di Dario Rossin *
Si è fatto un gran parlare della presunta gomitata che avrei rifilato al sindaco Marino durante l’inusuale seduta dell’Assemblea capitolina convocata domenica scorsa. Addirittura il primo cittadino mi aveva accusato della volontarietà di un gesto di cui non mi ero nemmeno avveduto, e che mi era stato riferito qualche minuto dopo l’accaduto.
Un piccolo passo indietro per comprendere il contesto in cui ci si muoveva. In Campidoglio stiamo votando il bilancio consuntivo del 2013, praticamente un’operazione portata in Aula dalla sinistra in colpevole ritardo sul calendario delle priorità di Roma, e con un documento che taglia tutti i servizi e non ha coperture finanziarie, bocciato anche dai revisori dei conti. Durante la seduta avevo fatto notare per ben quattro volte al presidente dell’Assemblea che si erano verificate altrettante violazioni del regolamento. In ultimo mi sono recato presso i suoi scranni proprio a tutela del regolamento e quindi dei cittadini romani che con quelle violazioni venivano di fatto raggirati. Questo era il clima in cui si svolgeva la seduta.
Dopo aver saputo di aver urtato involontariamente il sindaco, che nel frattempo si era fatto medicare, sono andato da lui e chiedergli scusa se l’avessi inavvertitamente toccato col gomito nella concitazione della mia protesta verso il presidente dell’Aula. Il sindaco lì per lì ha schivato il mio sguardo, forse perché la vergogna per quello che avremmo scoperto in seguito, cioè la pantomima orchestrata dallo stesso primo cittadino, già si stava facendo largo.
Tutti, infatti, hanno avuto modo di vedere le immagini video in rete da cui risulta incontrovertibile la vera e propria simulazione del sindaco. Avevo detto subito di non essermi nemmeno accorto di averlo toccato, e infatti si capisce dalle immagini che l’avevo semplicemente sfiorato. Evidentemente colto in fallo, e in imbarazzo per la sceneggiata di cui si è reso protagonista, il sindaco Marino non ha chiesto nemmeno scusa per quella simulazione da campetto di terza categoria. Un atteggiamento deprecabile: non solo da giallo per simulazione ma addirittura da rosso perché da “capitano della squadra” (il Campidoglio) aveva il dovere di dire la verità e non dare seguito a una pagliacciata. Aveva il dovere, morale e politico, di smorzare i toni, e non di soffiare sul fuoco.
In definitiva, la verità alla fine è venuta a galla, e la pantomima patetica del sindaco si è trasformata in boomerang del ridicolo, finendo egli stesso per esserne travolto, come testimoniano i commenti che girano in rete sul simulatore del Campidoglio.
* Dario Rossin, consigliere Fdi

