Avvocati in crisi: addio alla toga non è più un mito ma un lavoro mal pagato

Indagine Censis sull'Avvocatura 2022. Le donne guadagnano la metà degli uomini e per gli under 30 redditi da ryder. In tanti lasciano

Roma
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Anni di studio, un esame da brivido per poi abbracciare una professione da brivido: per chi sceglie di diventare avvocato, sono tempi duri, soprattutto se poi è una donna. La crisi economica morde anche le toghe.

La fotografia scattata dal Rapporto Censis sull'Avvocatura 2022 è a tinte fosche. Cala il numero degli avvocati italiani, con un saldo finale fra iscrizioni e cancellazioni che per la prima volta risulta negativo per 1.604 unità. Il dato 2021 degli iscritti a Cassa Forense è di 241.830; di questi il 94,3% risulta attivo, mentre il restante 5,7% è rappresentato da pensionati contribuenti.

Venendo ai dati contenuti nelle 90 pagine del Rapporto, ne emerge un quadro aggiornato della condizione degli avvocati italiani, dei quali sono state raccolte le opinioni su argomenti centrali come le specializzazioni, i nuovi spazi di mercato, la risoluzione alternativa delle controversie, le pensioni future, il lavoro a distanza, i servizi e il supporto resi da Cassa Forense ai propri iscritti. Particolare attenzione poi è stata rivolta alla condizione delle donne avvocato e ai gap tuttora profondi da colmare soprattutto per quanto riguarda il reddito nelle fasi iniziali dell'accesso alla professione.

Obiettivo del Rapporto 2022, non solo quello di fotografare lo stato dell'arte della professione forense, ma anche di individuarne i possibili percorsi evolutivi positivi.

Popolazione forense

La distribuzione per area geografica mette in evidenza il peso della componente meridionale sul totale degli iscritti: circa un terzo degli avvocati risiede al Nord, contro il 43,8% degli avvocati presenti nel Mezzogiorno e il 22,5% nelle regioni centrali. Poco meno di sei avvocati su dieci hanno un’età inferiore ai cinquant’anni, mentre gli over 60 coprono una quota di poco superiore al 15%. Questo dato porta l’età media degli iscritti a 48,7 anni e quella degli iscritti attivi a 47,2 anni. L’età media dei pensionati contribuenti è di 73,7 anni. Il peso delle donne sul totale degli iscritti è inversamente correlato all’età anagrafica, con una maggiore presenza femminile in tutte le classi d’età inferiori ai 55 anni: fatto 100 il totale degli avvocati con un’età inferiore ai 35 anni, il 59,1% è rappresentato da donne.

Il numero dei neo-iscritti è stato di 7.103, per il 57,3% dovuto relativo a donne e per il restante 42,7% a uomini. In ogni caso il saldo finale fra iscrizioni e cancellazioni è risultato negativo per 1.604 unità (+ 323 uomini, ma 1.927 donne in meno).

Capitolo redditi 

La distanza fra il reddito medio di una donna avvocato e quella di un collega uomo è tale che occorre sommare il reddito di due donne per sfiorare (e non raggiungere) il livello medio percepito da un uomo: 23.576 euro contro i quasi 51mila (tab. 13). La distanza fra i redditi è ancora più evidente se si prende in considerazione l’età anagrafica degli avvocati. Chi ha meno di trent’anni supera di poco la soglia dei 13mila euro di reddito, mentre solo a partire dai cinquant’anni è possibile raggiungere un livello superiore al valore medio (35.905 euro nella classe d’età 45-49 anni, 45.943 euro nella classe d’età 50-54 anni, tab. 14).

Valutazione della condizione professionale nel 2021

Su questo aspetto, il 28,4% dei rispondenti ha definito molto critica la situazione, con scarsità di lavoro e caratterizzata da un generale senso di incertezza. Accanto a ciò, circa un terzo degli avvocati definisce la situazione abbastanza critica, sebbene ci siano margini per superare le difficoltà (32,8%). Stabile e in continuità con il 2020, invece, la situazione per il 24,5%, mentre 14 avvocati su 100 rappresentano la quota di chi ha visto migliorare la propria condizione rispetto all’anno precedente.

Quanto alle ragioni per cui si immagina di abbandonare la toga, gli intervistati hanno risposto in questo modo:

- È un’attività che comporta eccessivi costi e non è remunerativa - 63,7%

- Ho avuto un importante calo di clientela - 13,8%

- Ho deciso di cambiare attività - 10,7%

- Ho deciso di andare in pensione - 6,1%

- Ho deciso di dedicarmi alla famiglia - 2,0%

Le pensioni

Considerando il complesso delle pensioni erogate, 30.863 nel 2021, il 47,6% è costituito da pensioni di vecchiaia, mentre più di un terzo riguarda pensioni di reversibilità e indirette, i cui beneficiari sono coniugi o figli(fino al limite dei 26 anni) dei professionisti deceduti.

Nel 2021, i professionisti ancora contribuenti, che scelgono di continuare a lavorare dopo la pensione, sono 13.903: il rapporto fra questi ultimi e la somma delle pensioni di vecchiaia, delle pensioni contributive (iscritti per un periodo inferiore a 35 anni) e quelle in cumulo (pensioni erogate in parte pro quota da altri enti), è pari al 75,7%.

Le prospettive di crescita della professione forense

Il minor appeal dell’immagine dell’avvocato, molto di più se la si osserva dall’interno della professione, ma anche se si adotta una prospettiva di osservazione dall’esterno, si correla direttamente con l’incertezza attuale del ritorno economico.

Fatto 100 il totale dei laureati nel 2020, la quota relativa agli studi giuridici è del 5,6%, molto al di sotto di quanto accade nelle discipline economiche (17,2%), in quelle mediche e farmaceutiche (12,1%), nell’ambito ingegneristico (12,0%).

Ma quali sono gli ambiti verso i quali buona gli avvocati italiani guardano per provare a presidiare nuovi campi o per consolidare la propria presenza e le proprie competenze? Per il 46,8% degli avvocati il diritto della crisi d’impresa e dell’insolvenza rappresenta la specializzazione, in ambito civile, con il maggiore potenziale di sviluppo nei prossimi tre anni. A questo si aggiunge il 28,5% che indica il diritto della responsabilità civile e professionale e delle assicurazioni, seguito dal diritto industriale, della proprietà intellettuale e dell’innovazione tecnologica (27,8%). Nell’area penale sono soprattutto le questioni legate a internet, all’informazione e alle nuove tecnologie ad essere percepite come portatrici di opportunità e, a seguire, si collocano, in cima alle indicazioni, il diritto penale dell’ambiente (35,1%), il diritto penale dell’economia e dell’impresa (26,1%), il diritto penale della persona (22,2%).

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