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Dimissioni Muraro: sodale con Cerroni. La Procura prova a chiudere il cerchio

L’assessore M5S avrebbe favorito il patron di Malagrotta

Dimissioni Muraro: sodale con Cerroni. La Procura prova a chiudere il cerchio
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La nuova maxi inchiesta del pm Alberto Galanti mirerebbe a stabilire se le azioni istituzionali della Muraro hanno favorito le aziende di Cerroni. I legali del Supremo: “Nessun nuovo avviso di garanzia notificato”
Dimissioni Muraro: sodale con Cerroni. La Procura prova a chiudere il cerchio

Colpire Paola Muraro per allargare la maxi inchiesta sul sistema dei rifiuti nel Lazio, coinvolgendo personaggi già finiti nel mirino della magistratura e chiudere il cerchio e demolire una volta per tutte, l’”uomo nero”, l’ex patron di Malagrotta, Manlio Cerroni.
Il massimo del risultato la Procura di Roma lo otterrebbe se riuscisse a stabilire un collegamento tra le vicende della “monnezza” e Mafia Capitale.

LA STRATEGIA

Primo obiettivo rinvigorire un processo, che si sta ormai svolgendo da due anni e mezzo con il rito immediato, e che appare sempre più fermo al palo. Sugli imputati, primo tra tutti il novantenne Cerroni, pende un capo d’accusa importante come quella di associazione a delinquere sulla cui consistenza, nel corso del dibattimento, sono però emersi scarsissimi elementi.

MURARO E CERRONI FORSE SODALI

La nuova maxi inchiesta dello stesso pm Alberto Galanti, titolare di decine di fascicoli su Cerroni, e che ora coinvolge appunto anche l’assessore M5S Muraro, mirerebbe a verificare la natura del rapporto tra i due, e a stabilire se le sue azioni istituzionali hanno favorito le aziende di Manlio Cerroni. In particolare, l’esperta in materia ambientale, è indagata per traffico illecito e gestione non autorizzata dei rifiuti, imputazione che fa riferimento a cariche precedenti la sua nomina in giunta, come consulente di Ama con delega agli impianti di Tmb di Rocca Cencia e Salaria. A quando cioè, ai vertici della municipalizzata c’erano Franco Panzironi e Giovanni Fiscon, tutti e due travolti da Mafia Capitale.

IL TEOREMA: ROCCA CENCIA AL LAVORO PER IL SUPREMO

Secondo quanto emerso finora, il sospetto della Procura è che i dati del materiale che fuoriusciva dai due impianti di Rocca Cencia e Salaria, sia stato falsificato per agevolare le aziende del Supremo.
Di certo c’è però che, nonostante le notizie di stampa e le voci che sfuggono dai corridoi di piazzale Clodio, ai legali di Cerroni, lo studio Assumma e lo studio Diddi, non è stato notificato fino ad ora nessun nuovo avviso di garanzia. E l’avvocato Diddi, continua a ripetere: “Il mio cliente ha più volte ribadito di non aver mai avuto rapporti diretti con la Muraro”.