Casapound no al corteo, Marsella sfida la Questura: "Divieto da barzelletta"

Il leader di Casapound Marsella: “Da Letta, Fiano e Boldrini chiesto un divieto contro ogni logica e decenza”

Roma
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Niente corteo sabato per Casapound ma un sit-in in via Napoleone III dove voleranno parole grosse contro la questura di Roma che ha vietato la manifestazione. E il preludio del tono che useranno gli esponenti di Casapound arriva dalla lunga lettera di Luca Marsella pubblicata su “Il Primato Nazionale” il giornale di riferimento dell'area sovranista.

Scrive Marsella: “Non eravamo mai arrivati a questo punto. È vero, abbiamo subito la censura sui social network, abbiamo subito processi farsa e mille ingiustizie, ma mai ci era stata vietata una manifestazione esclusivamente per volontà e pressioni politiche. Il testo integrale della lettera.

"Le motivaziopne della Questura sono una barzelletta"

Perché le motivazioni usate dalla Questura di Roma sulla notifica del divieto sono una barzelletta e potremmo smontarle pezzo per pezzo (e lo faremo). La realtà è che dal segretario del Pd Letta a Fiano, dalla Boldrini a tutta una serie di deputati che rappresentano l’anima del governo Draghi è arrivata la richiesta pubblica di vietare una manifestazione proprio contro il governo di cui fanno parte e ciò è accaduto contro ogni logica e decenza.

Casapound e il divieto di manifestare: "Verso il punto di non ritorno"

Ora, non prendere posizione, non capire la gravità di tutto questo, la deriva che si sta prendendo e il precedente pericoloso, che calpesta ogni diritto e libertà di espressione, rappresentato da questa vicenda, vuol dire accettare consapevolmente che a breve supereremo il punto di non ritorno. E quelli che oggi mettono la testa sotto la sabbia ne saranno anch’essi responsabili perché oggi tocca a noi, presto a tutti coloro che non saranno allineati al pensiero unico.

E ancora, non capire la provocazione di vietare un corteo e autorizzare invece quello stesso giorno una manifestazione di Anpi e centri sociali a poche centinaia di metri dalla nostra sede, dove vi ricordo vivono famiglie e bambini, è un po’ da ingenui se siete in buonafede ma da stronzi se avete chiaro il quadro e restate in silenzio. Noi non vogliamo creare tensioni sabato, questo sia chiaro a tutti, non reciteremo la parte degli utili idioti perché non ci siamo mai fatti utilizzare da questo sistema marcio come marionette e mai lo consentiremo.

Per senso di responsabilità, che siamo gli unici ancora una volta a dimostrare, rinunciamo al corteo e spostiamo il sit-in sotto la nostra sede, ma non possiamo restare muti. Non possiamo accettare questo divieto perché significherebbe rinunciare alla nostra libertà e alla nostra dignità. Esistiamo come movimento da 18 anni, abbiamo sedi e iscritti in tutta Italia, ci siamo candidati alle elezioni fino al 2019 e tutto ciò è consentito da quella Costituzione che agitate e sventolate nonostante l’unico articolo violato in questa storia, è quello in cui si dice che tutti possono esprimere la propria opinione.

Non è un piagnisteo il mio, è piuttosto un monito per tutti perché sabato in ballo c’è la libertà stessa. Quindi per noi poco conta contravvenire ad un divieto, ci sono cose più importanti di un pezzo di carta, anche se firmato da un questore. Sventolare un tricolore sabato in via Napoleone III a Roma vuol dire affermare un principio di libertà, di giustizia, di dignità.

È per questo soprattutto che, se ti ritieni ancora un uomo libero, devi necessariamente esserci”.