una tematica che ha visto fallire tutto il centrosinistra in questi anni, ma lo invita a non chiudersi nella torre d’avorio/Presidenza e a confrontarsi anche con l’opposizione. Magari qualche ‘topolino’ in più lo possiamo partorire insieme, nell’interesse della salute dei pugliesi”.
(gelormini@gmail.com)