E’ un pozzo senza fondo, un buco nero nel quale rimettere in ordine attività e conti sembra un’impresa titanica. Dai rapporti con Atac per la divisione degli introiti dei biglietti di un sistema unico nato già viziato dai rapporti con le Ferrovie, sino alla flotta che sembra ispirata più ai barconi dei clandestini che a mezzi di pubblico trasporto extraurbano. E su tutta la Cotral, la società controllata dalla Regione Lazio che collega 376 comuni del Lazio con 1601 mezzi che hanno una media di 14 anni e mezzo di “onorato servizio”, pende anche un’inchiesta della Guardia di Finanza che ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica. Di fronte alla mole dei faldoni, i magistrato hanno preso tempo per capire, ma l’aria che tira sembra il preludio ad un nuovo tsunami giudiziario.
A scuotere la società ora presieduta dall’ex assessore provinciale ai Trasporti, Amalia Colaceci e affidata all’ex chief financial officiar del gruppo immobiliare, Arrigo Giana è soprattutto l’incertezza sul futuro. Basta rileggere dai verbali le dichiarazioni dell’Ad Giana rese alla Commissione Trasporti per farsi un’idea di ciò che attende il nuovo management nominato a fine 2014.
L’audizione è dello scorso 26 marzo. Ai consiglieri regionali l’Ad traccia un profilo inquietante dell’azienda a pochi mesi dal suo insediamento: “Ci siamo trovati in un’azienda difficile, la cui struttura organizzativa mi è parsa mortificata e molto poco motivata. Un’azienda depredata da una serie di fornitori che alla fine portano ad avere un costo di produzione del 35 per cento più alto della media nazionale, a fronte di un servizio appena sufficiente rispetto a legittime aspettative cittadini Lazio”. Ed entra nel dettaglio: “Ogni servizio che acquistiamo costa più del dovuto. Alcuni incarichi e alcune forniture di servizi sono in proroga diretta da tempo, altre non sono mai passate per una procedura ad evidenza pubblica”.
Quindi entra nei dettagli senza però consegnare l’elenco sospetto: “Ci sono in corso contratti di consulenza da milioni di euro, ce n’è uno, rinegoziato, a partire dal 2009 per cui l’azienda ha pagato 2,5 milioni e per il quale abbiamo trovato pochissimo come output. Stiamo facendo approfondimenti e ogni irregolarità ci costringerà a fare cose che non sono tipiche di un’attività di un manager. Abbiamo diffidato alcuni fornitori, altri li abbiamo esclusi, per altri siamo in attesa di spiegazioni specifiche perché una volta riscontrato un palese inadempimento contrattuale, cioè prestazioni non rese per cui era stato richiesto pagamento, siamo in attesa spiegazioni puntuali. Se la spiegazione non ci soddisferà ci porterà a sottoporre all’autorità giudiziaria e alla Corte conti ogni situazione meritevole di attenzione”.
Poi c’è il nodo della gara per l’acquisto dei nuovi autobus. Cotral non ha in cassa i soldi necessari e già la vecchia dirigenza aveva gettato le basi per un appalto quadro milionario perché comprensivo di manutenzione, che permettesse di presentarsi alla Regione col cappello in mano e chiedere fondi per finanziare l’acquisto ormai indifferibile di nuovi autobus per sostituire quelli vecchi la cui manutenzione è ai limiti del miracolo. Ancora Giana nel verbale della Commissione, a proposito della gara che si è trovato in avanzata fase: “Il cda ha approvato una delibera su uno schema di bando per la definizione di un contratto quadro che dovrebbe prevedere contratti applicativi per l’acquisto di 415 autobus. La nostra flotta ha 14,5 anni e non è in grado di reggere ulteriormente. Vista la situazione finanziaria di Cotral il tema, che è anche il nostro progetto numero uno, è quello di un reperimento di finanziamenti esterni. Cotral non sarebbe in grado con le proprie forze di effettuare questo, tanto che la delibera approvata dal cda subordina ogni ulteriore passo formale al reperimento da parte della Regione o di altri soggetti di un canale di finanziamento che consenta di effettuare l’investimento senza compromettere l’equilibrio economico finanziario. Al socio chiediamo la copertura finanziaria per potere attuare questo progetto”.
Ma è sulla vicenda dell’indagine della Gdf che Giana squarcia un silenzio che dura da oltre quattro anni: “Pensavo di dovere affrontare tematiche industriali-operative, invece ho fatto i conti con questioni diverse e non proprie della gestione dell’azienda. Una tra tutte un’importante inchiesta giudiziaria che la Guardia di Finanza sta portando avanti dal 2011, dopo un esposto dell’azienda, un’indagine molto vasta sulla quale abbiamo chiesto ai legali di verificarne lo stato dell’arte”. Ai consiglieri l’Ad aggiunge: “E’ un’indagine vastissima con connivenze interne ed esterne di ogni ordine e tipo. Il nostro avvocato dopo avere interloquito con il pm ci dice che l’indagine è conclusa, che il rapporto della Gdf è stato consegnato e il magistrato si è riservato del tempo, vista l’enormità delle carte consegnate: sembra sia stata un’indagine minuziosissima, a volte effettuata con la diretta collaborazione diretta dell’azienda e ci aspettiamo che nel giro di un mese il magistrato faccia le sue considerazioni ed eventualmente metta in atto le azioni che riterrà più’ opportune”.
