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Asili, mamme alla guerra. Tsunami whatsapp in 4 mila

Contro il Comune e la delibera che riduce le educatrici, i genitori dei bambini affidati a 160 nidi firmano una diffida con tanto di risarcimento danni e restituzione delle rette pagate: “Se non viene garantito il giusto rapporto educatrice alunno, non solo qualsiasi progetto educativo non potrà mai essere attuato, ma viene così messa a rischio l’incolumità stessa dei bambini”. IL DOCUMENTO

di Valentina Renzopaoli

Mamme in trincea, pronte a marciare fino alle aule dei tribunali, forti di una rete virtuale gigantesca che in pochi giorni ha raggiunto migliaia di utenze telefoniche. L’arma segreta si chiama WhatsApp: come in uno tsunami inarrestabile, il primo gruppo formato da una manciata di genitori, si è ingrandito ora dopo ora fino a creare gruppi e sottogruppi, divisi per territori e municipi. Una specie di “esercito” piramidale pronto a dichiarare guerra al Campidoglio.
Alle mamme romane la nuova normativa sull’organizzazione degli asili nido, stabilita con la delibera n. 236 dello scorso primo agosto sulla “razionalizzazione del meccanismo di assegnazione delle risorse umane”, proprio non va giù. E così, hanno messo insieme energie e professionalità, hanno preso carta e penna e senza pensarci due volte hanno fatto recapitare una diffida al Comune e un’esposto alla Procura della Repubblica. L’obiettivo è la revoca immediata della riforma entrata in vigore lo scorso 7 gennaio. Senza se e senza ma: “Impugniamo e contestiamo il gravissimo ed arbitrario comportamento di Roma Capitale che ha completamente stravolto, in peius, il già peculiare assetto organizzativo degli asili nido di Roma” si legge nella diffida spedita il 19 gennaio al sindaco Marino, all’Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche Paolo Masini, al Dipartimento Servizi Educativi e Pari Opportunità e a tutti i Municipi. Al centro della battaglia la norma che prevede la “non sostituzione della prima educatrice assente” e obbliga le maestre a rendersi disponibili ad anticipare o posticipare fino ad un’ora il proprio orario di lavoro per sopperire alla carenza di organico. Un provvedimento che “contrasta grandemente con il Regolamento sui cui i genitori hanno fatto affidamento al momento dell’iscrizione dei loro figli” si legge nel documento redatto dalle avvocatesse Valentina Paiella e Francesca Trulli. “E’ chiaro infatti che, se non viene garantito il giusto rapporto educatrice alunno, non solo qualsiasi progetto educativo non potrà mai essere attuato, ma viene così messa a rischio l’incolumità stessa dei bambini”. Bambini davvero piccoli, dai quattro mesi a tre anni.
Esasperate dalle emergenze ormai quotidiane, che le obbligano a catapultarsi fuori dall’ufficio per recuperare i loro bimbi dai nidi sempre più frequentemente sguarniti, le mamme si spingono addirittura a chiedere il risarcimento per i danni subiti e la restituzione delle rette pagate, “in misura proporzionale al servizio non goduto per vostro esclusivo fatto e colpa”. Ad oggi le firme sulla diffida sono oltre quattromila: in dieci giorni hanno coinvolto centosessanta nidi di Roma, l’obiettivo e raccogliere l’adesione anche dei restanti quaranta. E poi aspettare che qualcosa cambi, altrimenti “ci saranno altre iniziative, anche legali”.

LEGGI LA DIFFIDA INVIATA AL COMUNE DI ROMA