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La corruzione costa 1,3 mld. “Morbo anche tra privati”

Appalti pubblici ma non solo, quella della corruzione è una epidemia che aggredisce anche i privati. L’allarme della Corte dei Conti: sotto la lente di ingrandimento l’entità di quella che il procuratore regionale della magistratura contabile definisce come una vera e propria malattia etica di cui lo scandalo Mafia Capitale rappresenta solo la punta dell’iceberg

“Reputo la corruzione tra privati pericolosissima e non meno dannosa della corruzione in ambito pubblicistico ed amministrativo”. Così Angelo Raffaele De Dominicis procuratore regionale della Corte dei Conti durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile del Lazio. “Non è solo la corruzione pubblica – aggiunge – che sta uccidendo la società, ma anche quella privata, che è la principale causa di una vera e propria crisi etica assai più grave di quanto possa apparire dalla lettura delle statiche sugli illeciti di ordine criminale”.

Il procuratore non esita a definire la corruzione com un “morbo pernicioso” che, secondo i primi referti degli investigatori, avrebbe una estensione vasta e sistemica a Roma e nel Lazio, raggiungendo la somma presuntiva da capogiro, di circa 1,3 miliardi di euro. E lo scandalo di Mafia Capitale sarebbe solo la punta dell’iceberg. La Procura contabile si occupa di “gravissime illiceità” che non sembrano “inferiori alla gravità delle corruttele classificate alla voce Mafia Capitale”. Per comprendere la vastità e la pericolosità del fenomeno, basti riflettere che sull’inchiesta Atac pende un danno presunto di oltre 15 milioni di euro per illegittima gestione delle modalità di assunzione del personale; l’inchiesta Ama per irregolari procedure di assunzione di 550 operatori ecologici “pesa” 7 milioni e 948 mila euro.
Sotto accusa il “dedalo” burocratico e normativo che fornisce terreno fertile alla corruzione: “Non sentiamo di ascriverci nella lista di quelli che ‘scoprono’ solo ora che la capitale d’Italia è il cimitero delle opere incompiute e che dietro la farraginosità e la doppiezza dei procedimenti amministrativi si trova l’acqua di coltura per illiceità di ogni tipo –  ha continuato il procuratore De Dominicis – Reputo la corruzione tra privati pericolosissima”.

Secondo Ivan De Musso, presidente della sezione giurisdizionale per la Regione Lazio della Corte dei Conti, sarebbe opportuna “una grande riforma in materia di contabilità pubblica: basterebbe introdurre una piccolissima norma che preveda la giurisdizione della Corte dei Conti nei confronti di ogni soggetto (persona fisica o giuridica) che entri in rapporto con l’utilizzazione e la finalizzazione del pubblico denaro. Una tale disposizione avrebbe un forte impatto deterrente anche sul verificarsi di fatti corruttivi”.
Il riferimento va all’impossibilità per la Corte dei Conti di “giudicare sui danni erariali prodotti da ex amministratori di Alitalia spa (per euro 2.308.4000.000) di Ferrovie spa (per euro 3.480.000) di alcune fondazioni e di società partecipate esercenti servizi pubblici”. Un’impossibilità, spiega, derivante dal principio, riaffermato anche dalla Cassazione “dell’autonomia patrimoniale della società partecipata da soggetti pubblici”, nonché da quello secondo cui “il danno che l’azione degli amministratori eventualmente generi, non essendo direttamente ricollegabile al patrimonio dell’ente pubblico erogatore di tutto o parte del capitale sociale, esclude la giurisdizione del giudice contabile incardinando quella del giudice ordinario”. Pertanto “se vogliamo veramente frenare lo sperpero di denaro della collettività non possiamo ancora continuare ad appiattirci” serve una “grande riforma”.

“L’epidemia dei fenomeni corruttivi dovrebbe provocare un serio ad approfondito ripensamento sul sistema dei contributi e/o degli incentivi pubblici che sono alla radice, tra l’altro, della triangolazione tangentizia in campo internazionale; delle consulenze fittizie; delle azioni da parte delle società concessionarie per l’accertamento e la riscossione dei tributi locali: nuovi spietati gabellieri fuori controllo. Motivo per il quale – ha concluso il procuratore regionale della Corte dei Conti  De Dominicis – molti contribuenti hanno denunciato l’imbarbarimento di quello che viene definito ‘lo stato di polizia tributaria’ e la condizione di cittadini perseguitati”