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Emanuela Orlandi, ultimo appello. “Mattarella dica la verità”

Sit-in al Quirinale organizzato dal fratello della ragazza scomparsa nel nulla quasi 32 anni fa, e in una lettera l’appello al Presidente della Repubblica

“Nessuno Stato e tantomeno la Chiesa possono giustificare la criminalità”. “Ma la giustizia esiste?”. Il comitato Orlandi bussa alla porta del neo inquilino del Quirinale, Sergio Mattarella, per chiedere ancora una volta, con forza, che la verità sulla scomparsa di Emanuela esca fuori e venga fatta giustizia, una volta per tutte. Pietro Orlandi, il fratello della “ragazza con la fascetta” non si arrende e, dopo quasi 32 anni, continua ad interrogare il Vaticano, il Parlamento, la magistratura e questa mattina, con una lettera aperta consegnata agli uffici del Quirinale e un sit-in in via Mazzarino (angolo via XXIV Maggio) ha chiesto aiuto direttamente al Presidente della Repubblica.

“Mi piacerebbe tantissimo incontrarlo – sottolinea Pietro Orlandi – Lui è il presidente della Repubblica e del Consiglio superiore della magistratura, questo paese ha bisogno di legalità e giustizia. ‘Perché un paese senza giustizia e’ un Paese senza civiltà’”, afferma citando uno degli striscioni appesi ad una cancellata. Anche al Capo dello Stato chiede “che vengano rispettati i Patti Lateranensi, nella parte in cui prescrivono reciproca collaborazione a fini di Giustizia” che, fino ad ora invece, “non c’è mai stata. Il Vaticano ha rifiutato di collaborare respingendo le rogatorie, per non far ascoltare i prelati, non riferendo alla magistratura i contenuti delle telefonate fatte dai presunti sequestratori. È evidente che ci sia la volontà di tenere occulta una verità, al di là delle responsabilità, altrimenti non riesco a trovare una spiegazione a insabbiamenti e depistaggi. Anche se, contemporaneamente, c’è anche volontà di tenerla comunque in piedi. Perché il caso non è mai stato chiuso definitivamente”. Per Pietro Orlandi, “l’archiviazione sarebbe una sconfitta per la giustizia. Chiudere definitivamente il caso significherebbe dover accettare le pressioni di chi vuole che la verità venga insabbiata”.