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“Genny ‘a carogna: no al Daspo”. Il penalista choc: “Nessun reato”

“Genny ‘a carogna: no al Daspo”. Il penalista choc: “Nessun reato”
coppa italia napoli 7
IN PUNTA DI DIRITTO. Avvocato e romanziere, Gianluca Arrighi sceglie affaritalilani.it per spiegare perché a De Tommaso non può essere applicato il divieto per 5 anni: “Con la sua maglietta ha manifestato pubblicamente la propria idea sull’eventuale innocenza di una persona già condannata, nel pieno rispetto della Costituzione che garantisce la libertà di manifestazione del pensiero…”
“Genny ‘a carogna: no al Daspo”. Il penalista choc: “Nessun reato”
“Genny ‘a carogna: no al Daspo”. Il penalista choc: “Nessun reato”
“Genny ‘a carogna: no al Daspo”. Il penalista choc: “Nessun reato”
“Genny ‘a carogna: no al Daspo”. Il penalista choc: “Nessun reato”

di Gianluca Arrighi *

La condotta di Gennaro De Tommaso, al secolo Genny ‘a Carogna, non integra nessuna ipotesi di reato, con la sua maglietta ha manifestato pubblicamente la propria idea sull’eventuale innocenza di una persona già condannata, nel pieno rispetto della Costituzione che garantisce la libertà di manifestazione del pensiero. E quindi il Daspo… Sarò pure una voce fuori dal coro ma vi spiego perché…
Andiamo per ordine. ‘A Carogna non potrà accedere a eventi sportivi fino al 2019. Al capo-ultrà azzurro, infatti, è stato notificato un Daspo di 5 anni. Per i non addetti ai lavori spieghiamo subito che il Daspo (acronimo di Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) è una misura di prevenzione atipica introdotta nel 1989 per contrastare il dilagante fenomeno della violenza negli stadi e viene applicato ai soggetti che possono arrecare un pericolo all’ordine e alla sicurezza pubblica. Il capo tifoso partenopeo è stato ritenuto responsabile della violazione delle regole su “striscioni o cartelli incitanti la violenza o recanti ingiurie o minacce” e lo “scavalcamento e invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive”. In altri termini, quindi, per aver indossato l’ormai famosa maglietta con la scritta “Speziale libero” e per avere invaso il campo alla fine della partita.
Ciò che è accaduto allo stadio Olimpico di Roma prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina rasenta l’irreale. La gara, dopo i disordini avvenuti nel pomeriggio per le strade della Capitale, è iniziata con 45 minuti di ritardo. Sotto la Curva Nord dello stadio Olimpico sono andati prima il centrocampista azzurro Marek Hamsik e poi i dirigenti di Polizia, per cercare di convincere i tifosi a non provocare ulteriori incidenti. Dopo quasi un’ora di discussioni, il capo degli ultras, a cavalcioni sulle barriere di protezione, ha dato il suo assenso annuendo in modo plateale. A quel punto la partita si è potuta giocare. Il giorno seguente Gennaro De Tommaso, che è stato evidentemente il bersaglio grosso ormai assurto, nell’immaginario collettivo, a simbolo della tifoseria violenta, ha ricevuto la notifica del Daspo.
Le immagini di Genny ‘a Carogna che governava i tifosi inferociti, che scendeva a discutere sul terreno di gioco con gli addetti alla sicurezza e che poi infine dava l’ok allo svolgimento della partita, sono state trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. I fatti hanno ovviamente creato non poco imbarazzo al Ministero dell’Interno, il dicastero preposto alla pubblica sicurezza, e si è quindi deciso di usare la mano pesante. Questo dato, tuttavia, deve essere approfondito e bisogna capire quali siano le autentiche ragioni di una misura così dura, 5 anni sono infatti il massimo previsto per il Daspo. Un provvedimento così severo non può certo essere giustificato per aver scavalcato la rete di recinzione, ci sono state centinaia di partite concluse con l’invasione di campo senza che siano mai state adottate misure così drastiche. Il nodo della questione è quindi rappresentato dalla maglietta con la scritta “Speziale libero”, mediante la quale De Tommaso ha manifestato la propria solidarietà al tifoso condannato per l’uccisione dell’ispettore Raciti. Ora, a prescindere dalla discutibilità del gesto e dal comprensibile sdegno della famiglia Raciti, quella specifica condotta del capo tifoso napoletano non integra nessuna ipotesi di reato. De Tommaso ha spiegato chiaramente di essere amico di Antonino Speziale, di ritenere che lui sia innocente e di conseguenza ingiusta quella condanna per omicidio. De Tommaso ha esercitato una libertà fondamentale che gli viene riconosciuta dall’articolo 21 della nostra Costituzione, ossia la libertà di manifestazione del pensiero ed è irrilevante se egli abbia o meno avuto in passato guai con la giustizia. In caso contrario, si arriverebbe al paradosso per cui in Italia sarebbe vietato manifestare pubblicamente la propria idea sull’eventuale innocenza di una persona già condannata.
Se non ricordo male, infine, fu proprio l’attuale ministro dell’Interno Angelino Alfano, con decine di altri parlamentari del PDL, a stracciarsi le vesti “gridando” al mondo intero l’innocenza di Silvio Berlusconi dopo la condanna del Cavaliere a quattro anni di reclusione.


* Gianluca Arrighi, avvocato penalista e romanziere