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Caos al Sant’Eugenio: personale in rivolta. Ospedale in ginocchio, Pronto soccorso ko

Caos al Sant’Eugenio: personale in rivolta. Ospedale in ginocchio, Pronto soccorso ko
Gli operatori scrivono al presidente Zingaretti: “Quale il disegno?”. Ricoveri bloccati per qualsiasi patologia dal 9 gennaio e dal 12 sale operatorie deserte e annullati tutti gli interventi per dare supporto all’emergenza. E chi ci guadagna è il Campus Biomedico che intanto aumenta i suoi pazienti. LA LETTERA
Caos al Sant’Eugenio: personale in rivolta. Ospedale in ginocchio, Pronto soccorso ko

Il S. Eugenio è in rivolta contro la Direzione generale della Asl ed in particolare quella sanitaria, contro le scelte regionali che hanno privilegiato la crescita del Campus Biomedico a scapito dello storico ospedale dell’Eur, contro il blocco indiscriminato dei ricoveri per far fonte all’emergenza del pronto soccorso. Proprio lo stress organizzativo derivato dal grande afflusso al dipartimento d’emergenza dell’ospedale e le misure adottate per affrontare la situazione hanno fatto da detonatore ad una situazione di disagio che si protraeva da tempo. Gli operatori del S. Eugenio hanno cosi deciso di rompere gli indugi  mettendo nero su bianco la loro denuncia.
Pesanti le accuse nella lettera inviata al presidente Nicola Zingaretti: “Dopo la cancellazione della medicina nucleare e della oncologia medica, dopo il blocco di tutte le forniture necessarie alle normali attività assistenziali, il S. Eugenio sta subendo uno scriteriato blocco dei ricoveri di elezione che non tiene minimamente conto del lavoro preparatorio fatto  dal  personale  sanitario,  nel  rispetto  delle  linee  guida  mediche  e  delle   compatibilità economiche  regionali  e  delle  aspettative  dei  pazienti  che  hanno  rispettosamente  seguito  il percorso istituzionale per risolvere i loro problemi di salute”.
IL BLOCCO DEI RICOVERI. “Da venerdì 9 gennaio è stato imposto al S. Eugenio il blocco totale dei ricoveri di elezione di pazienti affetti da qualunque tipo di patologia di interesse chirurgico, specialistico e non, comprese quelle gravi e tumorali; gli interventi chirurgici di tutte le discipline sono annullati e i pazienti preospedalizzati, che hanno interrotto le abituali terapie con quelle preoperatorie, vedono cancellata ia possibilità di essere ricoverati e guariti.
SALE OPERATORIE DESERTE. Da lunedì 12 gennaio le sedute operatorie andranno in gran parte deserte perché i pazienti da operare, ai quali viene negato il ricovero, vengono continuamente rimandati al loro domicilio. Tutto ciò con buona pace di ogni criterio di seria gestione delle risorse (spreco per inutilizzo di preziose ore di sala operatoria, di personale infermieristico e anestesiologico, di tecnologia, di impianti, di apparecchiature). l pazienti ortopedici, chirurgici, urologici, ginecologici, vascolari, otorinolaringoiatrici  e  oncologici  che  non  vengono  operati,  così  come  quelli  internistici  e cardiologici  che  non  vengono  curati  nelle  fasi  non  acute,  si  aggravano  e  si  complicano, aumentando il numero di chi si rivolge al P.S., presentando quadri clinici più complessi e quindi più costosi, con un circolo vizioso tanto assurdo quanto evitabile”.
IL FUTURO. In considerazione di quanto esposto si chiede al Presidente della Regione Lazio di esprimersi con l’onestà intellettuale che gli è propria su quale sia il disegno strategico sul S. Eugenio ed in particolare se l’attuale Direzione Generale della RM/C operi in sintonia le direttive regionali”.

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