E’ vero che il presidente Obama ha dichiarato la fine della crisi economica, ma negli States e non certo a Roma, dove il prezzo degli immobili stenta a riprendere quota dopo aver toccato minimo storici. Col valore al metro quadro da crisi economica il Comune di Rma, a sorpresa, decide di vendere i suoi gioielli. Un patrimonio immobiliare che, secondo una stima delle commissioni Bilancio e Patrimonio, varrebbe qualcosa come 308 milioni di euro. Quanto basta per rimettere un po’ di liquidi nelle asfittiche case del Campidoglio, ma che se collocato in una stagione economica diversa potrebbe anche rendere il 10-15 per cento in più. E a dirlo sono gli esperti di immobili.
Ma anche la politica si è accorta che nel piano di dismissione del patrimonio comunale c’è qualcosa che non va. L’unica voce fuori dal coro e lontana dai proclami e dai complimenti dei fedelissimi del sindaco, è quella di Alessandro Onorato, capogrupo della Lista Marchini. Denuncia Onorato: “Vuole svendere i gioielli del Comune di Roma. Solo per fare qualche esempio: immobili di pregio in via del Colosseo, via Belsiana o largo Corrado Ricci, che finora sono stati affittati a pochi euro ai soliti noti amici degli amici, invece di essere messi a reddito, rischiano di essere svenduti”. E alla delibera che apre le porte ai saldi del Comune, vota no: “Abbiamo dato parere negativo all’alienazione perché, in un momento in cui il mercato immobiliare è ai minimi storici, vendere è una follia. Una buona amministrazione dovrebbe valorizzare e trasformare i propri beni in fonte di ricchezza pretendendo affitti a prezzo di mercato. Invece Marino vuole svendere case e negozi di pregio nella speranza di guadagnare un po’ di tempo prima del fallimento.”In Consiglio comunale – conclude il capogruppo – ci opporremo con tutte le nostre forze a questa delibera e, nei prossimi giorni, faremo un vero e proprio censimento, casa per casa e negozio per negozio, per verificare come gli immobili siano stati gestiti fino ad oggi e per avere una stima reale del prezzo di mercato”.
E ora i conti: la delibera precisa che “in via presuntiva il valore economico complessivo dell’operazione di dismissione immobiliare è valutato, in base alle superfici commerciali e agli attuali valori medi di mercato indicati dall’Agenzia del Territorio per le relative zone, in 308.838.820,82 euro”. Per quanto riguarda i beni interessati dal provvedimento, sono divisi in due gruppi, residenziali e non residenziali, e articolati in tre elenchi: a), b) e c). Nel primo gruppo spiccano numerosi appartamenti nelle zone centrali della Capitale, come via Giovanni Giolitti, via del Colosseo, via del Governo Vecchio, via Baccina, Corso Rinascimento. Non mancano comunque quelli anche al di là del Grande Raccordo Anulare, per esempio a via della stazione di Ciampino e a via dell’Arrone. Nel secondo gruppo, invece, relativo a quelli non residenziali, figurano ad esempio diversi beni a via Tor di Nona e locali commerciali a Borgo Pio. Incluse nell’elenco anche le proprietà in altri Comuni, come Guidonia, con i locali commerciali siti in via di Monte Gran Paradiso.

Approvata in Commissione la dismissione del patrimonio immobiliare comuale. Unica voce fuori dal coro Alessandro Onorato (Lista Marchini): “In un momento in cui il mercato immobiliare è ai minimi storici, vendere è una follia… Immobili di pregio in via del Colosseo, via Belsiana o largo Corrado Ricci, che finora sono stati affittati a pochi euro ai soliti noti amici degli amici, invece di essere messi a reddito con prezzi di mercato, rischiano di essere svenduti”. In cassa arriveranno 308 milioni di euro

