Paralimpiadi Milano-Cortina, Russia e Bielorussia riammesse con inno e bandiera: scoppia la polemica. Il Cremlino: "Lo sport non sia vittima della politica"
Si mettono di traverso anche Tajani e Abodi. Il governo italiano: "Assoluta contrarietà rispetto alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale"
Paralimpiadi Milano-Cortina, scoppia la polemica: l’Ipc riammette Russia e Bielorussia con inno e bandiera
La sospensione è stata revocata: alle Paralimpiadi di Milano-Cortina (in programma dal 6 al 15 marzo) sei atleti russi e quattro bielorussi potranno gareggiare con bandiera nazionale e inno, quindi senza più la formula dei “neutrali”. La conferma arriva dall’International Paralympic Committee (IPC), che assegna al comitato paralimpico russo sei posti e a quello bielorusso quattro complessivi, tramite wildcard.
Il bando è scattato dopo l’invasione militare dell’Ucraina nel febbraio 2022 e la parziale riammissione successiva, senza simboli, a Parigi 2024. Ora, invece, il ritorno di inni e bandiere riapre lo scontro diplomatico e spacca le reazioni istituzionali.
La linea del governo italiano è netta e viene espressa attraverso una nota. “Il Governo italiano esprime la sua assoluta contrarietà rispetto alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di ammettere a partecipare alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 sei atleti russi e quattro atleti bielorussi con l’esibizione dei propri emblemi nazionali, inno compreso. La perdurante violazione della tregua e degli ideali olimpici e paralimpici da parte della Russia, appoggiata dalla Bielorussia, è incompatibile con la partecipazione dei loro atleti ai Giochi, se non come atleti individuali neutrali”.
"Lo sport non dovrebbe mai diventare vittima della politica, dovrebbe essere libero dalla politica", mentre le reazioni dell'Ucraina all'ammissione degli atleti russi e bielorussi alle Paralimpiadi di Milano-Cortina sotto le bandiere e con gli inni nazionali "dicono esattamente il contrario". Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalle agenzie russe.
Gli organizzatori, hanno rimarcato che non si tratta di una scelta in capo a Milano-Cortina: “La decisione di chi partecipa o meno non dipende da noi. Noi non facciamo politica, noi facciamo gli organizzatori. E se tutto va bene siamo contenti”, ha sottolineato l’ad della Fondazione, Andrea Varnier.
Durissima la reazione di Kiev. “Non saremo presenti alla cerimonia di apertura. Non prenderemo parte ad altri eventi paralimpici ufficiali”, ha scritto il ministro dello Sport ucraino Matvii Bidnyi. “Ringraziamo tutti i funzionari del mondo libero che faranno lo stesso”, ha aggiunto invitando altri Paesi a disertare la cerimonia.
Sulla stessa linea la Commissione europea: il commissario per lo Sport Glenn Micallef ha annunciato il boicottaggio dell’apertura all’Arena di Verona e ha spiegato su X: “Mentre la guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina continua, non posso sostenere il ripristino di simboli nazionali, bandiere, inni e uniformi, che sono inseparabili da quel conflitto”. “Per questo motivo, non parteciperò alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi”.
In Italia, intanto, la Lega si smarca: “Da sempre le Olimpiadi sono uno straordinario momento di sport, dialogo e amicizia fra i popoli - sostiene in una nota il partito del vicepremier Matteo Salvini - È quindi una notizia positiva che alle Paralimpiadi gli atleti di tutte le nazioni possano gareggiare sotto le loro bandiere”.
Nel fronte contrario si inseriscono anche i Paesi baltici: “Il nostro obiettivo è un’edizione senza aggressori” afferma il presidente del Comitato paralimpico lituano Mindaugas Bilius, mentre in Italia il presidente del Cip Marco Giunio De Sanctis ribadisce: “gli atleti devono gareggiare. Il resto è solo politica”, pur sottolineando che “di certo quello che stona è la doppia decisione” tra percorso Cio e scelta Ipc.