di Claudio Roma
Ora è la “monnezza” a dettare l’agenda di Roma. La vicenda surreale della scelta della discarica alla Falcognana fa la sua prima vittima eccellente. Senza volerlo, il fronte dei cittadini anti-discarica fa saltare il Questore di Roma Fulvio della Rocca, succeduto a giugno dello scorso anno a Francesco Tagliente. Ufficialmente è il solito “cambio al vertice” deciso dal ministero dell’Interno che dovrà essere ratificato dal Consiglio dei Ministri, ma i rumors degli ultimi giorni, alimentati dalla polemica in pieno Comitato per l’ordine e la sicurezza tra il sindaco Marino e lo stesso Questore, trovano conferma nell’atto che sancisce il cambio della guardia a San Vitale.
Della Rocca, secondo i bene informati pagherebbe il prezzo dell’ira del sindaco di Roma e della presidente della Camera, Laura Boldrini, costretta ad abbandonare la festa per la pedonalizzazione dei Fori Imperiali, dopo l’invasione pacifica degli abitanti del Divino Amore che hanno superato più volte i blocchi della Celere e dei Carabinieri, per invadere i Fori e occupare i palchi. Era il 3 agosto e la notte di festa voluta da Marino per accendere i riflettori sui 500 metri di strada sottratti parzialmente alle auto, si tramutò nella grande vetrina dei manifestanti contro la discarica alla Falcognana. Pressato dalla folla e con una gestione organizzativa carente sotto ogni punto di vista, Marino fu costretto quasi alle scuse, quando la presidente Boldrini decise di abbandonare perché privata della sicurezza e del palco. Quello “sgarbo” probabilmente ha segnato le sorti del Questore, poi accusato pubblicamente di non riuscire a gestire l’ordine pubblico e questo a pochi giorni dal derby. Dunque si cambia. Al posto di Della Rocca dovrebbe arrivare Mario Papa, già Questore di Caserta e attualmente all’Antiterrorismo.
Giusto il tempo di finire la riunione del Consiglio dei Ministri che, secondo alcuni bene informati. il sottosegretario Filippo Patroni Griffi e i ministri Andrea Orlando, Beatrice Lorenzin e Maurizio Lupi sarebberostati chiamati dal collega Massimo Bray per una riunone richiesta da Renato Brunetta. Il tema è la discarica della Falcognana e il decreto della Presidenza del Consiglio che dovrebbe dare il via libera al lavoro del Commissario, Goffredo Sottile. Vincoli ambientali, archeologici e paesaggistici ma anche divieti, leggi e regolamenti. Al vaglio dei ministri c’è la relazione di Sottile e la necessità di decidere una volta per tutte se autorizzare o meno l’apertura della discarica.
Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, non c’è assoluta unanimità tra i responsabili dei dicasteri Cultura, Ambiente, Trasporti e Sanità ma c’è anche la presa d’atto che per la Capitale si tratta dell’ultima spiaggia. Ammesso che venerdì l’Ama riesca a completare l’iter delle due procedure per individuare la società che trasporterà i rifiuti lontano da Roma, la scadenza della chiusura di Malagrotta è alle porte. Senza una soluzione, tempo tre giorni al massimo e Roma sarà sommersa dai rifiuti. La soluzione versa la quale il “conclave della monnezza” potrebbe orientarsi è quella di salvare il Divino Amore dalla discarica e trasferire tutto fuori. Costerebbe molto ma eviterebbe problemi di ordine pubblico e un intero quadrante di Roma e diversi Comuni confinanti pronti alla rivolta.

E sulla decisione pesa anche la manifestazione-corteo organizzata per sabato. Da giorni ormai il tam tam dei comitati ha fatto il giro di Roma Sud e dei Castelli e si preparano i pullman per piazza della Repubblica. Da Marino e da Santa Maria delle Mole dovrebbe arrivare in centro città almeno 20 mezzi, ai quali si aggiungeranno i manifestanti che sceglieranno il treno. Dieci invece i pullman già riempiti dai comitati di Falcognana, Castel di Leva e Spregamore, più i braccianti della Coldiretti. A conti fatti dovrebbero essere più o meno cinquemila persone, alle quali si aggiungeranno gli ambientalisti di Albano e i Comitati “rifiuti zero” provenienti da tutta la regione. Giurano che faranno sentire la loro voce. E in Questura è già massima allerta: il timore è che tra famiglie e agricoltori si possa infiltrare qualche elemento pericoloso che trasformi una protesta di persone civili in un manifesto contro le politiche ambientaliste.

