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Casa del jazz, “chiusa per pino”. Il Comune non ha giardinieri

LO SCANDALO. La villa di Porta Ardeatina che fu di Enrico Nicoletti, dal 19 novembre è sigillata per la caduta di un albero. Bloccata la programmazione musicale della “Casa” da 15 giorni. Tuona il direttore Giampiero Rubei: “E l’albero non è neanche caduto nella zona del palco. Visto che non viene nessuno a segarlo, lancio l’appello: chi ha esperienza venga a darci una mano”. Sospesi, e rimborsati i biglietti per le serate di Locasciulli, Corde Oblique, David Kilminster, due serate degli americani Bad Plus e le lezioni di Gerlando Gatto. LA GALLERY

Tutto fermo, tutto chiuso. Per colpa di un pino monumentale che il Comune non riesce a segare, la Casa del jazz è chiusa. Chiuso il parco pubblico, sospesa sine die la programmazione e un patrimonio che Roma ha sottratto alla Banda della Magliana, fermo per l’inerzia del Comune. E poi il Comune di Roma, anzi il sindaco Marino va ai convegni e si riempie la bocca di Turismo.
La storia è breve ma significativa di come Roma tratta le sue perle, nel caso specifico una delle residenze di Enrico Nicoletti, sequestrata e donata alla città. Nella notte tra il notte tra il 19 e il 20 novembre un nubifragio si è abbattuto su Roma, causando lo sradicamento di un grande pino nel Parco di Villa Osio.
Da allora per artisti, dipendenti e turisti che avevano pesino prenotato dall’estero il silenzio. Da buon direttore, Giampiero Ruberti, colonna miliare del jazz romano ha atteso invano che ai sopralluoghi di Vigili del Fuoco, Ufficio Giardini, Azienda Palaexpo e assessorato alla Cultura, seguissero i fatti. Che insomma, qualcuno si decidesse a mandare una squadra di giardinieri e segare il pino caduto.

“E certo che so’ inc…. – tuona Rubei – il piano non è caduto neanche nella zona del palco e siamo chiusi. Permettete un appello: visto che il Comune di Roma tiene chiusa la casa del jazz per non ci sono giardinieri disponibili, allora inviti chiunque abbia capacità e una motosega a venire a darci una mano. L’ideale sarebbe se qualche impresa del settore sacrificasse qualche ora per la Casa. Noi così perdiamo un sacco di soldi e facciamo una misera figura di fronte al mondo musicale”.
Ad una media di 180 persone a sera e col cartellone “sospeso per caduta pino”, moltiplicato per 15 serate, ecco il calcolo del danno che la Casa del Jazz ha subito. E se andiamo a guardare nel dettaglio gli spettacoli saltati, si scopre che l’incuria si trasforma in una vergogna. Niente concerto per Mimmo Locasciulli, Corde Oblique, David Kilminster (chitarrista d Roger Waters) e  cancellate due date degli americani Bad Plus, stelle della scena jazz contemporanea, nonché due “lezioni” di Gerlando Gatto.
Dietro l’incredibile immobilismo del Comune, c’è chi sussurra che si celi una guerra per il posto che ricopre da tre anni Giampiero Rubei. Una specie di spoil system, accelerato dalla caduta alberi. “Ce ne sono almeno mille di persone che vorrebbero il mio posto – spiega Rubei – ma io non mollo. Chi vuole mettere le mani sulla Casa del Jazz non può farlo distruggendola con la scusa di un albero. L’ho presa in deficit ed ora è un gioiello con bilanci sani e una programmazione da far invidiare. Ecco, una perla di Roma, una vera attrazione per il turismo e un parco per la città sono chiusi per colpa di un albero schiantato”.